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Un interessante studio di McKinsey - “The ‘big data’ revolution in healthcare: Accelerating value and innovation” - illustra come l’intero settore sanitario potrebbe beneficiare significativamente dall’introduzione dell’uso dei Big Data a livello di gestione e controllo, migliorando l’efficienza del sistema, ma anche di ricerca e sviluppo, incrementando la qualità di cure e medicinali.

Una delle riforme per le quali Barack Obama si è battuto fino a farla diventare uno dei punti cardine della sua campagna presidenziale, è quella del sistema sanitario statunitense, puntando ad estendere i servizi sanitari indiscriminatamente a tutta la popolazione e non solo a chi è in grado di pagarsi delle assicurazioni private. Questo, implicando enormi costi aggiuntivi per l’amministrazione federale, sta imprimendo una forte spinta a rivedere l’organizzazione, i processi e le tecnologie del sistema sanitario. Tema sufficientemente consistente da attrarvi gli interessi di tutte le aziende del mondo della sanità, ma anche di quelle della consulenza e dell’informatica.

Contesto nel quale si inquadra perfettamente il Report pubblicato a inizio 2013 da McKinsey “The ‘big data’ revolution in healthcare: Accelerating value and innovation“ nel quale viene posta molta enfasi nell’uso dei Big Data evidenziandone un ruolo estremamente funzionale al miglioramento dell’intero sistema operando lungo varie direttrici. I perché sono presto detti.

Nel mondo farmaceutico, gran parte della ricerca si basa sulla raccolta di dati su vaste porzioni della popolazione che, affetta da particolari patologie, assume dei farmaci secondo le prescrizioni stabilite dai medici curanti.

Il lavoro si svolge in varie fasi: la prima è di messa a punto dei principi attivi, con sperimentazioni su animali. La seconda si indirizza su campioni di popolazione, variandone dosaggi e ritmi di assunzione così da rilevare gli effetti generati sulla patologia in cura e gli eventuali effetti collaterali che ne derivano. La terza, che comincia dopo il rilascio su larga scala, viene definita di monitoraggio farmaceutico, registrando quanto avviene a livello generale, anche in relazione a ciò che fanno i medici in termini di prescrizioni e cure integrative.

Si tratta pertanto di gestire immense moli di dati, dalla cui analisi e gestione dipende integralmente il successo dei farmaci, delle compagnie e, ancor di più, nella cura delle patologie e quindi nella salute della popolazione.

I dati non solo sono parte del DNA delle aziende farmaceutiche, ma sono già disponibili in abbondanza, sebbene non sempre altrettanto facilmente reperibili, aggregabili, analizzabili in modo integrato. A contribuire alla loro formazione sono numerose fonti che vanno dai singoli medici, alle case di cura (ospedali, cliniche), dai laboratori di analisi, alle farmacie. Strutture a loro volta dotate degli strumenti di raccolta e di invio dei dati, essendo ormai abituate a farlo regolarmente.

Bisogna Risparmiare

Il problema di trovare più efficienza nella gestione della sanità è comunque globale: qualche mese fa, Mario Monti, nella sua veste di Presidente del Consiglio dei Ministri italiano lanciò un allarme sulla sanità che scatenò un vero putiferio politico e sociale dicendo in sostanza: “La popolazione italiana invecchia e vive anche più a lungo. Questo vuol dire che le attuali risorse che vengono destinate al Sistema Sanitario Nazionale sono destinate a risultare sempre più insufficienti, per cui occorre intervenire a livello strutturale”.

Ragionamento che non fa una grinza, ma che invece di portare a tagli o ad aumenti di tasse, dovrebbe indurre a trovare nuova efficienza. Punto che accomuna l’Italia agli USA, dove le spese per il sistema sanitario rappresentano già il 17,6% del PIL, in percentuale persino di più che in Italia.

I Dati per Fare Meglio, oltre che per Risparmiare

Non si tratta quindi solo di spender meno, ma di farlo meglio, usando i dati e l’innovazione tecnologica con le quali costruire nuovi processi organizzativi e regole funzionali.

Ad esempio, potendo condividere in rete esperienze e risultati con propri colleghi impegnati in casi analoghi, i medici potrebbero risultare molto più efficaci nelle loro cure, piuttosto che basandosi unicamente sul proprio giudizio personale. Aggregando i dati raccolti in modo individuale da ciascun medico ed analizzandoli con algoritmi specializzati, è stato dimostrato che si possono guarire i propri pazienti prima, meglio e con forti riduzioni dei costi e dei disagi da parite. Cosa che diventa ancor più significativa nei casi delle allergie o delle malattire rare che con i processi di emigrazione globalizzata tendono a diffondersi in aree dove risultano praticamente sconosciute.

I due punti critici sui quali occorre intervenire prioritariamente sono oggi più di natura organizzativa e culturale che non tecnologica:
L’intero settore sanitario appare oggi piuttosto indietro rispetto ad altri - tipo banche ed assicurazioni - nell’uso dei Big Data, sebbene esistano già numerosi casi che ne dimostrano l’efficacia e la convenienza. Di conseguenza, come diffondere tale cultura in tempi rapidi e finalizzati ad ottenere ritorni concreti ed in tempi brevi?

Il settore è connotato da una filiera lunga ed estesa, con il coinvolgimento di figure professionali distribuite in vari ambiti che vanno dai liberi professionisti alle strutture indipendenti, a quelle appartenenti alla Pubblica Amministrazione. Come orientare un sistema così complesso in modo che tutti lavorino sincronizzati e con coerenza?

Nuova Catena del Valore

Seguendo le logiche attuali, uno dei fattori sui quali si tenta di far maggior leva per la riduzione dei costi è il taglio dei prezzi, soprattutto per farmaci e prestazioni. Se però cambiamo prospettiva, ci accorgiamo che un farmaco più efficace, o un intervento più costoso, mentre apparentementee possono esser più costosi, nella dinamica globale della cura possono divenire degli importanti fattori di risparmio, oltre che di qualità per i pazienti.
Ad esempio, se cambiando tipo di operazione, la degenza del paziente si riduce di parecchi giorni, così come il periodo di riabilitazione e convalescenza, il maggior onere operatorio viene più che abbondantemente ricompensato dai risparmi ottenibili su svariati altri fronti, compreso il pieno recupero - anche lavorativo - del paziente. Tutto ciò, implica una revisione globale nella classificazione, nell’agregazione e nella lettura dei dati.
Partendo da tali presupposti, McKinsey ha definito cinque vie potenziali sulle quali rivedere l’intera catena del valore per la sanità:I Cinque elementi della nuova catena del Valore per la Sanità definiti da McKinsey

  1. Nuovi stili di vita (Right Living): mentre sono ancora sane, le persone vanno indotte ad assumere un ruolo attivo nel mantenimento o nel recupero della propria salute, seguendo una dieta alimentare equilibrata, facendo esercizi fisici, effettuando analisi e cure preventive e mantenendo un buon stile di vita.
  2. Correttezza delle cure (Right Care). I malati devono ricevere le cure nel modo più tempestivo e appropriato possibile. Questo si ottiene definendo precisi protocolli di intervento e seguendoli mantenendo un elevato coordinamento tra gli specialisti e le strutture necessarie, condividendo sempre ed in tempo reale tutti i dati relativi ai pazienti così da evitare qualsiasi duplicazione negli interventi e incoerenze nei trattamenti.
  3. Adeguatezza dei fornitori (Right Provider). Nel novero dei fornitori non rientrano solo coloro i quali vendono farmaci o attrezzature, ma anche gli stessi medici - generici o specialisti - che intervengono sui pazienti, le cui prestazioni vanno costantemente monitorate, documentate e comparate puntando a conseguire sempre risultati migliori in ogni campo. Questo vuol dire anche cambiare i parametri di valutazione spostando il focus dalle qualifiche conseguite ai risultati ottenuti. Ad esempio, gli infermieri o gli assistenti dei medici possono svolgere numerose mansioni che non richiedono obbligatoriamente l’intervento di un medico.
  4. Determinazione del valore (Right Value). Tanto i fornitori, quanto chi ne paga i servizi - siano essi i pazienti, le strutture pubbliche o le compagnie di assicurazione - debbono costantemente considerare come migliorare i risultati raggiunti sia in termini di costi/risparmi, sia in termini di qualità con parametri del tipo durata degli interventi, della degenza, del recupero, percentuale di guarigioni complete e parziali, livelli di sofferenza patiti e così via. Si possono stabilire anche dei nuovi criteri di addebito delle cure, correlandole, ad esempio, al reddito delle persone, così come avviene normalmente per determinare i valori dei risarcimenti dei danni fisici
  5. Bilanciare Innovazione e profitti (Right Innovation): sul piano etico attualmente si sta sviluppando un acceso dibattito su come determinare il prezzo, i profitti e nel contempo tutelare i brevetti di chi fa ricerca e innovazione in campo sanitario. Una volta messo a punto, la produzione industriale di un farmaco di solito è davvero poco costosa, totalmente scorrelata dal suo prezzo di mercato che invece deve ripagare gli enormi investimenti fatti in Ricerca e Sviluppo. Determinare il giusto equilibrio tra gli interessi di chi investe in ricerca aspettandosene dei ritorni economici e chi invece ha a cuore unicamente la salute dei cittadini non è infatti facile: senza ricerca, le capacità di curare malattie si fermano, ma la ricerca dipende dai prezzi che generano i profitti che la sostengono. Ma prezzi alti vuol anche dire negare l’opportunità di curarsi a chi non può permetterselo. Al di là della determinazione del giusto equilibrio, ciò che comunque occorre è un’ampia base dati dalla quale attingere gli elementi per effettuare delle scelte consapevoli.

Queste cinque nuove vie determinano una revisione delle modalità di raccolta, classificazione ed uso dei dati, introducendo un nuovo approccio anche sul piano dei criteri di valutazione ed azione. Ma costituiscono attualmente l’unica via per superare l’impasse che rischia di mettere in crisi tutti i sistemi sanitari del mondo. Oltretutto, essendo strettamente correlate tra loro, le azioni intraprese lungo ciascun percorso possono modificare l’impostazione e le decisioni anche degli altri, con un positivo effetto sinergico complessivo.

L’industria si Muove

L’impostazione tracciata è già stata seguita con successo da alcune importanti organizzazioni quali:

  • Kaiser Permanente: il consorzio di Oakland ha implementato un nuovo sistema, HealthConnect, che facilita l’interscambio di informazioni lungo tutta la sua filiera sanitaria. Nelle sole cure cardiovascolari dichiara di aver già conseguito risparmi superiori al miliardo di dollari.
  • AstraZeneca, con WellPoint, sta usando i Big Data per individuare i modi più efficaci per curare alcune malattie croniche, allo scopo di indirizzarvi la propria ricerca.
Ultima modifica ilVenerdì, 07 Ottobre 2022 12:32

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