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BES, BUD: alla ricerca del Benessere

In base al report ISTAT sul BES 2018, migliora il benessere nel Paese, ma non allo stesso modo in tutte le Regioni

Non ho il ruolo, né l'autorevolezza per cambiare l'impostazione delle strategie di Governo del Paese, né le priorità del pensiero comune, ma ho la presunzione di avere delle opinioni forti in merito per cui desidero promuoverle e diffonderle nella speranza che qualcuno le possa condividere, fare sue e trasformare in principi da seguire per il futuro. In sintesi, mi riferisco ad utilizzare come criteri di valutazione delle scelte politiche - e di conduzione delle aziende - non più il PIL (Prodotto Interno Lordo) o il Fatturato/Utile/Crescita tipico delle imprese, ma al Benessere generato. Tema sul quale ho già scritto nel passato, facendo riferimento ad un indice concepito da me - BUD: Benessere Universale Distribuito - e a quello più sofisticato e autorevole sviluppato dall'ISTAT chiamato BES, Benessere Equo e Sostenibile. Indici che per certi versi costituiscono una risposta concreta e gestibile nel perseguimento della felicità che, per contro, ha troppi elementi soggettivi per farne una disciplina misurabile. L'occasione di affrontare nuovamente l'argomento mi è data dal rapporto 2018 pubblicato proprio in questi giorni dall'ISTAT. Ma andiamo con ordine.

L'indice BES, Benessere Equo e Sostenibile vs il BUD, Benessere Universale Distribuito

Nel 2013, l'ISTAT, all'epoca diretta da Enrico Giovannini, assieme al CNEL, ha pubblicato il primo Rapporto BES 2013 sullo stato del Benessere Equo e Sostenibile in Italia sulla falsariga di altri indicatori analoghi concepiti e utilizzati a livello europeo. In estrema sintesi, il BES punta a valutare la qualità della vita a livello Paese a complemento degli indici orientati a misurarne la crescita economica.

Il BES prende in esame 130 indicatori strutturati in 12 dominii: Salute; Istruzione e formazione; Lavoro e conciliazione dei tempi di vita; Benessere economico; Relazioni sociali; Politica e istituzioni; Sicurezza; Benessere soggettivo; Paesaggio e patrimonio culturale; Ambiente; Innovazione, ricerca e creatività; Qualità dei servizi. Un lavoro estremamente sofisticato del quale condivido i principi, ma non l'uso né il livello di complessità che tuttavia ha un grande valore sul piano culturale e di principi. Tant'è che qualche tempo prima io stesso avevo definito il BUD, Benessere Universale Distribuito, molto semplificato rispetto al BES essendo strutturato in termini aziendali su tre segmenti: economico, sociale e di salute e indicatori quali il BPC (Benessere Percepito dai Clienti), il BPD (Benessere Percepito dai Dipendenti) e il BPA (Benessere Percepito dagli Azionisti). Questi stessi elementi, ragionando a livello politico possono essere declinati ponendo al centro del sistema i cittadini nelle loro diverse vesti e sfaccettature.

Perché questa diversa impostazione? Semplice: perché anzichè come sistema di monitoraggio, la mia idea sarebbe la sua applicazione in fase di definizione delle strategie, siano esse di tipo politico, imprenditoriale o gestionale, così da dare degli obiettivi oggettivi sui quali misurare l'efficacia delle scelte e delle azioni effettuate. Questo perché tanto per i politici quanto per gli imprenditori l'obiettivo primario è generare benessere - o valore - nel rispetto delle leggi e dei singoli individui. Se gli indicatori sono troppo numerosi - e francamente 130 mi sembra un numero esagerato - diventa molto difficile utilizzarli come obiettivi da perseguire mentre ci si espone al rischio di poterne leggere e interpretare di volta in volta i più convenienti. Per contro, se strutturati in pochi parametri - alcuni dei quali possono essere frutto delle combinazioni di indicatori più specifici - risulta molto più semplice assegnarli come obiettivi, monitorarli, comunicarli.

I dati del Report 2018

Il report 2018, il sesto della storia di questo indicatore, sebbene risenta dell'impostazione statistica e non dell'essere utilizzato come strumento di valutazione del management - sia che si tratti di politici che di imprenditori o di top manager delle aziende - fornisce un quadro oggettivo di come sono variati i livelli di benessere nel nostro Paese, senza tuttavia correlarli a scelte o iniziative politiche. Cosa che invece darebbe grande forza a qualsiasi partito politico scegliesse come missione l'incremento del benessere della popolazione, comunicando i punti di partenza, i progetti da sviluppare, le risorse necessarie ad attuarli e i risultati che si stanno perseguendo. Ma questo è un altro discorso...

In sintesi, i dati pubblicati nel Report 2018 presentano valori del BES globalmente migliorati nel 2017 rispetto agli indici del 2010, sebbene gli incrementi sul 2016 siano davvero modesti. Segno che il perdurare della crisi sta ancora producendo i propri effetti deleteri anche sulla qualità della vita delle persone.

BES 2018

In particolare, a fronte di un lievissimo miglioramento sui tassi di omicidi e salute, si sono avuti addirittura dei tangibili peggioramenti per quanto riguarda la sicurezza rispetto alla delinquenza comune, nei livelli di soddisfazione per la vita, sulla cura del territorio e lo sviluppo della cultura. Pressoché invariati i livelli di reddito e di occupazione con tuttavia un forte scadimento nella qualità del lavoro.

Questo a livello generale, mentre stridono le consistenti differenze che emergono da regione a regione dove i tasselli verdi mostrano un miglioramento, i grigi sono invariati o non rilevati e i rossi rilevano consistenti peggioramenti,Andamento degli indici BES 2018 per Regioni

Ultima modifica ilVenerdì, 21 Dicembre 2018 15:39

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