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Previsioni 2013: per IDC, 7 milioni di nuovi posti di lavoro da Cloud, Virtualizzazione e Data Management

Resta da capire se si tratta davvero di "nuovi posti di lavoro" o di sostituzione - magari con annesse riduzioni complessive come avviene nella grande distribuzione in corrispondenza dell'apertura di ogni nuovo Centro Commerciale - ma i dati del Report sponsorizzato da Microsoft parlano chiaro...

Il Cloud Computing, con annesse le tecnologie ed i servizi ad esso correlato, ed il Data Management nell'arco dei prossimi tre anni genereranno 7 milioni di nuovi posti di lavoro: è questa la sintesi del Report appena pubblicato da IDC, sponsorizzato da Microsoft e condotto su scala mondiale. Sempre stando allo stesso documento, ci sono attualmente ben 1,7 milioni di posti "aperti" e da coprire in varie aree del Cloud Computing, costituendo una grande opportunità per chi ha maturato competenze ed esperienze nell'area.Cushing Anderson

Nonostante la modesta crescita complessiva dell'intero comparto IT che si è avuta negli Stati Uniti (figuriamoci in Italia, dove il segno è addirittura negativo... - nota della redazione), nel 2012 si è avuta una considerevole crescita di posti di lavori nell'area Cloud Computing. Crescita che sarà ancora più consistente nel 2013. - ha affermato Cushing Anderson, Program VicePresident di IDC, che ha continuato dicendo - “All'incremento di rischieste, non corrisponde un equivalente incremento di competenze a livello mondiale, segno che una volta di più il mercato del lavoro fatica a stare dietro ai cambiamenti tecnologici, lasciando aperte le numerose opportunità che via via vengono create dall'innovazione tecnologica."

Gli autori dello studio ritengono che il Cloud Computing genererà una forte richiesta di persone che abbinano alle competenze tecniche quelle di Business: miscela difficile da trovare, ma determinante per il successo di questo genere di progetti. Il motivo di ciò è presto spiegato: per realizzare le nuove soluzioni servono la capacità di disegnare nuove architetture, progettare nuovi servizi e gestire il passaggio dai vecchi ai nuovi ambienti operativi, assicurando alle aziende l'indispensabile continuità operativa. Di fatto, non basterà più esser dei buoni analisti, programmatori o gestori, ma occorrerà disporre sempre di una visione completa sull'insieme dei sistemi/servizi.

"Unlike IT skill shortages in the past, solving this skills gap is extremely challenging, given that cloud brings a new set of skills, which haven't been needed in the past," said Anderson. "There is no one-size-fits-all set of criteria for jobs in cloud computing. Therefore, training and certification is essential for preparing prospective jobs candidates to work in cloud-related jobs."

A differenza delle carenze di Skill del passato dove si poteva intervenire con corsi specialistici, oggi il gap da colmare sta nella costruzione di competenze interdisciplinari per soddisare le funzioni richieste, cosa molto più complessa e delicata di quanto si possa credere, non essendoci riferimenti analoghi nelle tradizionali figure IT.

Per Anderson, “Non c'è una soluzione unica per risolvere tutti i nuovi problemi e coprire i compiti scatutiti dal passaggio al Cloud Computing. Di conseguenza, è indispensabile pianificare degli interventi formativi mirati, puntando a creare dei percorsi piuttosto che non procedere in modo occasionale o in funzione delle necessità individuate al momento".

Lo studio ha rilevato che a livello mondiale, quasi due terzi delle aziende stanno considerando di implementare, o lo hanno già fatto, soluzioni o tecnologie basate sul Cloud Computing. Attualmente, gli Stati Uniti rappresentano da soli il 62% del totale degli investimenti mondiali in Cloud Computing, mentre il freno maggiore allo sviluppo viene proprio individuato nella carenza di figure professionali in grado di assicurare il successo dei progetti di tal genere. In particolare, proprio per colmare la carenza di professionalità, Microsoft sta facendo pressioni sul Governo USA per allargare il numero di permessi di lavoro da rilasciare a tecnici stranieri con competenze specifiche nell'area del Cloud Computing, offrendo anche fino a 15.000 dollari come contributo alle spese per la gestione di ogni singola pratica di assunzione di nuovi lavoratori stranieri.

La domanda, tuttavia, è un'altra ed è in linea con le considerazioni che molti di noi sono portati a fare: questi nuovi posti di lavoro sono davvero "nuovi" o equivalgono alla sostituzione di lavori destinati a divenire obsoleti proprio grazie al Cloud Computing? E se così fosse, non sarebbe meglio pensare a formare i tecnici esistenti così che possano operare nei nuovi ambienti, anziché rischiare di trasformarli rapidamente in personale in esubero?

La questione è aperta, ma va di pari passo con la trasformazione di tutto il mondo verso nuovi livelli di efficienza e razionalizzazione. Ad esempio, quando si apre un nuovo Centro Commerciale, se ne evidenzia la capacità di generare nuovi posti di lavoro, trascurando però tutti quelli che si perdono a livello di distribuzione al dettaglio. Nell'insieme, la società ne guadagna visto che i Centri Commerciali di solito sono molto competitivi nell'offerta al pubblico di prodotti e servizi, per cui la cosa va salutata con piacere, ma nel contempo si dovrebbe gestire in modo oculato il cambiamento, senza desertificare i centri cittadini e ridurre sul lastrico intere schiere di commercianti. O, traslando la cosa nell'IT, senza distruggere i Centri EDP esistenti e lasciando per strada intere generazioni di tecnici...

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