Menu

Il CIO nelle Utility: il nuovo Report dell’Osservatorio del Politecnico tratteggia una figura in forte trasformazione

Un centinaio di pagine, frutto dell’indagine condotta su 73 imprese nazionali del settore, dipinge un mondo frastagliato, pressato dal nuovo scenario competitivo in evoluzione

Realizzato dalla School of Management del Politecnico di Milano, i Report fotografa il ruolo e le priorità dei CIO del settore delle Utility, alle prese con una nuova fase della loro evoluzione storica, passando da "enti" in regime di monopolio, ad aziende di mercato. Cambiamenti che stanno modificando, in modo strutturale, gli assetti e i modelli di Business di un intero comparto a cavallo tra i servizi, la distibuzione e la produzione.

Nell'affrontare le nuove sfide e trovare nuovi equilibri - recuperando efficienza nei processi e competitività nell’offerta - l’Information & Communication Technology (ICT) può svolgere un ruolo primario, sia nell’innovare il modo di fare Business, sia per governare meglio le attività ed i processi. I CIO devono quindi guidare la trasformazione in modo proattivo, lavorando più a stretto contatto con il Top Management delle loro imprese.

Il Report analizza i dati rilevati tramite 2 ricerche ad hoc, che hanno coinvolto 73 aziende: 17 Grandi Utility (con fatturato superiore ai 500 Milioni di € all’anno) e 56 Medio-Piccole Utility (con fatturato annuo inferiore ai 500 Milioni di €).

Nelle Grandi Utility del campione, il CIO hanno mediamente più di 46 anni, sono laureati (tre su quattro), hanno un contratto da Dirigente e generalmente ha un bagaglio di esperienze professionali esclusivamente sviluppato in area ICT (due terzi circa): un CIO, quindi, che ha raggiunto il punto più alto del suo percorso prettamente ICT-centrico.

Nelle Medio-Piccole Utility, invece, il CIO è più giovane, ha spesso meno di 45 anni, non sempre è laureato (il 50%), di solito non è un Dirigente (circa 1 su 2 è un Quadro) e nel 50% dei casi proviene da percorsi professionali non strettamente ICT: un profilo di CIO quindi coerente con una struttura organizzativa che riconosce un peso limitato alle ICT, tipica delle Utility di piccole dimensioni. Entrambi questi profili, infine, sono accomunati dal fatto di aver spesso acquisito esperienze anche in aziende e settori diversi da quello delle Utility.

Dall’analisi è emerso un profilo di CIO nelle Utility dal background sostanzialmente tecnologico, tuttavia compensato da eterogenee esperienze in diverse imprese. I CIO delle Grandi Utility, ad esempio, spesso provengono dal settore telco o dalla consulenza: nel primo caso, portano in dote la “cultura” sviluppata in un settore che ha già affrontato la liberalizzazione e che è passato dalle logiche di “gestione di un mercato di utenti” a quelle di “soddisfazione dei propri clienti”; nel secondo caso, introducono nell’organizzazione le esperienze trasversali di supporto all’innovazione sviluppate in ambito consulenziale.

Il posizionamento organizzativo della Direzione ICT nelle UtilityCon riferimento alle Grandi Utility analizzate, i due terzi dei CIO riportano direttamente all’Amministratore Delegato o al Direttore Generale, mentre un terzo dei CIO riferisce prevalentemente alla Direzione Risorse Umane e Organizzazione (22%) oppure alla Direzione Amministrazione e Finanza (8%).

In alcuni casi, le competenze tipiche della Direzione ICT sono dislocate all’interno di una società captive del Gruppo (Insourcer), che si interfaccia con una Direzione ICT interna molto snella (che garantisce l’allineamento tra l’Insourcer e le esigenze interne all’organizzazione) oppure direttamente con il Vertice (come se ne fosse un “primo riporto” diretto).

Analogamente a quanto accade nelle Grandi Utility, anche nelle Medio-Piccole Utility il CIO risponde spesso al Direttore Generale o all’Amministratore Delegato (71%). Sono meno frequenti i casi in cui il CIO riporta al Chief Financial Officer (CFO, 21%) oppure al Responsabile Risorse Umane e Organizzazione (3%). Anche tra le Medio-Piccole Utility, a volte (poco più del 20% dei casi), ci si appoggia a Insourcer ICT. In questi casi, più della metà degli Insourcer risponde al Direttore Generale o all’Amministratore delegato (55%), e meno frequentemente a un CIO interno di interfaccia (27%) oppure al Responsabile Risorse Umane e Organizzazione (18%).

Nell’interazione tra le Direzioni ICT e le Direzioni delle Line of Business (LoB) per la maggior parte dei CIO (il 73% dei CIO delle Grandi Utility e il 68% dei CIO delle Medio-Piccole Utility), i problemi principali sono legati al rilascio delle nuove soluzioni ICT e alla gestione del cambiamento. Un’altra frequente criticità che caratterizza le relazioni tra ICT e LoB è relativa al Demand Management, in particolare per le fasi di analisi, comprensione e trasferimento dei requisiti dei nuovi sistemi dalle Line alla Direzione ICT (critico per il 47% dei CIO delle Grandi Utility e il 43% dei CIO delle Medio-Piccole Utility).

In un contesto in cui le tecnologie ICT da strumenti di automazione, o al più di miglioramento dei processi, stanno diventando una vera e propria leva abilitante per l’innovazione e lo sviluppo del Business, cresce sensibilmente l’attenzione a garantire un pieno allineamento tra ICT e Line of Business. Il tema della “gestione del cambiamento” all’interno dell’organizzazione diventa dunque prioritario e l’attività di Demand Management – che si occupa di identificare e comprendere i bisogni delle diverse Line of Business per contribuire alla loro soddisfazione – assume un posto di primaria importanza. In funzione delle attività presidiate, è possibile individuare quattro tipi di Demand Manager, descritti nel dettaglio all’interno del Report: da quelli che svolgono un ruolo di puro “collegamento” tra il cliente interno e chi si occupa del delivery, fino a quelli che presidiano più attività, dalla gestione dei progetti, al servizio, alla pianificazione strategica.

Budget e acquisto di servizi ICT

Oltre il 40% delle Grandi Utility dedica più della metà del proprio budget all’acquisto di servizi ICT di hardware e software: le Grandi Utility tendono a “esternalizzare” le applicazioni, sia nelle fasi di sviluppo, sia per la loro gestione. Per quanto riguarda, invece, le infrastrutture, si rileva un maggiore ricorso a fornitori per le attività di gestione, piuttosto che per innovazione e consolidamento.

Interessanti i trend in atto nei prossimi tre anni: mentre per la gestione delle applicazioni emerge una certa tendenza all’insourcing (33%), la gestione delle infrastrutture e del networking sarà, in prospettiva, ancora più esternalizzata rispetto ad oggi. Tra le Medio-Piccole Utility, il ricorso all’outsourcing è decisamente più limitato: in 3 casi su 4 l’outsourcing intercetta meno del 30% del budget e in circa un terzo di questi casi solo un 10% del già esiguo budget ICT è dedicato all’acquisto di servizi ICT.

L’ICT a supporto dell’innovazione

Come già avvenuto in altri settori, anche nelle Utility l’ICT sta diventando sempre più spesso un driver strategico di innovazione del Business, in grado di portare vantaggi competitivi. Un dato di fatto, confermato anche da più di due terzi dei CIO (sia delle Grandi sia delle Medio-Piccole Utility), che vedono il ruolo attuale dell’ICT a supporto dell’innovazione dei processi come “Rilevante” o “Molto Rilevante” (70%). Percezione di rilevanza che per più del 90% dei CIO crescerà ulteriormente nel prossimo futuro.

Tuttavia, 4 CIO delle Grandi Utility su 5 sostengono che la Direzione ICT debba ancora imparare a giocare sapientemente quel ruolo proattivo e vicino alle esigenze del Business (77%) che le è richiesto, in grado cioè di comprendere e stimolare aspettative ed esigenze – più o meno latenti – per poter rispondere prontamente o addirittura anticipare i bisogni del Business.

Le aree applicative

Le principali aree sulle quali al momento si stano focalizzando le attenzioni dei CIO delle aziende che hanno anche una componente produttiva sono le applicazioni di Work Force Management a supporto della manutenzione degli impianti, i Sistemi Informativi Territoriali (GIS) per la georeferenziazione degli impianti produttivi sul territorio, i sistemi per il telecontrollo degli impianti produttivi, le tecnologie RFId a supporto della manutenzione degli impianti e della gestione dei magazzini, le applicazioni di Energy Management (Energy Forecasting, Oil & Energy Trading, Ottimizzazione della produzione, Ottimizzazione del dispacciamento/di portafoglio, Risk Management). Nel lotto complessivo sono rientrate anche le soluzioni per il telecontrollo delle reti di distribuzione, per la Telelettura dei consumi, le applicazioni di Billing, i Portali/sportelli web rivolti ai clienti finali.

Dalla fotografia emerge un quadro chiaro: la gran parte delle Utility si sono dotate delle soluzioni necessarie ad affrontare i cambiamenti richiesti dal processo di trasformazione in atto, ma spesso non sono ancora iniziati, o sono in fase embrionale, i processi di integrazione, diffusione e creazione di efficienza nel parco applicativo attualmente esistente.

L'intero Report è disponibile all'indirizzo: http://bit.ly/fajtLF

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

Torna in alto

I cookie rendono più facile per noi fornirti i nostri servizi. Con l'utilizzo dei nostri servizi ci autorizzi a utilizzare i cookie.
Maggiori informazioni Ok