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L'e-Commerce in Italia a tutta birra.... No, la birra non c'è, ma si brinda con un +160% per il Mobile ed un +17% globale, per oltre 11 miliardi di euro di fatturato!

I dati presentati dall’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm–School of Management del Politecnico di Milano all'edizione 2013 del eCommerce Netcomm Forum

Abbigliamento +27% sul 2012), Informatica +24%, Grocery +18%, Turismo +13%, Assicurazioni +12%, con un +23% per l’export del Made in Italy guidato verso gli oltre 2 miliardi di euro di fatturato da abbigliamento (31%) e turismo (55%). Sono questi i numeri che parlano da sé di un'Italia che non è solo fallimenti, aziende da salvare, aiuti di Stato, ma dei settori sui quali di si dovrebbe puntare per una crescita decisa e duratura. Illustrati ad una platea di oltre 3.000 partecipanti - tra sala e streaming web - da Roberto Liscia, brillante anima del consorzio NetCom nonostante la settantina di anni di età e da Riccardo Mangiaracina, Responsabile Osservatorio B2c della School of Management Politecnico di Milano, i dati appaiono molto positivi, sebbene ancora lontani dai livelli raggiunti dalla maggior parte dei Paesi europei, UK, Germania e Francia in testa.

"I freni sono ancora numerosi" - ha detto l'ing. Liscia nella sua introduzione - "distribuiti tra servizi, a cominciare dalla logistica, dalla scarsità di competenze specialistiche e dalla comunicazione. Sono tre aree nelle quali tutti gli operatori dovrebbero far quadrato ed investire per far crescere la consapevolezza dei vantaggi conseguibili usando di più l'e-Commerce non solo a livello di singoli acquirenti, ma per tutto il Sistema Italia."

Tra l'aprile 2012 e l'aprile 2013, gli acquirenti OnLine attivi in Italia sono aumentati di oltre il 50%, raggiungendo quota 13,6 milioni (fonte Human Highway-Netcomm), con un picco di 14 milioni di e-Shopper nel periodo natalizio. C'è poi da considerare l'effetto "mi informo su Internet, compro in modo tradizionale o attraverso altri canali" che da noi rappresenta ancora un fenomeno consistente, mentre negli altri principali Paesi d'Europa è ormai prassi concludere via Web la transazione, con numerosi vantaggi tanto per gli acquirenti quanto per i venditori.

I problemi principali derivano dalla sensazione di perdere il controllo del processo di acquisto/assistenza e dai timori di effettuare i pagamenti via Web. Timori che sono estremamente diffusi anche tra gli internauti abituali, segno che molto c'è ancora da fare su questi fronti. Per contro, risulta chiaro che chi comincia ad effettuare i propri acquisti via Web incrementa il numero ed il valore dei propri ordini, proprio grazie alla soddisfazione che via via si accumula nel tempo. Sembra quindi che l'area sulla quale intervenire sia proprio la comunicazione e iniettare maggior fiducia nei consumatori. Di conseguenza, nel corso del 2013, Netcomm ha lavorato molto su temi quali la trasparenza, i codici di condotta, la formazione di tutti gli attori della filiera, lanciando un’evoluzione del Sigillo Netcomm, promuovendo il progetto “MyBank”, partecipando alla cabina dell’Agenda Digitale Italiana.

Le stime che mensilmente rileviamo come Netcomm insieme a Human Highway parlano di circa 14 milioni di individui che hanno acquistato online nei mesi scorsi. - continua Roberto Liscia - La popolazione degli utenti è cresciuta del 50% nel giro di 12 mesi: persone che hanno finalmente rotto gli indugi, anche per effetto della crisi, e dall'uso del Web come fonte di informazioni sono passati a considerarlo come negozio OnLine. Le previsioni per i prossimi 5 anni stimano una crescita a doppia cifra per l’area euro. E anche le previsioni sul 2013 del Politecnico di Milano confermano una crescita del 17%, per un fatturato stimato intorno ai 11,2 miliardi di euro. L'e-Commerce è anche una vetrina efficace per presentare il nostro Made in Italy in tutto il mondo. Va utilizzato come trampolino per moltiplicare l'Export delle nostre aziende simbolo e non solo"

Le prime stime per il 2013, indicano una crescita per il commercio elettronico italiano attorno al 17%, valore di poco inferiore a quello dello scorso anno, per un fatturato previsto di circa 11,2 Miliardi di euro – ha dichiarato Riccardo Mangiaracina, Responsabile della Ricerca dell'Osservatorio B2c Netcomm-Politecnico di Milano "La crescita è trainata dalle vendite di prodotti, che, grazie all'andamento molto positivo soprattutto di Abbigliamento e Informatica ed elettronica di consumo peseranno nel 2013 quasi il 40% del totale vendite. Nel 2013 aumenterà ulteriormente la qualità e quantità dell'offerta online, grazie sia ai nuovi ingressi (soprattutto nei comparti dell'Abbigliamento e dell'Arredamento) che all’estensione della gamma da parte di alcuni player dell’eCommerce".

I comportamenti dei consumatori nell'eCommerce: raffronto Italia/Europa

Da un’indagine svolta su un panel di 61mila utenti sulle abitudini degli utenti internet nell’acquisto OnLine, è emerso che solo il 34% degli italiani che navigano online decidono di acquistare, contro il 90% di UK, l’87% in Germania, il 79% in Francia e uno su due in Spagna.

Questo indica una forte potenzialità di crescita in Italia, ancora tutta da esprimere rispetto agli altri Paesi oggetto dell’indagine. Tra gli altri dati, è infatti emerso anche che l’8% di chi non ha ancora fatto acquisti OnLine pensa di iniziare a farli entro i prossimi 12 mesi, mentre un ulteriore 50% di utenti dichiarano di esser pronti a comprare OnLine, pur non avendo idea di quando lo faranno.

In Italia, ma anche nel resto 'Europa, chi ha cominciato a comprare via Web lo ha iniziato a fare sempre più spesso e allargando la gamma dei prodotti/servizi acquistati.

In tutti gli altri Paesi coinvolti dall’indagine la modalità di pagamento preferita è Paypal: lo dichiara il 68% degli inglesi, il 55% dei francesi, fino ad arrivare al 43% degli italiani.

In Germania il 48% degli utenti dichiara di preferire il bonifico bancario.

In caso di esperienza negativa che cosa si aspettano gli acquirenti online? Gli italiani mettono al primo posto il ritiro e la sostituzione dell’articolo difettoso senza costi aggiuntivi; i tedeschi invece puntano sull’efficienza delle procedure per il recesso mentre gli spagnoli manifestano una tipica esigenza di caring, che si traduce nella richiesta, fatta da più della metà degli intervistati, di un customer care sempre disponibile.

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