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L'Italia guadagna la 23esima posizione nella classifica mondiale della competitività nell'Information Technology

Ad affermarlo i dati dello studio dell'Economist Intelligence presentati dalla Business Software Alliance

L’Italia guadagna una posizione nell’indice globale di competitività dell’Information Technology, rivela l’edizione 2011 dell’IT Industry Competitiveness Index, realizzato dall’Economist Intelligence Unit (EIU) - leader mondiale nel campo delle ricerche, delle analisi e delle previsioni economiche, operativo sin dal 1946 - e divulgato oggi in tutto il mondo da Business Software Alliance (BSA).

Giunto alla quarta edizione dal 2007, l’Index rapporta 66 nazioni in funzione di una serie di indicatori che riflettono le aree critiche giudicate fondamentali perché un settore IT sia fortemente innovativo: il complessivo ambiente economico, l’infrastruttura IT disponibile, il capitale umano, l’avanzamento della ricerca e sviluppo, il sistema giudiziario e gli incentivi offerti dal settore pubblico allo sviluppo industriale nel Paese in questione.

Al vertice di quest’edizione 2011 si trovano ancora una volta gli Stati Uniti, seguiti da Finlandia, Singapore, Svezia e Regno Unito.

Per quanto riguarda l’Italia, il nostro Paese guadagna una posizione nella classifica globale, salendo alla 23a nell’arco di due anni, grazie a migliori valutazioni sull’ambiente economico (che ottiene un punteggio di 74,7 su un totale di 100, ossia un miglioramento pari a 2 rispetto all’edizione 2009), sulla ricerca e sviluppo (punteggio 25,4, con un miglioramento pari a 9 rispetto al 2009) e sul sistema legale (valutazioneo 80, miglioramento di 7 rispetto al 2009).
Lo studio di quest’anno rivela che le nazioni tradizionalmente forti nell’IT mantengono le rispettive posizioni di leadership in parte anche perché “vantaggio genera vantaggio”: in pratica, in anni di investimenti esse hanno costruito solide basi per l’innovazione tecnologica e ora continuano a raccoglierne i frutti. Ma il campo della competizione globale si fa sempre più affollato, dal momento che nuovi contendenti, specie nelle economie in via di sviluppo, si stanno impegnando a fondo per raggiungere gli standard fissati sinora dai leader storici.

“Lo studio IT Industry Competitiveness Index dimostra al di là d’ogni dubbio che investire sulle fondamenta dell’innovazione tecnologica nel ungo termine paga, e molto bene” - è stato il commento di Matteo Mille, Presidente di BSA Italia - “Risulta inoltre chiaro che nessuna nazione detiene a priori il monopolio della tecnologia all’avanguardia: ci sono formule che hanno dimostrato la propria efficacia, e chiunque è libero di avvalersene nella sfida per il successo. Per questo affermiamo che la tendenza, per quanto attiene la competizione nell’IT, è verso un mondo pluricentrico”.

“L’Italia, abbiamo visto, gode di buone valutazioni sul proprio sistema economico e legale, e sta lentamente migliorando nell’investimento in ricerca e sviluppo, anche se prevalentemente grazie all’investimento delle imprese private” - ha proseguito Mille - “Infatti il nostro Paese riceve solo un 50 su 100 sulle infrastrutture IT (-2,5 punti rispetto al 2009), un 47 sul capitale umano (-1,4 punti) e 63,2 (-1 punto) in relazione ai supporti pubblici allo sviluppo industriale, su cui sarà opportuno concentrare gli sforzi nei prossimi anni. Come dimostra l’esperienza internazionale, l’impegno sarà ben remunerato”.

Le nazioni responsabili degli spostamenti più vistosi nella classifica EIU dal 2009 al 2011 comprendono infatti la Malesia, che ha conquistato ben 11 posizioni proprio grazie a massicci investimenti nelle attività di ricerca e sviluppo, e l’India, che ha fatto un balzo di 10 posizioni ancora grazie a una robusta R&D e ad un ambiente dinamico per il capitale umano. Parecchie altre, poi — e fra queste ricordiamo Singapore, Messico, Austria, Germania e Polonia — hanno registrato significativi miglioramenti in tutte e quattro le aree fondamentali contemporaneamente.

“Nel momento in cui l’economia globale inizia la ripresa, è più importante che mai che i governi assumano visioni a lungo raggio dello sviluppo industriale” - ha concluso Mille - “I decisori politici ed aziendali non possono permettersi di guardare a questo problema su basi annuali, o rischieranno l’arretramento complessivo delle nazioni che rappresentano. Occorre prendere in considerazione un arco di sette-nove anni circa, e investire di conseguenza, al fine di ottenere vantaggi sostanziali in termini di competitività nell’ IT”.

Per approfondimenti, l’IT Industry Competitiveness Index completo può essere scaricato da www.bsa.org/globalindex, insieme alle tabelle interattive dei posizionamenti Paese per Paese, dettagliati profili nazionali, case study di settore e video interviste con esperti di informatica.

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