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IPv6: Rivoluzione Silenziosa dalle Infinite Opportunità

Consumerizzazione di internet e Crescita di dispositivi che vi accedono ha portato il protocollo IPv4 ai propri limiti. Produttori, operatori, organizzazioni lavorano da anni all’implementazione del sostituto (IPv6), avviando una rivoluzione che consentirà prima o poi a qualunque apparecchio di avere un proprio indirizzo IP, aprendo così un universo di nuove possibilità.

L’internet come lo conosciamo oggi ha ben poco a che fare con la rete del passato. I Modem di una volta hanno ormai ceduto il passo a Router a banda larga e alla connettività mobile. L’utente 2.0 pubblica contenuti sui “Social Network” attraverso con il suo Laptop, Tablet o SmartPhone. 

I moderni televisori, i set top box o le Console di gioco possono accedere da tempo ad internet. A questi si aggiungono miliardi di apparecchi già collegati in reti Machine-to-Machine, tra le quali autovetture di nuova generazione, distributori automatici di bevande e snack, semafori, bancomat, distributori di benzina, giusto per fare alcuni esempi di apparati che utilizzano un proprio indirizzo IP. Non c’è quindi da meravigliarsi se il protocollo con cui sinora si è gestita l’assegnazione degli indirizzi di rete (con un limite massimo di 4,3 miliardi di indirizzi di rete unici assegnabili) sia giunto al limite. La necessaria migrazione ad IPv6 è stata già avviata e risulta, all’atto pratico, impercettibile per l’utente. 

L’impatto maggiore risiede indubbiamente presso le Telco ed i produttori di dispositivi di rete: Ipv6 non è retro compatibile e il suo impiego presuppone una completa rivisitazione delle strutture e delle tecniche di rete.

A differenza dell’attuale gestione degli indirizzi IP, con IPv6 qualunque apparecchio con connettività di rete potrà ricevere e conservare il proprio indirizzo IP univoco, con cui accederà ad Internet e sarà direttamente raggiungibile via Internet. 

Che si tratti di comunicazione automatizzata tra macchine o della realizzazione concreta della “casa intelligente”, non appena ogni dispositivo potrà disporre del proprio indirizzo IP potremo avvalerci di infiniti scenari di impiego. 

Alcuni operatori di rete e Internet Service Provider sono in grado di offrire servizi e linee a banda larga basati su IPv6, ma per poterne fruire, occorre un router ADSL che lo supporti. Per un’implementazione funzionale ed efficace del nuovo protocollo, occorre un contenuto di ingegneria e innovazione che non è presente, se non sui dispositivi più evoluti. 

Ad esempio, già nel marzo 2009, AVM ha introdotto il supporto nativo di IPv6 nelle proprie CPE, seguendone costantemente i successivi sviluppi fino ad arrivare all’elevato livello odierno. 

Per garantire una migrazione trasparente dal vecchio protocollo IPv4 ad IPv6, lo specialista delle comunicazioni berlinese ha integrato nei suoi dispositivi anche la funzionalità “DS-Lite” (ndr. più evoluto del noto Dual Stack), che consente di impiegare in parallelo entrambi i protocolli.

Lavoro che è stato ben accolto dai numerosi carrier sul territorio italiano attualmente impegnati con il roll-out di IPv6. Tra gli altri, dopo accurati test funzionali, Telecom Italia ha già validato la compatibilità dei router FRITZ!Box con la propria infrastruttura di rete IPv6, così come si può leggere nell’apposita sezione OnLine dell’assistenza tecnica, ove viene illustrato come poter sperimentare IPv6 su una linea Telecom Italia utilizzando un FRITZ!Box.

Con la migrazione ad IPv6 comunque nessuno dovrà preoccuparsi che gli indirizzi IP disponibili si esauriscano rendendo velocemente obsoleti i dispositivi che oggi sono di nuova generazione. A fronte di una popolazione mondiale di circa sette miliardi di individui, i 340 sestilioni di indirizzi offerti da IPv6 dovrebbero essere sufficienti per quasi tutta l’eternità. Ma, chi potrà mai dirlo?

Ultima modifica ilVenerdì, 08 Giugno 2018 08:34

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