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Lavorare nell'IT: le migliori professioni per un brillante futuro

Studiare oggi, per lavorare domani: proliferano le indagini che indicano le migliori opportunità di lavoro nel settore informatico che continua a crescere, ma in gran parte si indirizzano su posizioni che valgono solo a breve, mentre sarebbe meglio...

Giorno dopo giorno si accavallano gli allarmi sugli alti livelli di disoccupazione giovanile dei quali soffre l'Italia e tutta l'Europa dipingendo un quadro effettivamente preoccupante. In realtà, le cose non stanno proprio così: se guardiamo i numeri nel loro insieme, questi non mentono, denunciando una sofferenza che permea ormai l'intera società. Basta tuttavia entrare più nel dettaglio dei dati, incrociando domanda e offerta di posti di lavoro, per accorgerci che ci sono interi settori alla disperata ricerca di personale che non trovano e che sarebbero disposte a pagare ben più dei "salari minimi" divenuti improvvisamente uno slogan di gran moda.

All'altro estremo del mercato, troviamo schiere di giovani senza cultura, senza mestiere - e spesso anche senza voglia di lavorare - che si lamentano di non trovare lavoro neppure dopo aver inviato centinaia di curricula vitae.

In altre parole, si è creato un enorme gap tra chi, investendo in formazione mirata, è divenuto estremamente appetito dal mercato del lavoro e chi, invece, privo di competenze specifiche e richieste dalle imprese si trova a competere per posizioni non qualificate per le quali l'eccesso di offerta ha creato condizioni di lavoro effettivamente difficili.

In tale scenario si inseriscono numerose indagini di mercato, nazionali e internazionali, che rilevano le carenze di personale nelle imprese che crescono, i livelli dei salari classificati per professione, le opportunità a livello territoriale su scala mondiale.

Dal mio punto di vista, capisco l'opportunità commerciale di sviluppare indagini nel mondo del lavoro - giovanile e non solo - potendone usare i dati sia per darsi un'immagine, sia per stabilire le condizioni retributive da applicare in funzione delle singole posizioni professionali, ma ritengo che queste fotografino delle esigenze contingenti, destinate a mutare rapidamente nel tempo, per cui chi oggi deve pianificare un proprio percorso formativo o un aggiornamento delle proprie competenze dovrebbe guardare lo scenario che si presenterà al termine dei propri studi, nel territorio ove vorrebbe collocarsi. Un esercizio che deve incrociare i trend e gli sviluppi tecnologici, con il tessuto imprenditoriale dell'area sulla quale si gravita e le proprie attitudini professionali.

In particolare, vorrei partire con degli esempi concreti che portano ad una conclusione molto forte: anziché puntare su competenze molto specifiche, meglio darsi una solida formazione di base acquisendo capacità che garantiscano le basi per poter affrontare di volta in volta i profondi cambiamenti ai quali andremo incontro nel tempo.

Prendiamo, ad esempio, le competenze costruite su di un determinato sistema operativo - tipo Linux - o un linguaggio di sviluppo - tipo Python - o nell'ambito della Business Intelligence, tipo il Data Mining. In tutti questi casi, si è avuto un enorme boom di richieste, che a distanza di pochi anni hanno perso gran parte del proprio impulso, facendo assimilare questi ambienti a quelli tuttora presenti sul mercato, ma in costante declino, come il CICS, il Cobol o l'SQL. In realtà, per chi ha buone basi culturali, passare da un'area specialistica ad un'altra non è poi così difficile, ma richiede la capacità di maneggiare alcuni concetti fondamentali e di aver maturato un'elevata attitudine allo studio e nell'affrontare i cambiamenti.

Digital Transformation da novità a regola

Così, oggi, molte indagini indicano come un'area di grande potenziale la Digital Transformation che in effetti sta permeando la gran parte delle organizzazioni di ogni genere ma che se qualche anno fa rappresentava un'assoluta novità, nell'arco di qualche anno perderà gran parte del proprio potenziale visto che la gestione dei processi sarà basata su sistemi digitali in ogni fase della loro esecuzione. Sarà divenuta quindi la regola, piuttosto che una novità.

Come derivata della Digital Trasformation abbiamo il permearsi dell'uso di sensori più o meno intelligenti, che inviano costantemente dati a chi governa i processi per assumere decisioni o effettuare variazioni in tempo reale e, nel contempo, pianificare revisioni strutturali e organizzative di medio e lungo termine. Tutto ciò implica che diventano cruciali le capacità di gestire e analizzare in modo intelligente grandi flussi di dati, di configurare e governare sensori che operano in modo eterogeneo, di integrare l'insieme dei processi in modo che operino come il vero sistema nervoso dell'impresa i cui confini divengono evanescenti in quanto conterà di più la filiera che non la singola impresa.

In tale scenario, ancor più che conoscere in dettaglio, ad esempio, le specifice dei sensori per la loro progettazione e realizzazione - che essendo prodotti su larga scala da imprese in grado di operare a livello mondiale - diventa importante aver ben presenti i principi di disegno e gestione dei processi, ragionando per creazione di valore aggiunto e per modalità di integrazione, che a livello concettuale risultano molto più solidi nel tempo e danno l'opportunità di affrontare di volta in volta gli elementi tecnologici che stanno al loro contorno.

Servizi Cloud da episodici a insiemi infrastutturali

Analogamente all'area della Digital Transformation, anche nell'ambito del Cloud Computing e dei Web Service vengono rilevate attualmente numerose opportunità per chi ha buona dimestichezza con piattaforme quali Microsoft Azure, Amazon AWS o Google, ma analogamente al caso precedente, il mio suggerimento è guardare avanti. Infatti, mentre le piattaforme tecnologiche sono in continua evoluzione e spesso in competizione tra loro, i principi che stanno alla base del loro funzionamento sono gli stessi, mentre in prospettiva i problemi principali si sposteranno, nella gran parte delle imprese, dal loro uso specifico, alla loro integrazione con tutti i servizi che ne devono derivare tipo il controllo delle prestazioni, la sicurezza, la protezione dei dati, il ripristino dei malfunzionamenti giusto per citarne alcune.

E' indubbio che nel breve termine una approfondita conoscenza delle specificità di una delle piattaforme Cloud che vanno per la maggiore offre buone prospettive di lavoro, ma si tratta di una finestra limitata nel tempo, che oltretutto rischia di confinare in una nicchia che, per quanto grande, non dà alcuna garanzia di durata nel tempo. Un esempio? I sistemi operativi per cellulari di Nokia, Microsoft e Blackberry sono nati con grandi ambizioni e, in effetti, hanno avuto dei periodi di fulgido successo, ma oggi? E, soprattutto, domani?

Anche qui, mi permetto di proporre un esempio: nel passato, la gestione dei Data Center ha offerto enormi opportunità di lavoro. Ogni azienda di una certa dimensione ne aveva almento uno, con stuoli di "Operatori di Sala Macchine", di Sistemisti, di addetti alla manutenzione e via dicendo. Con il Cloud Computing stiamo avendo un consolidarsi dei Data Center in un numero sempre più ridotto di centri sempre più grandi, dislocati in ogni parte del mondo. Un po' in analogia con quanto avvenuto per le centrali di produzione elettrica passate dalle unità di fabbrica alle mega centrali atomiche che forniscono intere regioni e centinaia di imprese. Così, il numero delle tradizionali figure dei professionisti dei Data Center è destinato a ridursi nelle imprese di ogni genere - fenomeno che in parte era già iniziato con l'affermarsi dell'Outsourcing - per essere sostituito da chi è in grado di gestire il controllo e l'integrazione dei vari fornitori di servizi Cloud, al quale si controporrà uno sparuto numero di specialisti capaci di sviluppare i nuovi servizi, talvolta come evoluzione delle applicazioni fornite nel passato.

In sostanza, quindi, meglio leggere tra le righe delle ricerche e investire in competenze di integrazione, di comunicazione, di gestione dei sistemi con le quali governare le singole piattaforme Cloud, così come la loro integrazione e automazione, assorbendone con facilità culturale tutte le future evoluzioni.

Ovvio, che tali approfondimenti non debbono rimanere nel puro ambito teorico, ma molto meglio imparare a gestire progetti, a governare insiemi di fornitori e tecnologie, piuttosto che conoscere ogni singolo dettaglio di una specifica piattaforma a meno di non puntare ad entrare direttamente nei laboratori di Microsoft, Google, Amazon o di altre aziende produttrici di piattaforme o di servizi Cloud.

Data Scientist, ben oltre i Big Data, la Business Intelligence, i Database

Un settore in grande fermento è quello che viene comunemente etichettato come i "Big Data". Da parte mia, suggerisco di approcciare il tema in ben altro modo, ovvero considerando l'intera disciplina della gestione dei dati - big e non big - considerando prima di tutto l'importanza di individuare in modo creativo quelli utili alla creazione di valore. In altre parole, non si tratta di conoscere tutto di Hadoop, dei vari Tool di gestione - dagli Analytics, a quelli di integrazione, sicurezza e via dicendo - così come le piattaforme Hardware, parallele o distribuite, i servizi Cloud e tutto ciò che è connesso alla raccolta, alla conservazione e all'uso dei dati, quanto di capirne l'importanza sul piano strategico superano i confini dell'impresa.

Qualche anno fa, sottolineando questo fenomeno, dedicai un post alla figura emergente del Data Stwart e alle nuove professioni nella gestione dati. Allora, come ora, ponevo tale figura al centro di un radicale cambiamento strutturale per la Direzione IT delle aziende - e non solo - evidenziando che i dati divengono il vero patrimonio delle aziende attuali e di quelle del futuro, sempre più "nodi" di una filiera e meno "fabbrica". Concetti alla base dei quali ho impostato i due Master in Data Science che ho progettato e diretto, andando ben oltre i puri aspetti tecnologici che, pur risultando fondamentali, sono in continua evoluzione. Impostazione che ha fatto sì che tutti gli allievi dei due Master abbiano trovato rapidamente collocazione in aziende di grande prestigio.

Di conseguenza, importante acquisire competenze delle aree del Machine Learning, degli Analytics, delle architetture dei dati e dei motori per gestirli, ma ancor più importante acquisire dimestichezza con i concetti per la scelta e la organizzazione dei dati finalizzati ai propri obiettivi, ed estrema confidenza con le tecniche di base della statistica. Quali? Una lista sintetica, comprende:

  1. Analisi statistica delle ipotesi, detto anche test del Chi Quadrato;
  2. Regressione multipla;
  3. Regressione logica e di Poisson;
  4. Deep Random Forest;
  5. Xgboost (eXtreme Gradient Boosted Trees): alberi di decisione e sviluppo di modelli predittvi;
  6. Deep Learning;
  7. Modellazione Bayesiana, simulazioni Montecarlo e algoritmi MCMC;
  8. Reti neurali e word2vec;
  9. K-means Clustering, gli algoritmi che permettono di suddividere insiemi di oggetti sulla base dei loro attributi;
  10. Teoria dei grafi e di analisi delle reti;
  11. Fattorizzazione e riduzione delle dimensionalità.

Si tratta di tecniche che si acquisiscono nei corsi di matematica e di statistica, note da tempo e di volta in volta declinate nelle tecnologie computazionali. E' importante conoscerle a fondo per capire quali applicare caso per caso, per poi scegliere gli strumenti e le soluzioni che meglio le implementano. Questo perché le tecniche matematiche e statistiche sono in gran parte consolidate, mentre le tecnologie sono in continua evoluzione.

A queste si dovranno aggiungere le competenze specifiche nelle più innovative aree dell'intelligenza artificiale quali la comprensione del linguaggio naturale (Natural Language Processing - NLP) e la formunazione di risposte, sempre il linguaggio naturale (Natural Language Generation - NLG) per svolgere funzioni che vanno dalla guida delle operazioni alle interazioni nelle attività di supporto ai clienti (Customer Service).

Le competenze richieste dalle Direzioni IT entro il 2020

Altre aree promettenti

Tutto il comparto informatico continuerà ad essere in grande fermento, con capitoli ancora in parte da scrivere, tipo quelli inerenti l'Industria 4.0, che altri non è che l'integrazione dei processi produttivi con i sensori (Internet of Things) che ne rilevano le singole fasi e il software che ne governa l'esecuzione; la robotizzazione di tutte le operazioni ripetitive, piuttosto che la guida dei veicoli o il supporto dei clienti con l'impiego delle tecniche di intelligenza artificiale, tipo il patter recognition o la comprensione del linguaggio naturale; le stampanti 3D; la cybersecurity, senza ovviamente dimenticare lo sviluppo applicativo che diventa sempre meno basato sui linguaggi di codifica e sempre più sulla comprensione dei problemi e delle esigenze, sulla definizione delle architetture applicative e sula combinazione delle componenti necessarie alla loro realizzazione.

In particolare, connesso a quest'ultimo punto ma trasversale rispetto a tutte le nuove professionalità, tre aspetti sui quali occore concentrare le proprie attenzioni ruotano attorno agli aspetti relazionali: imparare ad ascoltare, a negoziare, a gestire ed operare in gruppi di lavoro sempre più complessi in quanto aperti e costituiti da figure specialistiche chiamate a dare il proprio contributo a fronte di domande o richieste ben definite. Ciò vuol dire che si deve essere in grado di porre le domande giuste ancor più che pretendere di possedere tutte le competenze in un modo estremamente complesso e stratificato.

Ruoli richiesti nell'IT: proiezione al 2026

Per il Ministero del Lavoro USA (US Department of Labor - DoL), la crescita dei posti di lavoro da qui al 2026 sarà pari a oltre il 13% annuo, ma la crescita sarà estremamente selettiva, concentrandosi su alcuni settori tra i quali il cloud computing, la gestione e l'analisi dei Big Data, la sicurezza IT. Anche la domanda di sviluppatori software continuerà a crescere, specialmente nel caso degli architetti di applicazioni, così come quella per gli specialisti di reti.

Un settore in considerevole fermento sarà quello a cavallo tra l'IT - ovvero le pure tecnologie informatiche - e il loro impiego nelle aree di produzione, logistica e operatività delle azienda, superando i tradizionali confini dei due comparti, sempre più chiamati a operare in totale sinergia. Per tale ragione, alle competenze informatiche dovrano essere affiancate quelle gestionali e di ingegneria della produzione. Per contro, sempre meno spazio per i ruoli professionali di più basso livello, orientati all'esecuzione operativa delle attività progressivamente affidate a robot e sofisticate tecnologie di automazione.

Ultima modifica ilLunedì, 28 Ottobre 2019 18:46

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