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Con l'attivazione della nuova Timeline di Facebook, parlare di Privacy ha sempre meno senso”

Con l'attivazione della nuova Timeline di Facebook, parlare di Privacy ha sempre meno senso”

Riprendo il tema della Privacy che avevo già affrontato lo scorso luglio, in seguito alle vicende che avevano visto sugli scudi Ruper Murdock con il suo Newsweek, stimolato da un nuovo annuncio di Facebook.

Dopo un paio di false partenze, la annunciata funzione Timeline di Facebook dovrebbe finalmente partire il 19 Ottobre, dopo di che il nostro passato non avrà più segreti per nessuno!

La funzione è già attualmente disponibili agli sviluppatori, o per lo meno a quelli che si registrano in tal modo all'atto della registrazione su Facebook, per cui i ritardi non sono dovuti a fattori tecnici, ma quasi esclusivamente di carattere legale, essendosi aperta una controversia con i proprietari del sito timelines.com il cui obiettivo è proprio "registrare" la storia degli utenti.

Come al solito, c'è da presumere che la questione sarà alla fine risolta con una transazione economica, per cui, una volta rimosso l'ostacolo, via alla nascita del nuovo servizio. Ma il problema, diventa un altro: tanta cautela nel mettere a punto delle normative che tutelino la privacy, impedendo ad esempio alle aziende di correlare e divulgare i dati sui comportamenti delle persone - tipo gli acquisti di biglietti aerei, prodotti o servizi tramite carte di credito - per poi offrire a qualsiasi visitatore di Internet l'intera storia degli utenti, in buon parte raccontata dagli utenti stessi?

Al proposito, la posizione di Mark Zuckerberg è da sempre stata molto chiara, essendo lui stesso assolutamente contrario a qualsiasi forma di privacy ed avendo inserito i controlli che oggi esistono su Facebook più in seguito a pressioni esterne che non a veri convincimenti personali, ma come la mettiamo con chi cerca di difendere il rispetto delle normative vigenti?

Personalmente ho delle convinzioni, che però non sono certo possano essere la base per delle scelte assolute, per cui credo che il tema sarà oggetto ancora a lungo di forti discussioni e contrasti tra le linee più aperte e quelle più restrittive di ciascun Paese/Garante:

  1. Dal momento che Internet è un mondo globalizzato, non c'è Nomativa Nazionale che possa reggere: basta cambiare Paese e tutto diventa lecito, e in più non c'è una Polizia ed un Tribunale generale che possa intervenire per punire/bloccare comportamenti illeciti in una parte del mondo e consentiti in altre. Al massimo, si può tagliar fuori chi non rispetta normative comuni, cosa che però non ha un "organismo generale" al quale far capo, ma al massimo accordi tra Paesi.
  2. I dati sono pur sempre quelli immessi dagli utenti. Se non voglio che una cosa si sappia, non la pubblico. Posizione molto diversa quando le informazioni vengono "intercettate" o "carpite" in modo illecito o truffaldino. Ma questi comportamenti vanno puniti in quanto "furti", sempre che si riesca a disporre del potere di farlo...
  3. Tendenzialmente, se accompagnate dalle leggi ci fossero strutture in grado di farle rispettare, sarebbe meglio. Ad esempio, che dire delle decine/centinaia di telefonate che vengono fatte/subite dai Call Center nel tentativo di vendervi qualsiasi cosa, nonostante le molteplici richieste di esser eliminati dagli elenchi? Basterebbe punire in modo esemplare i mandanti una volta per tutte ed il problema, forse, sarebbe risolto. Ma la cosa non va ristretta solo al mondo Web...
  4. Con la "geolocalizzazione" i problemi si accentuano, in quanto chiunque mi osservi, sapendo dove sono, può "aggredirmi" o "sottrarmi dei beni" in funzione di dove sono o non sono. Ma anche qui, si tratta di scegliere se farsi geolocalizzare o meno...
  5. In generale, chi ha una vita "pulita" non si sente minacciato da possibili violazioni della Privacy in quanto non ha nulla da nascondere. Possiamo dire lo stesso per tutti?
  6.  

Infine, due considerazioni personali:

  1. I politici, gli attori, i divi dello sport sono abituati a subire violazioni della loro privacy, fatte spesso proprio in virtù della loro "condizione pubblica". Sta questo impedendo loro di tenere spesso comportamenti assurdi, vergognosi o totalmente immorali?
  2. Perché prendercela con chi raccoglie i dati in quanto riesce a trarne profitto rivendendoli? Buon per lui e per le idee che ha avuto. Non facciamoci condizionare dall'invidia, semmai dall'ammirazione per la capacità e tentiamo di prenderne spunto per superarlo!

A proposito, cos'ho mangiato oggi?

Lo dico al miglior offerente...

Ultima modifica ilMartedì, 19 Marzo 2013 21:34

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