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I Feedback degli imprenditori italiani di ritorno dal Consumer Electronic Show e dalla Silicon Valley

Dopo le esperienze degli anni scorsi dirette verso le emergenti realtà cinesi e indiane, la tradizionale missione italiana organizzata da Assintel e guidata da Marco Astuti è tornata nuovamente a puntare sull’industria americana.

Rientrata in Italia, per la delegazione di imprenditori, manager e docenti universitari guidata da Marco Astuti, docente all’Università dell’Insubria di Varese e all’Università Carlo Cattaneo - LIUC di Castellanza e patrocinata da Assintel e dalla Sezione Commerciale del Consolato Americano di Milano, è tempo di valutazione sulle novità viste al Consumer Electronic Show (CES) di Las Vegas e in Silicon Valley.

Le impressioni “a caldo” dal CES

Marco Astuti: “Ancora una volta siamo rimasti impressionati dalle presenze asiatiche, fra i visitatori ma soprattutto fra gli espositori dei quali oltre la metà proveniva dall’Estremo Oriente. Questo significa che non solo lì si registrano i tassi più elevati di innovazione tecnologica (sia di prodotto, sia di processo), ma anche che una mostra come il Ces non potrebbe sopravvivere senza la loro presenza. Fino a quando queste manifestazioni continueranno ad essere in Occidente?

Oggi vengono loro con lo scopo di vendere, fra qualche anno dovremo andare noi da loro per comprare! Senza contare poi che comunque, quando si cercava un interlocutore tecnico in aziende americane, compariva un asiatico quasi certamente pronto a fare le valigie per avviare una nuova società nel suo paese di origine dove le prospettive di crescita sono pronte da cogliere.”

Dal punto di vista tecnologico non sono state presentate novità sensazionali nell’area ICT, con la parte del leone riservata ai tablet, presenti in tutte le forme e in tutte le dimensioni in quasi tutti gli oltre duemila stand. Il notevole successo dell’iPad, anche se come al solito Apple ha disertato la manifestazione, ha fatto ben capire quanto grande sia il mercato di questi oggetti che stanno rivoluzionando il “modo di vivere” l’informatica personale.

Molto vivace in tutti i visitatori la “caccia” alla tavoletta più leggera, più comoda, con migliori prestazioni e più a buon mercato.Dal canto suo, Microsoft ha tenuto un atteggiamento super partes senza sbilanciarsi troppo sull’atteso Windows 8 che ha ribattezzato new generation os.

Anche quest’anno è toccato al gigante di Redmond l’onore della conferenza di inaugurazione della mostra affidata, forse per l’ultima volta, a Steve Ballmer, se saranno confermate le voci di un avvicendamento alla guida di Microsoft.

Samsung è stata l’azienda più attiva durante la mostra esprimendo la “potenza di fuoco” di cui è capace praticamente in tutte le componenti più avanzate della consumer electronic: il mondo ormai variegato e pervasivo del 3D, il suo Galaxy (ancora il più importante antagonista di iPad), schermi fantascientifici, smartphone, ecc. Non è stata quindi una sorpresa aver trovato come secondo keynote speaker proprio Boo-Keun Yoon, Presidente della divisione visual display di Samsung. Nella sua conferenza, forse quella che ha raccolto più pubblico al Ces, ha anche discusso a lungo di human digitalism.

Qualche cenno dalle visite nella Silicon Valley

A San Francisco la delegazione ha poi incontrato alcune aziende leader del settore ICT (Cisco, Google, Ebay, VMware, Digital Persona) e l’Università di Stanford. Ha avuto anche la possibilità di confrontarsi, in una cena organizzata ad hoc, con le autorità consolari italiane a San Francisco e gli imprenditori italiani che lì operano sia in aziende ICT, sia in attività di venture capital. Molto utile è stata anche la relazione che si è instaurata con Baia Network, una associazione di professionisti italiani operanti in Silicon Valley, il cui scopo istituzionale è proprio di essere un “ponte” per le aziende italiane interessate a vario titolo ad instaurare relazioni con le realtà di Silicon Valley (accordi di vendita/acquisto di prodotti, scouting di tecnologie/prodotti, ricerca di finanziamenti, ecc.)

L’incontro con Cisco è stato ricchissimo di spunti, a cominciare dal fatto che ormai Cisco si presenta come un player a 360° nelle piattaforme che stanno emergendo soprattutto nell’ambito della “filosofia” del cloud computing. In risposta alle domande fatte da alcuni delegati sul “cambiamento di pelle” di Cisco, che a prima vista sembrerebbe una risposta ai nuovi ed agguerriti competitors asiatici (innanzitutto Huawei della quale avevamo ricavato una grandissima impressione quando avevamo visitato il suo centro di ricerca e sviluppo a Shenzen durante la nostra missione di tre anni fa), è stato risposto che la “nuova Cisco” è una naturale evoluzione della loro iniziale mission e che quindi si sarebbe verificata comunque.

In effetti, tutta la discussione fatta con Lew Tucker,VP/CTO è stata guidata dall’analisi della crescita prodigiosa del traffici video sul web (51% del totale negli USA nel 2010 e trend ancora più significativi nei prossimi anni) e dei devices interconnessi. In definitiva già fra un anno un grandissimo cloud di milioni di data centers, un trilione di mobile devices e sensori popolati da un milione di applicazioni per un totale di 1 Zettabyte di contenuti.Di seguito, Flavio Bonomi, Advanced Arch and Resarch Fellow, ha dettagliato il ruolo che Cisco intende ricoprire mostrando una significativa e pervasiva presenza in tutti i nodi del cloud e soffermandosi inoltre su uno strato intermedio fra end user e cloud che ha denominato fog.

Fog sembra essere un passaggio obbligato nella definitiva affermazione della “filosofia cloud” anche per risolvere problematiche connesse con l’esplosione della sua dimensione. Senza dimenticare le preoccupazioni in termini di affidabilità e di privacy (si pensi a dati strategici di una nazione che vanno a finire in un server del cloud che si può trovare ovunque, anche in una nazione con il quale ci possono essere contenziosi gravi).In conclusione Tucker ha riaffermato la grande intuizione della fine degli anni ’80 ripetendo “The network is the computer …once again..”.

A VMware c’è stato l’incontro con il Vice Presidente Vittorio Viarengo che, nella sua brillantissima e affascinante relazione, non solo ha analizzato la profonda trasformazione in atto nel ruolo dell’IT nelle aziende (e sulla quale VMware ha costruito lo straordinario successo registrato negli ultimi mesi), ma ha anche descritto le nuove soluzioni “architetturali” incentrate sull’utente che la virtualizzazione e la filosofia cloud rendono possibili: accessibile sempre e ovunque. Particolarmente suggestiva è stata la visione su come gli approcci e gli stili del social networking possano essere davvero integrati nell’IT aziendale.

La visita più attesa era quella a Google, e le aspettative non sono state tradite.Innanzitutto il contesto aziendale: informale al massimo con una cura estrema a mettere chi lavora completamente a suo agio: ogni postazione di lavoro ha un punto di ristoro, assolutamente gratuito, entro 50 metri, abbondano palestre, piscine, spazi per bambini, cinema (aperto alla fine dell’orario lavorativo), ecc.

Una cura dei particolari che non è fine a se stessa; lo scopo è favorire la creatività individuale. Concetto che è stato ripetuto fino alla noia: i “prodotti” Google nascono non da piani aziendali, ma dalle idee dei dipendenti, e ognuno di essi viene sviluppato da più gruppi di lavoro. Alla fine si sceglie il migliore senza che questo comporti vantaggi individuali ma alla ricerca dell’eccellenza aziendale.

Marco Astuti: “Dal punto di vista tecnico siamo rimasti impressionati dal gran numero di prodotti disponibili di cui nella maggioranza dei casi non solo non facciamo uso, ma neanche ne conosciamo l’esistenza. Alla fine della visita uno dei delegati si è lasciato sfuggire una considerazione che dà una idea suggestiva della sensazione che ne abbiamo ricavato: “Questa è come l’IBM degli anni 60/70”.

Marco Astuti: “L’incontro con Ebay è stato un susseguirsi di sorprese. Innanzitutto la sede: ci aspettavamo qualcosa come un grande emporio e invece abbiamo trovato un edificio realizzato con le tecniche green più avanzate (risparmio energetico, riuso dell’acqua, meteriali ecologici, qualità dell’aria e confort). La sala di controllo è impressionante, è simile a quella che avevamo visto alla At&t e dà immediatamente una idea dei volumi gestiti: circa 100 milioni di utenti attivi e 1 milione e 300 mila venditori al mondo che trovano in Ebay la fonte prima o seconda di profitti.In Italia gli utenti attivi sono 2.6 milioni.Ebay è anche uno dei protagonisti degli organismi sovranazionali e governativi per la definizione delle regole del commercio e ha, allo scopo, anche una sede a Bruxelles.

Last but not least l’ultima visita ha condotto la delegazione a incontrare due fra le molte realtà di Silicon Valley fondate e dirette da professionisti italiani: Digital Persona, società specializzata nelle endpoint protection solutions e nei prodotti di autenticazione biometrica attiva in tutto il mondo e Noventi Ventures, società di venture capital con un buon numero di start up ormai consolidate e 7 in portafoglio.Due esempi dell’eccellenza dell’imprenditoria italiana che sanno affermarsi anche in una realtà non facile e molto competitiva come la Silicon Valley..

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