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HP: quale profilo per il nuovo CEO?

HP: quale profilo per il nuovo CEO?

Le dimissioni "forzate" di Leo Apotheker da CEO di HP, immediatamente sostituito da Meg Whitman ci offrono un buon spunto di riflessione sulle attuali dinamiche delle mega-corporation e anche sulle caratteristiche che dovrebbe averne il Capo assoluto

La notizia è ormai nota, per cui basta accennarvi: nei giorni scorso l'Amministratore Delegato di HP, Leo Apotheker, a meno di un anno dal suo insediamento è stato dimissionato dal Consiglio di Amministrazione (CdA) dell'azienda in seguito ai deludenti risultati conseguiti sia nel valore delle azioni (passate da 42 a 24 dollari), sia nel rilascio dei nuovi prodotti. Il suo posto è stato preso da Margaret (Meg) Whitman, già CEO di e-Bay, dopo aver condotto varie aziende tra le quali The Walt Disney Company, DreamWorks, Procter & Gamble, Hasbro e da ultimo "gareggiato", ma senza successo, per il posto di Governatore della California, con un investimento personale di oltre 140 milioni di dollari (!) e, grazie a varie donazioni, più di 300 in totale.

Questo il punto di partenza, ora le considerazioni.

Innanzitutto, una domanda di forma: può un membro del CdA "licenziare" il suo CEO per poi prenderne il posto in forma stabile? Se questo fosse il caso, si aprirebbe un conflitto permanente tra le due figure, che invece dovrebbero collaborare in modo costante al futuro dell'azienda ed al miglioramento del suo valore, superando qualsiasi interesse personale. E dal momento che ritengo HP una "maestra di etica" - basti pensare a come non ha esitato a far dimettere Mark Hurd, il suo precedente CEO, nonostante i buoni risultati ottenuti, in seguito allo scandalo sessuale nel quale si è trovato implicato e sebbene alla fine si sia rivelato molto meno grave di quanto gli iniziali clamori non abbiano fatto pensare - sono quasi certo che la nomina di Meg sia stata determinata dall'esigenza di gestire nel modo più indolore possibile l'uscita di Leo. D'altronde, benché molto attiva e capace, nel suo passato Meg non ha mai condotto un'azienda delle dimensioni e della complessità di HP, avendo a che fare con un mercato IT già difficile del suo, ma reso ancor più controverso dalle due transizioni verso la consumerizzazione da un lato ed il Cloud Computing dall'altro.

I maggiori successi di Meg sono infatti riconducibili a quello conseguito in qualità di Presidente e CEO di eBay dove, tra il 1998 ed il 2008, ne ha gestito la crescita passando da 30 dipendenti a 15.000. Ma HP di dipendenti ne ha 300.000 distribuiti in tutti i Paesi del mondo, di linee di prodotto ne ha una caterva ed opera con fabbriche, con centri di erogazione servizi, con laboratori di ricerca e sviluppo tanto sul mercato Consumer quanto su quello Enterprise. Una complessità di gestione che anche a voler essere il più ottimisti possibile, non è certo riscontrabile nel CV di Meg. E allora?

Allora, un po' di dietrologia e proviamo a pensare positivo

Nella classifica 2011 delle Fortune 500 - che raccoglie le aziende più grandi del mondo - HP occupa la 11ma posizione, ben davanti all'IBM che è "solo" al 18mo posto. Posizione conquistata grazie a oltre 126 miliardi di dollari di fatturato e 8 di profitti. Per non parlare della liquidità che si misura in decine di miliardi di dollari, consentendole di pianificare qualsiasi acquisizione risulti coerente con la sua strategia. Già, la Strategia: è proprio questo il punto sul quale si sono arenati i numerosi CEO che si sono succeduti in questi anni, a cominciare da Carly Fiorina, la prima a "voler imprimere una svolta" all'HP.

Il vero problema, infatti, è innanzitutto "capire" cosa sia HP, al di là della sua posizione di mega-finanziaria del mondo IT. Facciamo qualche considerazione: produce stampanti e materiale di consumo principalmente per il mercato consumer nel quale ha una posizione di leader e dove realizza importanti profitti. Ma produce anche PC sia di fascia Consumer sia fascia professionale ed Enterprise, ponendola a cavallo tra due mercati molto diversi tra loro per logiche operative e distributive. Ci sono poi i Server, le Appliance, ma anche vari prodotti di elettronica avanzata al punto che, fino a qualche anno fa, l'azienda s identificava con lo slogan "HP Invent". 

Poi ci sono il software ed i servizi che sono andati molto a corrente alterna: dalla tentata acquisizione di Price Waterhouse nel mondo della consulenza voluta dalla Fiorina, all'assorbimendo di EDS realizzato da Hurd, con un investimento di circa 14 miliardi di dollari. Dalla serie di acquisizioni di aziende di software, successivamente dismesse o chiuse come nel caso dell'innovativa Blue Stone, prima azienda ad aver realizzato un XML Server!

Bene, ma come pesano in modo relativo queste attività sul piano dei ricavi e quello dei profitti? I Personal Computer valgono circa il 5% del fatturato, le stampanti ed il materiale di consumo il 17%, lo Storage ed i Server il 13%, i servizi il 16%, il Software il 20%. A questi vanno aggiunti i servizi finanziari (9%) ed il giro d'affari derivante dall'acquisizione di Pilot nel mondo degli Smartphones.

Il punto è che i margini non riflettono le percentuali del giro d'affari, essendo molto più alti nelle Stampanti e nei materiali di consumo ad esse connessi (che sembra realizzino quasi il 50% dei profitti tototali) e nel Software, rispetto ai PC ed ai Sever. Da qui, la strategia di investire nel Software e nei servizi, con anche la nomina di Leo Apotheker che proveniendo da 20anni di carriera in SAP poteva esser considerata la persona giusta al momento giusto. Scelta accompagnata dall'ipotizzato Spin Off della Divisione TSG, per intenderci, quella dei PC e dei Tablet.  

Nella sua azione, Apotheker è stato fermato "a metà del guado", più o meno come accadde a Carly Fiorina, sia pure con motivazioni molto diverse, ma accomunate dal mancato raggiungimento dei budget nel breve e dalla contestazione montante da basso. Perché? E, soprattutto, come comportarsi nel futuro? Chi dovrebbe condurre l'azienda?

Il profilo del CEO ideale

Ben lungi dal sentirmi in grado di tratteggiare il profilo ideale per la conduzione della compagnia, desidero evidenziare alcuni punti di criticità e stimolare una discussione tra chiunque voglia cimentarsi nell'esercizio.

Il primo punto è il presente: pensare ad una persona che sia specializzata solo in un settore è francamente molto difficile. Le tensioni principali sono determinate dai diversi orientamenti sui mercati (Consumer da un lato, Enterprise dall'altro), sull'approccio (Prodotti da un lato, Soluzioni dall'altro) e sulla composizione del conto economico che vede la contrapposizione del lavoro di fabbrica a quello consulenziale, con in mezzo pesi e approcci assolutamente diversi alle attività di ricerca e sviluppo.

Se a tutto questo aggiungiamo le difficoltà di gestire l'azienda come un'impresa, dovendo rispondere alle richieste degli azionisti - di creazione di valroe sul medio termine - ma anche come una finanziaria per soddisfare le esigenze degli investitori - di ritorno degli investimenti a breve - trovare il giusto compromesso non risulta per nulla facile.

L'importante, tuttavia, sarebbe definire una strategia e portarla avanti con coerenza: nel 2010, HP ha comprato 3Com e Palm, che operano nel mondo dell'Hardware, per annunciarne quest'estate l'ipotetico Spin Off, assieme all'intera Divisione PC. Tra il 2010 ed il 2011 sono state acquisite numerose aziende di Software, culminando nell'operazione da 10 miliardi di dollari che ha interessato Autonomy, la cui offerta amplia molto il portafoglio di HP, ma che va integrato con altri componenti.

Pensando quindi al futuro, all'orizzonte c'è il Cloud Computing verso il quale si stanno riposizionando tutti i Major Player con i quali HP si confronta (IBM, Microsoft, Oracle, Google) e per il quale HP dovrebbe ancora in parte attrezzarsi. Ma il punto vero non è questo: il Cloud Computing chiede ancora un cambiamento di approccio, passando dai prodotti e le soluzioni, all'erogazione di "servizi a contatore". Un'attività verso la quale l'antica anima di EDS può portare consistenti esperienze, ma che va fortemente rivitalizzata alla luce delle nuove dinamiche e dalla confluenza tra i due mercati Consumer/Enterprise.

C'è qualcuno che può vantare tutte queste competenze e che possa risultare "accettato" dall'organizzazione HP prima ancora che dagli azionisti? Da dove dovrebbe venire?

Un "esterno" a capo di una Federazione

Personalmente, non credo, ma ritengo che "disgregare" l'azienda per ridurne la complessità di pianificazione e gestione sia molto rischioso e porterebbe ad una perdita di identità del marchio e di riconoscibilità da parte del mercato e di tutti i partner che hanno sempre determinato il successo di HP. Così, la mia proposta sarebbe di individuare un personaggio esterno che abbia le capacità di mediazione per operare in sincronia con un Comitato composto dai capi delle singole Divisioni nelle quali è strutturata l'azienda, alle quali forse ne aggiungerei una di "Servizi di Cloud Computing", trasversale a tutte le altre, delle quali può divenire nel contempo cliente e fornitore.

Come figura punterei, ad esempio, su un economista con esperienze politiche che ne hanno sviluppato le capacità di mediazione, oppure su di un personaggio che proviene dal mondo della finanza o del marketing, con grande Vision dei trend economici e sociali a livello globale.

Non dovrebbe essere "un rampante", in quanto il suo compito sarebbe più connesso al Governo delle Divisioni, che non alla loro conduzione, per le quali invece ritengo siano necessari specialisti ed "illuminati". In altre parole, una persona meno propensa al rischio e più alla negoziazione, alla quale si debbono contrapporre, a capo delle varie Divisioni, persone innovative e capaci di decidere scommettendo sulle proprie idee e sul mercato, sfruttando le competenze maturate nelle specifiche aree nelle quali si trovano ad operare.

Una Federazione gestita da vari Governatori, con al centro un Presidente che funga da parafulmine contro le pressioni degli azionisti e degli investitori, ma anche da Bandiera nella quale tutti i dipendenti ed i clienti possano credere ed identificarsi. In base a questa impostazione, nonostante le critiche ricevute da più parti, grazie al suo passato Internet e di politico, Meg potrebbe essere una scelta rischiosa ma valida - specie alla luce delle indiscrezioni pubblicate ieri dal Wall Street Journal stando al quale la Whitman era già nella lista dei possibili candidati alla posizione di CEO all'epoca della nomina di Apotheker. Avrà tuttavia la capacità di condurre l'azienda maturandone una nuova Vision, ma con l'umiltà di assiliarne il DNA e di operare da mediatore tra i capi delle singole Divisioni, più che da protagonista come invece i suoi successi passati le darebbero il diritto di fare?

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Ultima modifica ilMartedì, 19 Marzo 2013 21:56

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