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Cambio di strategia: per Google gli autori non contano più. Almeno per ora...

Con un post di ieri firmato da John Mueller, Google ha ufficialmente annunciato di abbandonare la Authorship come parametro di valutazione nelle search. Si tratta di un importante cambio di direzione, dopo che sull'argomento aveva speso molte considerazioni, inducendo la gran parte dei tecnici SEO ad utilizzare diffusamente il markup rel=author...

Personalmente sono piuttosto dispiaciuto, ma davanti all'ineluttabilità dei fatti non c'è che da prenderne atto e comportarsi di conseguenza: il markup rel=author introdotto tre anni fa da Google viene da lei stessa abbandonato, in quanto non ha prodotto i risultati attesi in termini di qualità dei risultati nelle ricerche, mentre ha reso talvolta ancor più intricato il ginepraio dei contenuti pubblicati su Internet. Ma andiamo con ordine.

L'Authorship per "pesare" gli autori dei contenuti

Con l'intento di valutare la qualità dei contenuti anche attraverso l'autorevolezza dei relativi autori, tre anni fa, nel Giugno 2011, Google introdusse il nuovo markup rel=author con il quale era possibile associare al contenuto il suo autore, pubblicandone anche la fotografia.

La procedura era semplice, sebbene richiedeva una serie di passi non proprio "naturali": l'apertura di un Account su Google+ sul quale mettere il profilo e la fotografia dell'autore, l'introduzione del parametro all'interno dell'HTML della pagina, la connessione tra l'autore e l'Account su Google+. Dopo di che, così come illustrato nella figura qui sotto, tutte le volte che il contenuto appariva nei motori di ricerca veniva presentato aggiungendo al titolo ed alla breve introduzione anche la fotografia del suo autore:

Google Autorship

I motivi per i quali sono piuttosto dispiaciuto della decisione di Google sono essenzialmente due, uno di carattere squisitamente personale, l'altro di natura più prettamente professionale. Sul piano personale, veder associato al testo pubblicalo l'immagine del suo autore mi dava la sensazione del "metterci la faccia", una cosa che spesso chi pubblica non ha il coraggio di fare, preferendo addirittura non firmarsi o utilizzare pseudonimi. Oltretutto, chi mette passione e crede in ciò che pubblica non può che esser fiero di apparirne in modo evidente come l'autore. Un pò di edonismo non guasta mai...

Sul piano professionale, invece, le considerazioni sono più legate al ruolo di giornalista, la cui etica impone sempre di verificare le fonti e anche gli autori di ciò che viene pubblicato. Cosa che spesso nel mondo Web viene totalmente ignorata sia da chi scrive sia da chi legge, con la conseguenza che vengono date per buone notizie assolutamente false, oltre che inverosimili. Dare rilievo quindi all'autore dei contenuti non serve unicamente a gratificarlo, ma anche a dare garanzie di attendibilità e autorevolezza ai lettori che così possono attribuire un peso più o meno maggiore a quanto stanno leggendo.

Il punto di partenza di Google per l'introduzione dell'Authorship

E proprio quest'ultima considerazione è quella che indusse Google ad introdurre l'Authorship come importante fattore di valutazione dei contenuti - in superamento e a integrazione del noto Page Ranking - così come illustrò a suo tempo Matt Cutts con un post dedicato all'argomento, la cui sintesi è illustrata nel mio post "Migliorare il Page Rank assegnato da Google". A rafforzare questo concetto, spostando l'enfasi dal valore delle singole pagine al loro valore in relazione ai loro autori, Matt Cutts intervenne successivamente con un altro video nel quale il famoso responsabile Anti-Spam di Google metteva in guardia anche contro l'abuso del Guest Posting, così come ho documentato in questo post: "Link Building e Guest Blogging: fine di un idillio?".

Nelle sue spiegazioni, Matt evidenziava che questo meccanismo era destinato a divenire uno dei fattori determinanti per la valutazione dei risultati delle ricerche, inducendo così tutti gli autori su Web a dotare i propri contenuti dell'apposito attributo, al punto che per WordPress e Joomla sono stati sviluppati dei Plug-in dedicati per ottemperare in modo automatico e strutturale alle nuove prescrizioni di Google.

La fine dell'Autorship di Google

Che l'esperimento non fosse pienamente riuscito secondo le intenzioni che lo avevano determinato è via via apparso più evidente con una serie di tentativi di aggiustamento, sfociati nella dichiarazione ufficiale di ieri di John Mueller che ha posto - almeno per ora - fine alla questione.

Le motivazioni sono presto dette: "Da quando è stato introdotto da Google, l'Agent Rank è risultato essere una buona idea sul piano teorico, ma priva di alcun riscontro concreto su quello pratico".

Nel corso dei suoi tre anni di vita, proprio nel tentativo di incrementarne l'efficacia, l'utilizzo del tag Author è stato più volte modificato da Google, ma sempre senza esiti significativi. Al punto che mettere l'autore o toglierlo sul piano delle ricerche non potrava ad alcuna variazione nell'ordine dei risultati, tradendo così la missione che gli era stata affidata con grande enfasi. 

Da qui la resa, al momento incondizionata, annunciata da Mueller, che però non tradisce lo spirito dal quale si era partiti: migliorare la qualità dei risultati delle ricerche, punendo in contenuti di cattiva qualità ed eleminando la fuffa che costantemente si diffonde sulla rete. 

Quindi, "grazie a tutti e scusate il disturbo".

Il post di Mueller e alcuni altri articoli apparsi sulla scena a integrazione dell'argomento hanno scatenato un'enormità di commenti, invero tra loro molto contrastanti: si va da chi apprezza gli sforzi e svolta pagina, a chi afferma "l'avevo detto, non serviva a nulla", a coloro i quali si lamentano per aver lavorato a vuoto e chiedono a Google più impegno e serietà nell'implementare funzioni che richiedono lavoro ai Webmaster, per cancellarle dopo poco tempo. Cosa già accaduta altre volte nel passato.

Trascurando le polemiche che lasciano il tempo che trovano, questo vuol dire che possiamo dimenticarci serenamente del tag come fattore discriminante nei risultati delle ricerche, sebbene potrà continuare ad esser utilizzato all'interno di Google+ e non solo, visto che continuerà ad esser supportato assieme agli altri tag html delle pagine Web. La foto, in associazione ai contenuti su Google+ ci sarà quindi ancora, anche se non si sa per quanto...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ultima modifica ilVenerdì, 19 Giugno 2015 16:43

Commenti   

0 #1 Aida Nunziante 2014-11-19 12:56
Articolo veramente ben strutturato e con una panoramica completa sul delicato argomento della qualitá dei contenuti. A mio parere la direzione assunta da Google é chiara e volta a penalizzare contenuti di bassa qualitá e duplicati. Solo il tempo ci dirá se sará in grado di trovare strumenti adatti per tutelare coloro che non applicano queste tecniche scorrete.
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