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Open Data in ordine sparso

Open Data in ordine sparso

I dati gestiti dagli Enti e dalle organizzazioni della Pubblica Amministrazione dovrebbero già essere pubblicati in forma aperta al libero riutilizzo (Creative Commons) da parte di chiunque desideri farlo ma al momento...

Open Data non sono un fatto tecnologico e questo limita di parecchio l’interesse da degli amanti della tecnologia, non sono Big Data, anche se il concetto di Open Data è indipendente da un concetto di quantità. Open Data è invece un forte concetto di trasparenza amministrativa e di riutilizzo dei dati per creare nuova informazione.

Open Data per la Trasparenza

Partiamo dal primo concetto, la trasparenza amministrativa (ecco perché normalmente interessa la PA).

La trasparenza degli atti amministrativi è una realtà degli anni ‘90, almeno in Italia, dove si vide una prima chiara applicazione nella legge Bassanini ancora oggi in vigore: i processi amministrativi avrebbero dovuto essere documentati e resi trasparenti ai cittadini ed ognuno di essi avrebbe potuto controllare di persona ciò che accadeva a cominciare dalle pratiche burocratiche che lo avrebbero riguardato in prima persona. In questo concetto c’è quello di accesso diretto (self service) alla PA, erano i primi anni di Internet e c’è anche il concetto di workflow pubblico e standardizzato (bisogna documentare e razionalizzare prima di pubblicare).

Senza voler ripercorrere in questa occasione tutto quanto è stato fatto e valutare se è coerente e bastevole rispetto ai propositi che ne hanno originato la germinazione iniziale, saltiamo a tempi molto più recenti, quando poco dopo la sua prima elezione, il presidente USA Barak Obama promulgò leggi e regolamenti attuativi per la pubblicazione degli Open Data; nei vari decreti attuativi che seguirono ne vennnero definiti gli elementi cruciali tra i quali "Cosa", "Come", "chi", tracciando le Best Practice d'uso che tutto il mondo occidentale, Italia inclusa, sta seguendo con entusiasmo.

Livelli di effettiva apertura agli Open Data in Italia

A livello nazionale in questa prima tornata di progetti, si distinguono l’INPS e, a livello locale, la Regione Piemonte, mentre a prevalere sono attualmente le parole... Decine di convegni, a cominciare dal Forum PA, così come l’Agenda Digitale della PA considerano prioritarie le azioni che portano verso gli Open Data, alla pari a quelle che dovrebbero modernare l’anagrafe nazionale, in quanto in grado di trarre il maggior giovamento dalla tanto promessa nuova rete digitale nazionale. In realtà, allo stadio attuale, a prevalere sono soltanto le parole: l’Agenda Digitale sopravvive - la montagna ha partorito un topolino - mentre gli Enti Pubblici, strangolati dalle manovre finanziarie tutte orientate ai tagli degli investimenti riescono al massimo a lanciare piccoli progetti asfittici.

Open-DataTuttavia, gli Open Data sono un segno concreto di civiltà e di business: in modo del tutto naturale, gli Enti Pubblici sono delle importanti Centrali di Dati, dati che risulterebbero utilissimi per fare analisi di trende, anticipare fenomeni, ma anche per mettere a punto efficaci strategie di marketing: i Comuni, le Aziende Municipalizzate così come l’INPS e le Agenzie delle Entrate possono trasformarsi in preziose fonti di dati per svolgere consapevoli analisi della popolazione, dei territori, dell'economia. Inutlie disporre di sofisticate tecniche di analisi e gestione dei Big Data quando poi si incontrano insuperabili difficoltà nel reperire i dati da analizzare in quanto inesistenti o molto onerosi da raccogliere. Si tratta di un patrimonio di informazioni che una volta messo a disposizione di chi è in grado di utilzzarlo potrebbe dare un forte impulso verso l'efficienza, un uso migliore delle sempre più scarse risorse disponibili.

Investire subito sugli Open Data a vantaggio della Società nel suo insieme

Opportunamente aggregati (la privacy è d’obbligo), l'uso degli Open Data consentirebbe di risparmiare tanto tempo e denaro sia alle aziende del Mass Market, sia alla progettazione di Smart City portata avanti congiuntamente dalle imprese e dalle amministrazioni pubbliche, a cominciare da una migliore gestione del traffico o dalla razionalizzazione dei trasporti, giusto per fare qualche esempio banale.

Cosa manca quindi in questo quadro di potenziale idillio democratico e di business?

  • Manca un disegno complessivo, a livello nazionale, delle fonti, delle modalità d'uso e di interscambio;
  • Mancano i modelli semantici d’integrazione (quali sono i dati – stessi metadati – stesse relazioni) che gli Enti Pubblici, i Comuni, le Regioni dovrebbero utilizzare per pubblicare i propri dati affinché risultino compatibili con le altre organizzazioni.
  • Mancano scelte architetturali complessive - al momento, nessuno si è fatto avanti seriamente per un progetto anche in Cloud - d’integrazione.
  • Ma soprattutto, mancano le competenze specifiche, l'assegnazione di ruoli e responsabilità, i sistemi di controllo e tutela, un piano con tempi e passi di attuazione: tutti elementi fondamentali e relativamente poco costosi, che però basterebbero da soli a iniziare a manifestare una reale volontà di dare concretezza alle idee.

In compenso, per ora, tutti in ordine sparso a reinventare la ruota, a farsi belli ai convegni....

 

Ultima modifica ilDomenica, 20 Ottobre 2013 10:04

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