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Solito tran, tran. Si, No, Forse

Esaurita la tempesta della crisi, è arrivato il momento di governare l’onda lunga che segue sempre ogni perturbazione. Ed è qui che i “comandanti navigati”, dopo esser stati abili nel portare in salvo il proprio equipaggio si giocano le chances di fare un vero salto di qualità. A patto di prendersi qualche rischio, di “leggere” il mare ed il vento scegliendo la rotta migliore, di issare quante più vele possibile, attenti a non rompere nulla…

Così, ricominciato il solito tran tran, le notizie sono le solite: consistenti riduzioni di personale in tutto il settore, IBM e Oracle che continuano a comprare aziende complementari alla propria offerta, fusioni tra imprese più deboli, leggeri riassestamenti del mercato, dopo gli scossoni più clamorosi, tipo l’acquisizione di Perot Sistemi da parte di Dell, che segue le operazioni EDS/HP e Oracle/Sun.

Clima completato dalle indagini di mercato, che una volta di più ribadiscono che i CIO sono apportatori di innovazione, che contribuiscono alla definizione delle strategie ed alla formazione del valore aggiunto delle proprie imprese, ma che poi si lamentano dei tagli di budget che subiscono costantemente e del fatto che i loro soldi vanno in gran parte nell’integrazione dei sistemi esistenti e nella gestione operativa. Ma come? Quale mente sana ridurrebbe le risorse a quello che, stando alle dichiarazioni dei CIO, dovrebbe essere uno dei motori di sviluppo dell’impresa? E se “partecipano alla Definizione delle Strategie”, perché si lamentano di “subire tagli di budget”? Le decisioni dovrebbero essere prese in modo congiunto nell’ambito dei processi di definizione delle priorità per cui, al massimo, si sceglie di ridurre i budget per investire in aree con maggiori ritorni per l’impresa. O no?

In effetti, alla domanda specifica di qual è stato il principale progetti di innovazione condotto nell’ultimo anno, le risposte ricevute sono state “abbiamo fatto outsourcing”, “abbiamo comprato un nuovo ERP”, “abbiamo istituito un processo di Governance”. Già, ma l’innovazione dov’è?

La cosa che lascia più perplessi è la difficoltà citata da molti di gestire le richieste degli utenti, ovvero il “Demand Management”, al punto che un commento è stato: “Gli utenti ci formulano richieste che non siamo in grado di evadere. Ma siccome hanno budget ed autonomia, si rivolgono all’esterno, scavalcandoci e generando problemi di coerenza ed integrazione dei sistemi”. !!!!

Ok, proviamo a ragionare in altri termini: cos’è il Demand Management, se non l’attività di soddisfate il mercato? E cosa fa un “cliente insoddisfatto”? Facile, si rivolge alla concorrenza… Avercene, specie in questo periodo, di richieste da gestire: vorrebbe dire avere mercato. E vivaddio, se gli utenti chiedono: vuol dire che hanno bisogni, per i quali sono disposti a pagare, puntando ad accrescere il valore e la competitività dell’azienda. Questo presuppone un radicale cambiamento di atteggiamento e di organizzazioni di molte Direzioni Sistemi che anziché gestire “budget assegnati”, dovrebbero cominciare a ragionare in termini di “gestione ordini”, assicurando ai propri clienti le migliori soluzioni, usando indifferentemente risorse interne o fornitori esterni. Altro che l’outsourcing come soluzione per togliersi i problemi di torno, accentuando così l’impressione che l’EDP è più un male necessario che non un fattore vincente per l’innovazione.

Ben diverso è il discorso sui tagli che sta subendo l’intero settore IT, nazionale ed internazionale. Credo infatti che siamo in presenza di un fenomeno strutturale, più che contingente. Alcune considerazioni al proposito: quante banche autonome, ciascuna dotata di propri sistemi, c’erano in Italia 20 o anche solo 10 anni fa? Se consideriamo che il settore finanziario pesa sul mercato IT per oltre il 20%, visto che tra concentrazioni e consorzi il numero di banche si è ridotto oggi a qualche decina, diventa evidente che il problema di trovare nuovi clienti è sempre più difficile.

Il fenomeno, che comunque, non riguarda il solo settore finanziario, è aggravato dai frutti dell’innovazione tecnologica che hanno incrementato la produttività di chi lavora nell’IT e la possibilità di farvi economie di scala. Pensiamo, ad esempio, agli strumenti di sviluppo, ai pacchetti applicativi, alla virtualizzazione o, in prospettiva, al Cloud Computing. Il denominatore comune è che tutti questi elementi, se ben impiegati, concorrono a far di più con meno, esattamente come nell’industria automobilistica dove per fare un’auto occorrono oggi un quarto o un quinto degli addetti di una volta. E’ un male o un bene?

In compenso, nascono nuove imprese –tipo le Web Agency, i trader del commercio elettronico, le agenzie di viaggi su Web – in settori che prima non esistevano o che svolgono attività tradizionali in modo innovativo. E queste hanno successo: pensiamo alla RIM che con il BlackBerry ha trasformato l’uso della posta elettronica e si prepara a farlo anche nella gestione dei processi aziendali e commerciali.

In conclusione, il solito tran tran, sì, ma per chi guarda avanti attraverso lo specchietto retrovisore e preferisce crogiolarsi in un passato glorioso, anziché contribuire a costruire un futuro mirabolante!

Ultima modifica ilVenerdì, 19 Giugno 2015 15:33

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