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Smartphone e Tablet ci riempiono tasche e borse. Ma ora, come li gestiamo?

Ce l'ho in tasca, o nella cartella: me l'hanno dato per lavoro, ma la mia posta personale come la guardo? Devo averne 2 o è meglio usare sempre il mio? Sono questi alcuni dei dilemmi che le aziende dovranno risolvere nel 2013 per gestire il BYOD e la grande diffusione di apparati mobili di ogni genere.

Nonostante il lieve rallentamento delle vendite di iPhone 5 annunciato da Apple, la marcia di Smartphone e Tablet verso le nostre tasche o borse continua inarrestabile, favorita anche dal moltiplicarsi di modelli, marchi e dalla contemporanea riduzione dei prezzi. Insomma, chi non l'ha ancora, presto l'avrà e vorrà usarlo per lavorare così come per il proprio tempo libero. Anche perché la gran parte dei servizi sono ormai accedibili da ovunque in rete e l'abitudine a fruirne non ha più limiti di orario o geografia, mentre persino da noi – con buona pace dei sindacati italiani – stanno cadendo le barriere tra vita privata e lavorativa. Così, che fare?

Il 2013 segnerà certo un grande impulso a creare e ad adottare soluzioni di gestione di tali sistemi sia sul fronte della sicurezza, sia su quelli delle prestazioni, delle configurazioni, di definizione delle policy e rinegoziazione degli affidamenti tra imprese e lavoratori. Ad esempio, se l'apparato è mio, ma lo uso per lavoro, chi lo paga? Chi ne sceglie/paga, ad esempio, le linee di comunicazione? E in caso di danno/furto come ci si regola? Se invece non è mio, lo posso usare per attività personali?...

Vediamo quindi come affrontare alcuni dei punti più caldi di questo discorso:

1. IL BYOD impone la revisione di alcune politiche per la gestione del personale

La pratica di BYOD (Bring Your Own Device) ha certo delle implicazioni tecnologiche, che vengono evidenziate in alcuni punti successivi a questo, ma deve prima di tutto risolvere alcuni aspetti relativi alle relazioni personale/imprese. Ad esempio, ci sono degli orari al di fuori dei quali la posta elettronica, gli sms o le telefonate di lavoro non vanno più ricevute/inviate? Non solo: queste apparecchiature, abbinate al miglioramento delle linee di comunicazione e al software di gestione della collaborazione tra dipendente stanno favorendo considerevolmente il lavoro da casa o da qualsiasi altro luogo scelto dal lavoratore, salvo quando occorre utilizzare attrezzature presenti sono nelle sedi aziendali. Così, oltre agli orari di lavoro, salta il concetto di luogo di lavoro, per cui si può esser sempre considerati “al lavoro”, ma anche “fuori orario”. Tablet e SmartPhone invadono tasche e scrivanie

Al proposito, a fine 2012 è stato pubblicato uno studio su 1.000 dipendenti di aziende con sedi in USA, UK, Irlanda, Francia e Germania dal quale è emerso che i confini tra lavoro e vita privata sono di fatto caduti, così come lo sono quelli tra l'uso personale e quello aziendale delle apparecchiature. Quindi, occorrerà prima di tutto stabilire delle regole che siano accettate da tutti, ma che risultino anche praticabili ed organizzativamente gestibili.

E fino a qui è facile. I problemi sorgono negli usi promiscui di tali apparecchiature, tra attività private e attività aziendali.

Con fatica, anche sul piano fiscale, si è arrivati a stabilire delle regole per l'uso – ad esempio – delle automobili aziendali/personali, ma proprio di recente l'acquisto di Tablet è divenuto un capo di imputazione per alcuni Consiglieri Regionali della Lombardia, accusati dalla magistratura di utilizzo improprio di fondi pubblici. Così, bisogna stabilire se questi sono “benefit aziendali”, o esclusivamente “strumenti di lavoro” o una cosa intermedia, definendo di volta in volta regolamenti e sistemi di controllo.

Certo, in base ai ruoli delle persone si potranno definire delle regole di assegnazione degli apparati o di regolazione dei rapporti, con indicazioni sulle autorizzazioni di accesso, gli aspetti economici e via dicendo, ma si dovranno anche creare delle tutele generali per le aziende. Ad esempio, cosa succede se un Tablet contenente dei dati aziendali viene rubato o perso? Conteneva dei dati sensibili, o riservati? Ne è stato fatto il costante salvataggio in archivi sicuri dell'azienda? Di chi è la responsabilità e quali conseguenze per chi non ottempera ai propri obblighi? Il danno economico a chi va imputato? E, per finire, come diffondere queste regole all'interno delle organizzazioni?

Questi sono solo alcuni dei punti sui quali le Direzioni Personale e Organizzazione dovranno riflettere, creando i requisiti da affidare in seguito a chi si occuperà di allestire i sistemi di controllo e gestione.

Credo che questo sarà uno dei progetti prioritari di molte Direzioni Aziendali.

2. Le piattaforme MDM/MEM avranno un forte impulso alla diffusione, nonostante gli attuali limiti di integrazione con i tradizionali ambienti di System/Service Management e la turbolenza del mercato

Definiti i requisiti, bisognerà metterli in pratica. Cosa che viene facilitata dall'impiego delle nuove piattaforme di Mobile Device Management o meglio ancora di Mobile Enterprise Management sulle quali sta nascendo un intero nuovo segmento di mercato, alimentato da start-up ad esse dedicate, così come dall'evoluzione degli attuali ambinti di gestione nati all'interno delle aziende produttrici di apparati o di software di System Enterprise Management.

Gli aspetti da considerare qui sono numerosi: a partire dalle Policy, si tratta di garantire la sicurezza dei dati e degli accessi, le prestazioni dei servizi, le configurazioni, le installazioni e gli aggiornamenti delle APPs tenendo presente che si dovrà operare su un gran numero di sistemi operativi e con interfacce che possono risultare molto diverse passando da un ambiente all'altro.

Stando ai dati pubblicati da Phil Redman, VP di Gartner, nel suo Blog, a dicembre 2012 solo il 20% dele medie e grandi imprese statunitensi avevano già adottato delle piattaforme di MDM, indicando che nel 2013 il mercato da sviluppare è davvero ampio, ma bisognoso di soluzioni. Espresso in numeri, per IDC si passerà da un mercato che per i soli strumenti, escludendovi quindi i servizi, valeva nel 2012 circa 500 milioni di dollari, ad uno che nel 2016 si avvicinerà ai 2 miliardi di dollari (1,8 per la precisione).

Tuttavia, analogamente a quanto accaduto per le piattaforme di gestione dei sistemi che sono nate inizialmente come “System Management”, per poi passare ad “Application Management” e più di recente a “Service Management”, ritengo che nel corso del 2013 si passerà dalla focalizzazione sugli apparati (MDM), ovvero Device, a quella sulle Applicazioni (MAM), sulle Enterprise (MEM), ma ancor meglio a quella sugli utenti (MUM).

3. L'HTML5 si affermerà come standard per la generazione di interfacce

Così come dicevo poc'anzi, generare le interfacce diverrà sempre più complesso, soprattutto a causa del proliferare di Device, sistemi operativi, dimensioni degli schermi. Così, l'unica strada diventa utilizzare un linguaggio standard, magari gestito attraverso suite in grado di “simulare” l'esecuzione delle applicazioni su un gran numero di Device, esattamente come oggi avviene con alcuni Editor HTML capaci di simulare come verranno interpretate le pagine su vari Browser. Cosa che costituisce un'eccellente opportunità per chi sta investendo sul nuovo HTML5 sia sul piano delle competenze professionali, sia nella produzione di nuove Suite di sviluppo.

I primi produttori di strumenti di tal genere, tipo ionGrid si stanno affacciando sul mercato, ma credo che nel corso dell'anno altri ne arriveranno – da nuovi produttori o anche da quelli già presenti nel mondo dei Tool di sviluppo – per cui il settore sarà da tenere sotto osservazione.

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