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Il settore IT in Italia: i dati dello studio Anitec-Assinform realizzato in collaborazione con Istat e NetConsulting cube

Il settore IT guida la trasformazione digitale del Paese: 87mila aziende con 430mila addetti con una produttività per addetto del 40% superiore al resto dell’economia sono la via italiana per la crescita

Stefano Pileri“In Italia l’Information Technology contribuisce in modo rilevante al Pil con il 3,7% del valore aggiunto. È caratterizzato da una elevata produttività e dal fatto di occupare in prevalenza giovani in buna parte laureati. Il settore IT è uscito dalla crisi 2008 -2014 grazie a un processo di trasformazione evolutiva che ha generato grandi potenzialità innovative ed elevate competenze, cruciali per sostenere la digitalizzazione del Paese. Soffriamo ancora dalla presenza di una miriade di piccole aziende che hanno avuto difficoltà ad investire durante la crisi e soffriamo ancora di una cronica sottovalutazione dei prezzi dei servizi il cui acquisto è tutt’oggi prevalentemente basato su gare al massimo ribasso. La frammentarietà delle Aziende IT costituisce un punto di debolezza strutturale che dobbiamo superare attuando politiche industriali di consolidamento e di capitalizzazione che spingano le PMI a effettuare un salto di crescita dimensionale. A tale scopo sono utili i modelli di filiera territoriali. Abbiamo un’occasione da cogliere che va ben oltre gli interessi del settore” - E’questo il commento di Stefano Pileri, presidente Anitec-Assinform alla presentazione a Roma dello studio “Il settore IT in Italia” condotto da Anitec-Assinform in collaborazione con Istat e NetConsulting cube.

Lo studio muove dall’analisi dell’impatto delle crisi recessive sul settore IT per poi analizzarne la capacità di reagire, rinnovarsi e candidarsi come motore di crescita.

La situazione di partenza, rilevata dall'Istat, ha evidenziato che nel solo settore IT (escluse telecomunicazioni e commercio all’ingrosso) operano in Italia oltre 87 mila aziende e 430 mila addetti (pari al 2% delle imprese e al 2,7% degli occupati in Italia), per un valore aggiunto prodotto pari al 3,7% del PIL. La parte del leone la fa il comparto dei servizi IT con il 74% delle imprese e 54% degli addetti del settore. A larga distanza troviamo i settori della produzione di  software (22% delle imprese e 32% degli addetti) e di componenti hardware (4% e 13%).

Si tratta per lo più di aziende di piccole dimensioni con in media 4,9 addetti, mentre le poche grandi, con oltre 250 addetti, si accaparrano il 41% dell'intero mercato. In compenso, la produttività del lavoro per addetto risulta superiore del 40% al resto dell’economia probabilmente anche grazie al fatto che in queste imprese da un terzo a un quarto degli addetti sono laureati e per oltre l'80% hanno contratti a tempo indeterminato. Le aziende sono tuttavia piuttosto giovani, 6 su 10 non hanno più di 10 anni, con lavoratori concentrati nella fascia 30- 49 anni.

Sul piano territoriale, la maggiore concentrazione di unità locali e addetti si ha in Lombardia (25%), seguita da lontano dal Lazio (12%), dal Veneto, dal Piemonte e dall'Emilia Romagna. Fanalino di coda il Mezzogiorno, in palese ritardo anche per l'IT.

Piccolo, ma specializzato, è anche bello nei servizi ITA questo punto si impone un'osservazione storico/strutturale. In seguito alla recente crisi del comparto, si è avuto un progressivo dimagrimento delle imprese dalle quali ne sono germinate molte, ma di dimensioni più piccole. Ma spesso, più produttice. Non per nulla, nel solo 2015 globalmente le imprese IT sono aumentate di circa 2mila unità e gli addetti di circa 11mila, con una crescita prevalente nel comparto servizi IT.

Cresce la domanda spinta dalla Digital Transformation

Le prospettive continuano a rimanere favorevoli, dopo un anno che può già esser considerato positivo. In base all'indagine condotta nell’anno in corso (2017) da NetConsulting cube, per il 2017, il 78% delle realtà IT del campione utilizzato prevede di chiudere l'anno in crescita di fatturato, sia pure con percentuali molto variabili. Ciò è dovuto ad una progressiva evoluzione dell’offerta sempre più improntata ad un mix consulenza-software finalizzato ad accompagnare la clientela nella Digital Transformation. Due punti di massima attenzione sono costituiti dal passaggio alle piattaforme e ai servizi Cloud e dall'adozione di nuove soluzioni basate sull'IoT.

A riscuotere interesse sono anche le tematiche inerenti l'Industry 4.0, il Mobile, i Big Data/Analytics e gli applicativi verticali a supporto del core business. Soluzioni sulle quali si stanno orientando anche le PMI dell’Industria, del Commercio e dei Servizi in ambito locale o regionale.

A frenare lo sviluppo, la qualità delle reti di telecomunicazione, e la carenza di competenze. Anche la carenza di risorse viene lamentata dalle imprese provate dalle riduzioni dei margini e delle capacità di autofinanziamento, combinata dalla modesta capacità delle aziende più piccole di accedere ai finanziamenti e agli incentivi regionali, nazionali e internazionali per l’innovazione. Il 66% delle aziende non beneficia di alcun supporto finanziario. Prevalgono i finanziamenti delle Amministrazioni Regionali (26,8%) e Centrali (14,3%), cui accedono prevalentemente le aziende più grandi, che sono anche le uniche in grado di accedere ai finanziamenti dell’Unione Europea

Gli obiettivi dell'innovazione

Analizzando gli obiettivi degli investimenti in IT per la Digital Transformation, la massima attenzione viene diretta sull’Innovazione di prodotti e servizi che interessa oltre il 60% delle aziende, con una spiccata prederenza per gli approcci incrementali. Sul piano tecnologico, si punta sulla agli ambienti Cloud, sull'IoT (39,9% delle imprese), sui Big Data (33,4%) e, fanalino di coda, sulla più complessa Industry 4.0 (20.3%).

La Digital Transformation risulta anche essere un importante fattore di competitività: non per nulla, è stata intrapresa da almeno 5 su 10 aziende IT in crescita e da 2 su 10 tra quelle stabili, a fronte di 1 su 100 tra quelle che prevedono cali di fatturato.

La difficoltà maggiore sta nel perseguire modelli di digitalizzazione conformi alla natura del tessuto produttivo italiano ove, per la preponderanza di PMI, la spinta alla digitalizzazione può avvenire più facilmente attraverso le relazioni di filiera e subfornitura anche a livello territoriale. Cosa che sta già in parte avvenendo, ma serve accelerare e bisogna stimolarne maggiormente le condizioni.

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