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News of the World: dove comincia e finisce la Privacy?

News of the World: dove comincia e finisce la Privacy?

La chiusura di News of the World dello scorso 10 luglio, le scuse pubbliche di Rupert Dylan Murdoch, uno degli uomini più ricchi e potenti della terra, l'inquisizione attivata dal Parlamento inglese, le dimissioni dei vertici di Scotland Yard sono tutti segnali di uno scandalo mediatico che sta travalicando i limiti del passato, aprendo tuttavia una grande questione attorno al concetto di Privacy.

In Italia, così come in Europa e nella gran parte dei Paesi più avanzati del mondo, esistono precise normative che regolano quanto ammesso e quanto considerato violazione alla Privacy. Normative che in alcuni casi sfiorano il ridicolo, come nell'imposizione alle aziende di comunicare ai propri clienti e fornitori il fatto che le loro anagrafiche siano state registrate negli archivi per gestirne gli ordini, le consegne, la fatturazione.

Al di là di questi aspetti, ci sono però delle riflessioni che vanno fatte in relazione a quando si è legittimati ad acquisire determinate informazioni e a renderle più o meno pubbliche.

Facciamo degli esempi: chiedere in banca notizie in merito alla solvibilità di un proprio potenziale cliente può essere annoverato tra le azioni in violazione della Privacy. Anche porre sotto controllo il proprio telefono di casa per scoprire - o documentare - i tradimenti della moglie è considerata violazione della Privacy. Mentre pubblicare le telefonate intime o le foto osè di un politico o di una star dello spettacolo, no.

Dove inizia, quindi, e finisce la giusta protezione della Privacy?

La risposta può avere valore legale, morale, politico, economico o... Difficile da formulare, senza scontentare nessuno.

In ballo ci sono aspetti economici - certo che un "truffatore" sarà ben lieto di agire quanto più sotto la protezione della Privacy, e così pure un debitore, un pedofilo e via dicendo - a totale danno di chi ha invece comportamenti inappuntabili e totalmente trasparenti.

Nel contempo, è importante che certe informazioni non divengano di pubblico dominio per non esporsi a rischi di truffe o furti: così come non è consigliabile dare con la segreteria telefonica un messaggio del tipo "siamo in vacanza, torniamo a settembre", pubblicare su Internei i propri spostamenti, utilizzando ad esempio i servizi di geolocalizzazione, può divenire un invito ai ladri di visitare casa nostra...

In sostanza, se dal punto di vista tecnologico e normativo esistono gli strumenti e le regole alle quali riferirsi, in realtà occorrerebbe fare una profonda revisione del significato stesso di "privacy".

In altre parole, ha senso linciare sul piano mediatico chi è semplicemente stato denunciato, ma non ancora condannato? E, visto che da noi le condanne non si sa mai quando verranno emesse e quante volte verranno modificate, quando si dovrebbe esser legittimati a procedere?

Non è forse meglio "dimenticarsi" della Privacy, così come spesso suggerisce di fare Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook, anche se da questo lui riesce a ricavare profitti, vendendo dati e informazioni?

Ultima modifica ilMartedì, 19 Marzo 2013 21:40

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