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Rapporto Assinform 2013: dopo un 2012 drammatico, per il Global Digital Market ci si aspetta un anno ancor peggiore, oggi al – 7,5%, ma si spera a fine anno chiuda “solo” a -4,2%

A “pagare” la crisi nel 2012 le componenti dell'IT tradizionale con un secco -3,6% in parte compensato dal +7,5% del comparto più innovativo della digitalizzazione. Valori che si aggravano nel 2013, con un -6,3% per le componenti tradizionali che ora valgono globalmente 52,5 miliardi di Euro, come più di dieci anni fa, con anche la componente più innovativa che rallenta fermandosi ad uno scarno +5,3%

A sentire il Presidente di Assinform, Paolo Angelucci, in procinto di lasciare la carica per fine mandato, scorrono i brividi sulla schiena: quello che dovrebbe essere uno dei motori per la ripresa della nostra economia, della efficienza dello Stato e delle Imprese, sembra ormai irreversibilmente stallato, creando un gap sempre più incolmabile con gli altri Paesi europei – e del resto del mondo – allontanando le prospettive di un miglioramento della produttività del “sistema Paese”, premessa indispensabile per cominciare a parlare di ripresa. E sembra venir meno anche la spinta data dalla Agenda Digitale sulla quale molti avevano riposto malcelate speranze, ma che invece sembra annaspare tra regolamenti, normative, buone intenzioni e scarsità di mezzi, o incapacità di utilizzare quelli disponibili.

Insomma, un comparto che per anni ha vissuto tassi di crescita a due cifre, con una continua espansione in termini di imprese, numero di occupati, nuove tecnologie e iniziative, che invece di esser considerato “investimento per il futuro e la competitività”, viene sempre più spesso annoverato tra i costi delle aziende e della Pubblica Amministrazione, quindi da tagliare!

Eppure, non è così: i dati pubblicati proprio a inizio giugno 2013 dalla Organisation for Economic Co-operation and Development (OECD), illustrati nella figura, dimostrano che si ha una correlazione diretta tra investimenti in IT e indici di produttività del Paese, ponendo il nostro paese ultimo nella classifica delle nazioni osservate, ben dietro Austria e Corea!

Assinform 2013: i dati del Rapporto

Così, le grida di dolore di Paolo Angelucci non suonano nefaste solo per il comparto del Global Digital Market, nel quale da qualche anno oltre alla tradizionale Information Technology ed alle Telecomunicazioni sono state annoverate anche le nuove discipline inerenti i contenuti e la pubblicità digitale, la mobilità – leggi SmartPhone, Tablet e APPs – e tutto ciò che ruota attorno al Digital Marketing, ma per l'Italia intera, per la quale le prospettive di ripresa vengono dipinte a tinte sempre più fosche.

Se a livello mondiale - ha dichiarato Angelucci - la spinta verso del Global Digital Market, che ha segnato + 5,2% nel 2012/11 e raggiunto un valore di 4.219 miliardi di dollari, sta trainando l'economia cresciuta del 3,5% nello stesso periodo, anche in Italia l'economia digitale è risultata vivace con trend allineati o superiori a quelli globali. Tuttavia, nelle condizioni attuali di arretratezza della PA, di oggettiva difficoltà delle imprese  e di mancanza di una strategia sistemica per lo sviluppo dell'innovazione, si tratta di un fattore isolato, non in grado di diventare, come altrove,  volano della ripresa, né di incidere sul ritardo che il nostro Paese sta accumulando con le principali economie¨.

Fatto testimoniato dai dati: nel 2012, gli investimenti in tecnologie digitali sono diminuiti per le grandi aziende dell'1,7%, per le medie del 2,1% e per le piccole del 3%. Nel contempo, la percentuale di fatturato dell'e-Commerce si è fermata al 6%, contro una media europea del 15%. Arretratezza che si manifesta anche nel numero di abitazioni con accesso a banda larga (il 55% contro il 73% della media Ue27), in chi acquista OnLine (il 15% contro il 35% dell'Europa), per l'uso dell'e-banking 21% contro il 40% e per le interazioni OnLine con la Pa (19% contro il 44%).

Un 2013 ancor peggiore!

Guardando all'anno in corso e alle sue prospettive, i dati risultano ancor più preoccupanti: a fronte di una situazione economica internazionale che tende al miglioramento (per il Fondo Monetario Internazionale, nel 2013 si potrà avere una crescita globale del 3.5%), per l’Italia si prevede un anno ancora di sostanziale recessione, con un consistente calo dei consumi e del reddito disponibile.

Quadro nel quale appare evidente, e leggittima, l'estrema cautela nei processi di investimento di tutte le imprese, in particolare di quelle pubbliche.

Di conseguenza, il prof. Giancarlo Capitani, CEO di NetConsulting, anche in questa edizione estensore dell'indagine di Assinform, dopo aver abbandonato le ipotesi più ottimistiche, tratteggiando uno scenario che verosimilmente riflette gli andamenti del recente passato, ritiene che la domanda tenderà a polarizzarsi sulle componenti più innovative: SmartPhone, Tablet, Mobile Marketing, soluzioni per la gestione del Web, servizi di Cloud Computing. Tutti elementi che traducono l'esigenza di supportare nelle imprese la flessibilità, l'agilità del business, la mobilità, la presenza sul web, l'innovazione di prodotto e processo.

All'interno del mercato, la polarizzazione tra le diverse componenti (ovvero quelle più innovative e quelle tradizionali) sarà molto evidente (fig. 2), accentuando il divario delle crescite (-6.3% rispetto al +5.3%), penalizzando in modo significativo il mercato ICT tradizionalmente inteso.

Assinform 2013: Raffronto tra comparti nelle proiezioni di mercato

In particolare, si avranno andamenti molto differenti tra i vari comparti monitorati (fig.3).

Rapporto Assinform 2013: proiezioni negli andamenti tra i diversi comparti

Per le componenti hardware si prevede un'ulteriore significativa diminuzione, vicina al 9%, imperniata in particolare sulla contrazione del segmento PC, destinata ad appesantire anche quello dell'assistenza tecnica.

Sempre nel mercato ICT tradizionalmente inteso, il software non riuscirà ad essere traino e perno, specialmente per il rallentamento degli investimenti. Il segmento dei servizi ICT, infine, soffrirà per la negoziazione sul livello delle tariffe, la messa in priorità dei progetti.

Nel settore delle Telecomunicazioni, le contrazioni più forti (-6.4%; -6.5%) si avranno, pressoché in egual misura, nei servizi di rete fissa e mobile, con una parte del calo da imputarsi agli investimenti regolatori che avranno un impatto sui costi di terminazione mobile. Un'altra parte sarà infine dovuta all'inasprimento della competizione con effetti sui prezzi dei servizi.

Anche l'area degli apparati mostra andamenti molto differenti legati alla capacità di investimento di aziende e famiglie e, in misura più contenuta, alle politiche dei gestori in tema di infrastrutture, sia fisse sia mobili, per abilitare l’accesso a banda Ultra larga e in tecnologie LTE.

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