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I comportamenti virtuosi sulla via della felicità

La felicità è una componente interiore del proprio vivere che si conquista con gli atteggiamenti giusti per il proprio io e nel confronto con gli altrila vita

Dopo la terapia in pillole per la conquista della felicità, vediamo i comportamenti virtuosi che ne favoriscono il radicamento nel proprio essere.

Comportamenti per la FelicitàLa premessa qui è che il primo passo verso la felicità sta nel condurre una vita sana, con comportamenti salutari dormendo in modo sufficiente e sereno, bevendo e mangiando cose naturali senza eccedere in nulla, salvo che in occasioni eccezionali, praticando vita attiva, sociale, praticando dello sport, coltivando qualche hobby e interessi che vanno oltre la pura vita lavorativa e familiare, anche quando questa dà grandi soddisfazioni personali. Nel contempo, è importante imparare a gestire gli stress e affrontare i problemi della vita come sfide da superare anziché come mazzate che si subiscono.

Il criterio generale da seguire è uno solo: cercare sempre di essere positivi, affrontando la realtà per quello che è, considerandone i momenti negativi come passaggio naturale della vita per apprezzarne maggiormente quelli di felicità. Invece di imprecare alla sfortuna, meglio concentrarsi sugli aspetti positivi che ci circondano, sentendosi grati per ciò che si ha e non infelici per ciò che non si ha. Nulla alimenta l'infelicità come il pessimismo e la felicità come l’ottimismo, con un’aggravante: spesso, pessimismo e ottimismo rischiano di trasformarsi in una sorta di profezia su ciò che accadrà. Quindi, il pessimismo tende a favorire l’accadimento degli eventi negativi paventati, mentre l’essere ottimisti produce l’effetto inverso.

Proprio alla luce di questo, bisogna cancellare ogni pensiero rancoroso che non porta mai a nulla di buono ma che in compenso stimola gli atteggiamenti e i comportamenti negativi. Delle vere e proprie mine contro la felicità. Per la stessa ragione, bisogna sforzarsi di superare i pensieri negativi, sostituendoli con le immagini proiettate verso un futuro migliore.

Un trucco suggerito dalle analisi condotte dall'Università di Madrid consiste nello scrivere su di un pezzo di carta i pensieri negativi che ingombrano la propria mente e quindi distruggere e cestinare il foglio stesso. Sembra che questo gesto simbolico sia particolarmente efficace nel liberare il proprio io dai pensieri negativi che talvolta lo attanagliano.

Senza aver la pretesa di confutare gli studi dell’Università di Madrid, mi limito a considerare che scrivendo i propri pensieri negativi si innesca un meccanismo di valutazione autocritica portando a ridimensionarne notevolmente l’impatto, spesso rendendosi conto che si sta dando peso a cose che assolutamente non lo meritano. Ad esempio, siamo sicuri che ciò che abbiamo scritto avrà ancora un peso così negativo tra un mese, un anno, dieci anni? E allora, perché angosciarsene ora, mentre pensiamo che tra qualche tempo ce ne saremo dimenticati o che avrà perso il suo attuale valore negativo?

Discorso che vale anche nel caso della fine di una relazione alla quale si teneva: la felicità va cercata prima di tutto in sé stessi. Non si può attribuirne il merito ad altri, per cui le persone davvero felici, senza peccare di eccesso di egoismo, sono consapevoli che il partner può essere partecipe o complice della propria felicità, ma non può mai divenirne l’unico artefice. Poter condividere gioie, esperienze, momenti sereni è importante, ma gli stessi momenti possono trasformarsi in momenti negativi se il proprio stato d'animo non è in grado di apprezzarli correttamente. Bisogna sempre concentrarsi sulla ricerca della propria felicità creando le circostanze in base alle quali anche il nostro partner possa raggiungere la propria, ma senza che la sua presenza condizioni negativamente il proprio stato d’animo.

Ridere, sorridere e non prendersi mai troppo sul serio

In essenza, per essere felici occorre anche riuscire a vivere con un certo distacco tutto ciò che ci capita. Il che vuol dire essere capaci di accogliere con ironia e sarcasmo gli eventi che ci capitano, senza per questo trattenersi dal ridere quando è il caso o piangere di fronte ad un grande dolore. In altre parole, la vita va vissuta, non recitata per un ipotetico pubblico – per altro, neppure pagante – considerando che in ogni evento può sempre esserci un lato comico. La famosa torta in faccia fa sempre ridere, ma a ben vedere è una tragedia per chi la riceve che oltre all’umiliazione o allo sfregio si troverà tutto imbrattato e con dei vestiti rovinati. Ma chi la pensa in questo modo? Tutti ridono e solo pochi ne percepiscono gli aspetti negativi.

Bene, con questo atteggiamento dovrebbero essere affrontati tutti gli eventi che ci capitano, persino diventando spettatori di sé stessi, quindi recitando non per un fantomatico pubblico, ma per il proprio piacere. Oltretutto, stando a medici e psicologi, sorridere rafforza il sistema immunitario, riduce i livelli di stress e contribuisce a tenersi giovani. Al proposito, può essere utile darsi un compito quotidiano: ridere di gusto almeno in tre occasioni diverse al giorno. Si tratta di fare ogni sera un bilancio sulle occasioni nelle quali si è riso e nel caso non ce ne siano state di crearne alcune prima di dormire. Al limite, sorridendo persino di dover fare questo come fosse l’ultimo lavoro della giornata!

I sogni come motore, i problemi come sfide, accettare la realtà per ciò che è

Gli ultimi tre elementi che conducono verso una maggiore felicità nella propria esistenza più che comportamenti afferiscono all’area degli atteggiamenti.
Il primo riguarda la capacità di sognare, di vedere la realtà in prospettiva come un percorso lungo la strada della felicità.

Per gli imprenditori americani, che sono in generale dei campioni di ottimismo, un fallimento non è un evento così negativo come viene considerato da noi, ma un’esperienza, un insegnamento utile a migliorarsi, per non commettere più gli stessi errori. Questo perché bisogna sempre avere dei sogni da inseguire, più grandi sono meglio è, grazie ai quali si penserà sempre in chiave positiva e molto spesso si otterranno risultati superiori alle proprie più ottimistiche aspettative.

Pensiamo, sempre in chiave americana, alle cameriere di Los Angeles: nessuna di loro dichiarerà mai di fare la cameriera, ma di essere una attrice in attesa di scrittura. E questo le rende felici nella prospettiva di essere ciò che forse non saranno mai.

Altri sogni che facciamo tutti? Avere un figlio – o anche più di uno – che diventerà il futuro Bill Gates, o il prossimo Pavarotti, o Maradona… Dopo di che si tratterà di nutrirlo, di alzarsi di notte quando piange, di andarlo a prendere, sempre di notte, quando comincerà ad andare in discoteca, di accompagnarlo a scuola e aiutarlo se non sarà così bravo… Ma ogni traguardo raggiunto, anche il più infimo, ogni risultato ottenuto sarà portatore di felicità per il genitore che ne immagina un futuro radioso.

Ecco, bisogna sempre pensare in quest’ottica proiettandola su sé stessi, ancora più che sugli altri.

Le osservazioni fatte sulle persone felici hanno rilevato che costoro assumono le proprie decisioni in base alla felicità che ne possono trarre, arrivando sempre dove si sono proposte di andare. C’è anche una controprova per questo: è materialmente impossibile raggiungere la felicità seguendo un percorso irto di cose che risultano sgradite.

La felicità si conquista per piccoli passi, eliminando le negatività della propria vita e orientandosi verso ciò che dà piacere.

Il secondo punto è che per qualsiasi problema, volenti o nolenti, c’è sempre una soluzione. Quindi, meglio essere volenti e considerare qualsiasi problema come una sfida da superare, un ostacolo che mette alla prova le nostre capacità e gioire quando lo si risolve, anziché farsi travolgere dagli eventi. Anzi, la cosa migliore sarebbe eliminare definitivamente il termine “problema” dal proprio vocabolario!

Infine, bisogna imparare ad accettare gli eventi che non possiamo modificare. Ha senso sentirsi infelici perché piove o c’è mare grosso se si è in barca o se ci rubano qualcosa? Potremmo modificare questi eventi? Possiamo prevenirli nel migliore dei modi e gioire se siamo usciti con l’ombrello mentre piove, ma non possiamo dolerci se cade la pioggia in un giorno che non avremmo voluto accadesse. La felicità sta anche nella capacità di accettare la realtà per come si presenta, specie se non si può modificare, gioendo nel limitarne i danni e concentrandosi su ciò che si può cambiare a proprio vantaggio.

Tre terapie suggerite dalla medicina

Per concludere, ci sono tre elementi che, stando alla medicina, contribuiscono a conquistare la felicità.

Il primo è la gentilezza. La gentilezza non solo è contagiosa ma, stando alle analisi cliniche, è anche un attivatore di ormoni sensoriali e neurotrasmettitori come la serotonina che favoriscono la creazione di relazioni empatiche con gli altri, stimolando la positività premessa indispensabile per la felicità. La gentilezza presuppone anche la capacità di ascoltare gli altri, di mettersi nei loro panni, di riflettere sulle loro posizioni migliorando la propria serenità e l’accettazione degli altri. Combinata con la meditazione, la gentilezza e la capacità di ascolto aiutano a rilassarsi e ad attivare nel cervello dei meccanismi che portano verso la felicità.

La seconda terapia scaturisce dalle osservazioni fatte dai medici sulla correlazione tra i livelli di grassi omega-3 e gli stati dell’umore. Bassi livelli di grassi omega-3 EPA e DHA aumentano il rischio di patire bruschi sbalzi di umore. Tesi rafforzata dalla rilevazione che chi soffre di depressione molto spesso ha livelli di omega-3 nel sangue inferiori rispetto agli individui non depressi. Di conseguenza, è consigliabile assumere degli alimenti o degli integratori che elevano i livelli di Omega-3, tipo l'olio di krill o altri similari.

La terza è assolutamente naturale e orientata all’allegria. Cosa c’è di meglio di una bella giornata passata al sole? Oltre ad essere già di per sé stessa piacevole e fonte di allegria, il sole è anche un eccellente generatore di vitamina D, i cui livelli bassi sono legati alla depressione, e un inesauribile motore per il rilascio di endorfine.

Ultima modifica ilDomenica, 27 Novembre 2022 09:30

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