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La crisi è finita: torniamo in pace

Finalmente, si ricomincia a lavorare e a parlare di iniziative, anziché di crisi. Già, perché una crisi, per sua stessa definizione, si riferisce ad uno stato transitorio, non ad una condizione permanente. Se la condizione permane, vuol dire che si tratta di uno nuovo stato al quale dobbiamo adeguarci e non di un momento nel quale prendere provvedimenti straordinari...

Ad ogni modo, pensiamo positivo e valutiamo alcuni dati di fatto. I tassi di crescita dei PIL hanno svoltato da segno negativo a segno positivo e se anche in valore assoluto sono tornati ai numeri di qualche anno fa, il segnale da percepire è che il picco dei tagli è ormai passato, mentre continueranno gli aggiustamenti per molte aziende. Alcune delle quali, però, stanno già cominciando a riassumere, ad attivare nuovi progetti, a lanciare nuovi prodotti, forse anche a scapito di altre che a causa della loro poca competitività hanno chiuso o sono state acquisite. Cosa che forse, presto o tardi, sarebbe comunque accaduta.

Così, come era intuibile, si ricomincia a lavorare pensando anche al futuro e non solo a sopravvivere nel presente. Valutiamo però alcuni elementi oggettivi:

  • ? La crisi è stata per tutti? No, decisamente no. Alla fine di Agosto, Fortune ha pubblicato la lista delle compagnie con i più alti tassi di crescita, ponendo al primo posto la RIM (Research in Motion), produttrice del BlackBerry, con un profitto per azione passato dai 2,26 dollari per azione del 2008 ai 3,43 del 2009. Al secondo posto la Sigma Designs, produttori di semiconduttori integrati “System-on-a-Chip”, quindi dalla cinese Sohu.com, seguita dalla Ebix, autrice di alcune applicazioni software per il settore assicurativo proposte in forma “On Demand”. La lista (www.cnbc.com/id/32389767) prosegue con una serie di altre compagnie per le quali il 2009 non potrà esser certo ricordato come un anno di crisi… Idee, innovazione, coraggio e, perché no, un po' di fortuna, ma puntiamo ad emulare chi ha successo, anziché allinearci al pianto comune!
  • ? Si può parlare di crisi in questi casi? Rimanendo sempre a Fortune, tradizionalmente in agosto viene pubblicata la nuova lista delle 500 aziende più grandi del mondo. Nei primi 20 posti ci sono tutte aziende che presentano crescite di fatturato anche superiori al 20%, come nei casi dell'olandese Royal Duth Shell (prima della classifica) con il 28.8%, dell'inglese BP con il 25.9%, l'americana Chevron, la francese Total e persino l'ENI che si colloca al diciassettesimo posto con una crescita del 32.2%. Certo, i dati sono in parte “drogati” dal fatto di riflettere in molti casi le chiusure di bilancio del 31 dicembre 2008, diciamo a solo metà “crisi”, ma…. Brutto, veramente brutto! Tutte aziende del comparto “energia”, segno del crescente peso che questa voce ha sui bilanci della nostra società nel suo insieme, mentre le aziende del comparto auto sono globalmente in netto calo, a dimostrare invece che forse di macchine nuove non ce n'è poi così tanto bisogno…. Guardiamo invece ai profitti: tolto il comparto petrolifero, a svettare è come al solito Microsoft con una crescita del 25,7%, per un totale di oltre 17 miliardi di dollari, circa il 29% sul fatturato (!). Subito alle sue spalle, General Electric con profitti analoghi, in flessione del 21,6% rispetto all'anno precedente, ma pur sempre pari ad oltre il 9% sul fatturato. Non distante da loro, IBM i cui profitti sono cresciuti di oltre il 18%, quasi il 12% rispetto al fatturato. Possiamo considerare queste aziende in crisi? A sentire i loro manager, pressati da continui tagli dei budget e di personale indubbiamente sì, e forse anche nell'ottica finanziaria che vuole le aziende in continua crescita, ma da un punto di vista oggettivo possiamo davvero considerarle come aziende in crisi? E se anche i risultati 2009 saranno ancor peggiori, possiamo presentarli come “drammatici”? Proviamo magari a ridimensionare le aspettative e a guardare più da vicino i fatti come stanno!

Certo, raccontare queste cose al mio amico che faceva l'autotrasportatore e che riprendendo il lavoro la scorsa settimana ha trovato l'azienda chiusa – per sempre – o al barista dove facevo colazione quest'estate che è rimasto con le serrande abbassate, nonostante avesse dovuto riaprire subito dopo ferragosto non è facile e diventa complesso spiegare loro che di crisi non dobbiamo più parlare, ma in fondo, già da quale tempo non vado predicando che ciascuno deve essere IMPRENDITORE DI SE' STESSO?

Coraggio, torniamo al lavoro e facciamo bene quanto ci spetta: non ci sono più scuse e, come sempre, il lavoro premia!

Ultima modifica ilVenerdì, 19 Giugno 2015 15:31

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