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Jeremy Rifkin: la Terza Rivoluzione Industriale è Già in Corsa!

All'incontro organizzato dal MIP del Politecnico di Milano e Assolombarda, l'economista e futurologo americano, consigliere di Capi di Stato e Top Manager, ad un paio di anni dall'uscita del suo ultimo libro, dimostra che le sue previsioni si stanno avverando costituendo l'unica strada percorribile per la sopravvivenza del Pianeta...

Jeremy Rifkin a Milano 2013Jeremy Rifkin, oltre ad essere uno dei pensatori ed economisti di più chiara fama mondiale, Presidente di The Foundation on Economic Trends e professore dell’Executive Education Program della Wharton School, è ormai anche una mia vecchia conoscenza avendo avuto modo di incontrarlo più volte nel passato, tra le quali un'indimenticabile colazione di lavoro nel corso della quale ho avuto l'opportunità di parlarci faccia a faccia per oltre due ore filate. Era il tempo della presentazione del libro "L'Era dell'Idrogeno", molto stimolante sul piano intellettuale, ma in seguito piuttosto contestato per il bilancio energetico negativo che produceva la trasformazione di altre forme di energia in idrogeno.

Con il successivo libro, il suo diciasettesimo, "La Terza Rivoluzione Industriale", presentato su scala mondiale nell'ottobre del 2011, Rifkin ha "aggiustato il tiro", combinando tre fattori diversi in un unico scenario che gettava le basi per una radicale revisione del nostro modo di produrre e di vivere.

Da un lato, la svolta verso le energie rinnovabili - più un concetto, che una scelta vera e propria, oscillando tra fotovoltaico, eolico, geotermico in attesa ed in previsione che la ricerca porti nuove soluzioni per un vero e proprio salto di qualità, riservando all'idrogeno il compito di fungere da "magazzino trasportabile" degli esuberi temporanei o transitori di energia.

Dall'altro, un nuovo modello sociale/produttivo che, sulla falsariga di quanto avvenuto grazie Internet, con la democraticizzazione delle relazioni - non più da un "centro alla periferia", ma con tutti tra tutti in modo paritetico - porta ad immaginare uno scenario nel quale chiunque può attingere alle forme di energia libere e gratuite tipo il sole, fruirne o fornirle in un sistema globalizzato a chi le richieda.

Da ultimo, la necessità di nuove infrastrutture "intelligenti", capaci di mediare tra i diversi ruoli di fornitori e clienti in continuo interscambio, ricostruendo nuovi equilibri economici e sociali tra Paesi, Imprese ed Individui.

Nel libro "La terza Rivoluzione Industriale", che ho ampiamente recensito sul numero di Ottobre 2011 di Toolnews, laddove la prima è quella nota a tutti nata a fine '700 in Inghilterra con le macchine tessili a vapore e l'inizio dei processi di inurbanizzazione delle masse contadine che così si affrancavano dai ritmi dettati dalla natura per costruire nuovi rapporti lavoro/tempo libero; la seconda è quella attuale, incentrata sul petrolio e più in generale tutti i combustibili fossili, che ormai da anni è entrata in crisi e che sta determinando guerre tradizionali ed economiche per il controllo dei giacimenti; la terza è appunto l'alba della nuova era, "sostenibile" come evidenziato dagli organizzatori dell'incontro 2013, il Politecnico di Milano e l'Assolombarda. 

Modelli di Sviluppo Sostenibile

Lo spunto per l'incontro tenutosi nella gremitissima Aula Magna dell'Assolombarda, segno del grande richiamo di Rifkin e del Panel di relatori che, tra gli altri, annoverava lo stesso presidente dell'Associazione degli Industriali della Lombardia, Gianfelice Rocca, nonché Gianluca Spina, Presidente del MIP del Politecnico di Milano, è stata la pressione che il prolungarsi della crisi economica di questi anni sta esercitando sui modelli di sviluppo fin qui perseguiti, dando maggior peso ad aspetti quali la sostenibilità ed il rispetto delle risorse della natura. Rispetto che vuol dire "sfruttare le risorse che la natura ci mette a disposizione sapendo che hanno un valore e che sono limitate, anche quando sono abbondanti come l'aria, l'acqua o i raggi del sole.

I Pillar della Terza Rivoluzione Industriale alla luce dell'ultimo aggiornamento del 2013 

La prima premessa è che nel suo modello, Rifkin considera uno sviluppo a trent'anni, imponendo quindi di continuare a innovare per sfruttare al meglio i combustibili fossili, ma cominciando nel contempo ad attrezzarsi per affrontare il nuovo mondo. Quindi, parafrasando i concetti espressi da Rifkin, nella prima rivoluzione industriale siamo passati da una velocità 1 ad una velocità 10; nella seconda il salto è stato da 10 a 40, ma senza un altro cambio radicale a livello di tecnologie e sistemi produttivi, al massimo potremo fare poco meglio; nella terza dovremo passare da 40 a 70, esattamente come per una persona che prima va a piedi, poi in bicicletta, quindi cambia ancora mezzo prendendo una macchina, una moto, un aereo.

La seconda premessa è che si può parlare di Rivoluzione Industriale non unicamente grazie ad un solo cambiamento, ma al concorrere di vari fattori che nel caso specifico convergono per creare un nuovo mondo. Questi fattori, classificati da Rifkin in 5 Pillar sono:

  1. L'obiettivo che si è data l'Unione Europea di raggiungere entro il 2020 la produzione di almeno il 20% di energia basata su fonti rinnovabili.
  2. Le tecnologie, soprattutto fotovoltaiche, che consentono di produrre energia a partire dai raggi del sole, per cui convertendo in tale direzione anche solo una piccola parte dei quasi 200 milioni di edifici tra pubblici ed industriali dell'Europa molte organizzazioni si trasformeranno da "consumatori" a "produttori" di energia.
  3. Il poter operare a costi marginali nulli, consentendo di produrre grandi quantità di prodotti o servizi senza incorrere in costi aggiuntivi. Modello che si è già affermato nel mondo Internet dove una volta create le infrastrutture, il costo residuale di pubblicazione, condivisione, trasmissione di nuovi contenuti diventa pressoché zero. Fenomeno analogo si può ottenere producendo energia a partire dal sole, con tutta quella in eccesso che viene ceduta ad altri che ne hanno bisogno, tra i quali possiamo annoverare le aziende attrezzatesi per convertire l'energia residuale in idrogeno, che così diventa energia immagazzinabile, trasportabile e pulita.
  4. La creazione di reti di distribuzione affidabili ed intelligenti, capaci di operare in modo bidirezionale, cosa non prevista dalle reti attuali.
  5. La conversione di buona parte degli attuali motori a combustibili fossili in motori elettrici e/o a idrogeno.

Su tutti questi Pillar ci sono una quantità enorme di lavori in corso, per iniziativa delle principali case automobilistiche, dei produttori e distributori di energia, degli Enti Regolatori e anche della politica che ha fissato un traguardo che se qualche anno fa poteva sembrare ambizioso - nato anche con l'obiettivo di ridurre la produzione di CO2 per ridurre l'effetto di riscaldamento del mondo i cui danni a livello biologico potrebbero essere inestimabili - oggi appare essere sempre più alla portata di chi vi sta investendo.

Lo Stato dell'Arte della Terza Rivoluzione Industriale

Al momento della presentazione, l'ultimo libro sembrava proiettato molto in avanti, ma il costo del petrolio ormai stabilmente al di sopra dei 100 dollari al barile, lo tsunami in Giappone che ha aperto un grande interrogativo sull'energia nucleare e la turbolenza del mondo arabo/nord africano sembra abbiano accelerato i processi di terza industrializzazione, con risultati in alcuni casi sorprendenti. Due su tutti: la Germani, dove Rifkin sta lavorando intensamente e la Danimarca che sta facendo storia a sé.

In Germania - dice Rifkin - i valori del trattato EU 2020 sono già oggi stati raggiunti e superati, ma più che per questioni ecologiche per pura convenienza economica che si accompagna ad un importante progetto strategico. Oggi, la Germania è la nazione con il più alto tasso di PIL pro-capite del mondo, il che la pone in cima alla classifica della produttività industriale. L'energia, tuttavia, ha una elevata incidenza in tutti i costi industriali, così disporre di energia a buon mercato diventa un fattore competitivo cruciale per chi vuole eccellere su scala mondiale, senza penalizzare il costo del lavoro e quindi umiliare i lavoratori. Così, la Germania sta investendo pesantemente nelle energie rinnovabili, sebbene non sia in una condizione logistica di particolar valore non essendo molto soleggiata, ventosa, con lunghe coste né fenomeni geotermici. Eppure, nonostante tutto questo, quasi un quarto dell'energia oggi prodotta utilizza fonti rinnovabili e si stanno già affrontando i primi problemi connessi alla mancanza di infrastrutture moderne: nello scorso giugno, a causa di una serie di giornate particolarmente soleggiate, nella Baviera si sono dovuti scollegare circa 15.000 edifici che con i propri pannelli solari stavano provocando un sovraccarico delle linee che così rischiavano di bruciarsi. Ci immaginiamo cosa potrebbe succedere nel momento in cui gli edifici passano dalle migliaia alle decine di milioni?

Nel suo commento, nell'elencare le carenze della Germani - in associazione ai successi conseguiti - non a caso Rifkin ha scelto tutte caratteristiche che abbondano nel nostro Paese, aggiungendovi due elementi: "In Italia siete messi particolarmente bene, in quanto oltre ad avere una connotazione geografica favorevole e ad esser proiettati in collegamento tra Europa ed Africa, un continente emergente dal potenziale immenso, avete una cultura già orientata a creare modelli di imprese fortemente distribuite come dimostrano i vostri Distretti. In più, non vi mancano né la cultura, né l'intraprendenza o la capacità realizzativa, per cui subito dopo la Germania e la Francia che sta investendo molto in questa direzione, mi aspetto delle sorprese molto positive dall'Italia."

Ma qui credo che lo studioso americano pecchi di ottimismo, essendo decisamente innamorato del nostro Paese: come conclusione del libro "La  Fine del Lavoro", pubblicato nel 1995, dipingeva come modello vincente per lo sviluppo del futuro i nostri Distretti Industriali, a cominciare da quelli marchigiani delle scarpe o pugliesi dei divani, animati da imprese familiari di piccole e medie dimensioni fortemente interconnesse tra loro e con il territorio. Oggi sappiamo che la crisi ha colpito anche loro e che i nostri Governi, di ogni colore, senza politiche industriali incentrate sul medio/lungo termine e la creazione di valore e competitività non hanno certo contribuito a migliorare le cose....

In Conclusione, largo al pensiero positivo

La conclusione, comunque è interessante: "Per chiunque abbia voglia di fare, questo è un momento magico, nel quale andremo incontro a forti cambiamenti. Esattamente come accede all'inizio di ogni rivoluzione. Bisogna rifare le infrastrutture di distribuzione, ridefinire le regole commerciali, si possono creare nuove strutture produttive, sviluppare nuove tecnologie, concepire nuovi modelli di business e di impresa. E contemporaneamente si tratta di affinare l'esistente e di impostare dei piani di cambiamento a medio e lungo termine. L'Europa non è finita, ma deve darsi da fare: è ancora il mercato più ricco e grande del mondo, ha la cultura e le risorse per dar vita da un nuovo Rinascimento. Il Rinascimento della Terza Rivoluzione industriale per uno sviluppo sostenibile, in armonia con l'ambeinte."

"Fine del Lavoro, Modelli di Vita Italiani, Bel Paese": bello sentire queste parole da un futurologo, un economista, un uomo rispettato da tutti gli studiosi del mondo. Una ventata di vero ottimismo "motivato" che fa da eco positiva ai devastanti venti di crisi che impazzano quotidianamente sui nostri giornali e sulle nostre televisioni. Viva l'Italia!

 

Ultima modifica ilVenerdì, 19 Giugno 2015 15:28

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