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Enrico Giovannini, uno dei 10 saggi di Napolitano, tra i promotori della Sostenibilità

Il Presidente dell'ISTAT, uno dei Saggi nominati dl Presidente della Repubblica Napolitano per cercare di arrivare alla costituzione di un nuovo Governo, tra i fautori di nuova linea guida per la gestione delle imprese, basate sul concetto di sostenibilità.

Che in ITware crediamo fermamente nella necessità di superare il concetto di "crescita economica ad ogni costo", usando il PIL come indicatore primario ed i fatturati come ingredienti di base è ormai noto: abbiamo infatti introdotto il concetto di BUD - Benessere Universale Distribuito, e più di recente di BES - Benessere Equo e Sostenibile

Enrico Giovannini, Presidente ISTATNei giorni scorsi, proprio poco prima di esser incluso nel lotto dei dieci saggi che il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha nominato come comitato di emergenza per superare l'attuale crisi politica, il Presidente dell'Istat, Enrico Giovannini, assieme a Fulvio Rossi, Presidente di Csr Manager Network, la associazione dei responsabili delle politiche di sostenibilità delle maggiori aziende italiane, ha presentato una nuova iniziativa complementare a quelle più ampie del BUD e del BES, tesa a promuovere la diffusione e l'impiego di un set di indicatori di sostenibilità sui quali articolare anche le strategie di sviluppo delle imprese.

Si tratta di un insieme di parametri per valutare le prestazioni delle aziende sulla base delle prestazioni conseguite dal punto di vista ambientale, sociale e di Governance. Questo vuol dire rilevare regolarmente, cercando di migliorarli nel tempo, 10 indicatori precisi con i quali valutare il contributo delle singole imprese al benessere collettivo. Tra questi indicatori, i principali sono:

  • il valore economico diretto complessivamente generato e distribuito dalle singole aziende;
  • la sostenibilità ambientale con i consumi di energia suddivisi per fonti energetiche, la quantità di emissioni di gas serra e gli investimenti di carattere ambientale;
  • la qualità del lavoro, esaminandone gli inquadramenti contrattuali, il grado di turnover, le oredi formazione annue per dipendente, le differenze retributive tra uomo e donna, la capacità di prevenzione del disagio lavorativo.

Alla presentazione dell'iniziativa, Enrico Giovannini ha affermato: ''Questo progetto punta all'armonizzazione di concetti, definizioni e misure secondo schemi della statistica ufficiale e si ricollega all'altro progetto avviato dall'Istat in collaborazione con il CNEL, finalizzanto alla misura ed al conseguimento di un Benessere Equo e Sostenibile (Bes). Unendo l'impegno delle imprese e quello delle istituzioni si può creare più che in passato una spinta forte nella direzione del BES, ma a tal fine occorre definire meglio come costruire i dati per la CSR. D'altra parte, risulta ormai evidente da più parti l'importanza di sviluppare una rendicontazione che vada oltre i puri dati finanziari.»

Alla definizione del set di indicatori hanno contribuito alcune grandi imprese nazionali tra le quali Autogrill, Bureau Veritas, Enel, Generali, Hera, Holcim, Obiettivo Lavoro, Pirelli, San Pellegrino, Terna, Unipol, Vodafone e Gucci.

L'iniziativa è comunque stata accolta con molto favore da più parti, rafforzando la convinzione che indicatori come il BUD o il BES siano ormai un'esigenza sentita sua a livello manageriale che - speriamo - anche politico. A questo proposito, Fulvio Re, Marketing Manager di Lexmark in Italia, ha ribadito che: "Gli indicatori di sostenibilità costituiscono uno strumento utile per valutare in modo effettivo il contributo delle aziende al benessere del Paese.  E’ facile pensare che nei momenti di crisi economica le imprese abbiano la tendenza a limitare le attività legate alla responsabilità sociale, ma non è del tutto vero. Da un recente studio condotto dalla Camera di Commercio di Milano, per esempio, è emerso che 6 imprese su 10 del milanese hanno introdotto interventi di Corporate Social Responsibility, e che il 57,9% delle imprese che già praticava questo tipo di interventi non li ha ridotti. Anzi, è proprio in momenti critici come quello che stiamo vivendo che le scelte di CSR hanno maggior rilevanza. La grande crisi in atto, infatti, evidenzia un serio problema di credibilità e di fiducia del singolo nei confronti del mondo delle imprese. Ed è proprio in questo contesto che le aziende devono manifestare interesse nei confronti degli aspetti sociali. Un’azienda deve necessariamente essere il risultato del duplice legame di reciprocità fra impresa e società: un’istituzione economica che non solo importa dal contesto socio-economico valori, norme e regole sociali, ma che vi esporta anche valori, conoscenze, cooperazione".

E per tradurre le intenzioni in fatti, Fulvio Re ha aggiunto: "Lexmark rientra in questo zoccolo duro e in questi anni abbiamo sempre dimostrato un forte impegno come azienda socialmente responsabile nella comunità globale, che si traduce nel pieno rispetto di legge e norme dei Paesi in cui operiamo e nella valutazione costante delle nostre pratiche di lavoro in base al principio di sostenibilità. I nostri principali obiettivi in ambito CSR riguardano la riduzione delle emissioni di gas serra (dal 2005 al 2011, Lexmark ha ridotto le emissioni del 29%), la partecipazione al Carbon Disclosure Project (iniziativa internazionale atta a valutare le strategie di risposta alla sfida del Cambiamento Climatico da parte delle aziende più importanti nel mondo) e la conservazione e il riutilizzo dell’acqua (nel 2011 Lexmark ha registrato una riduzione pari al 39% nel consumo di acqua rispetto al 2005).

 

Che si tratti di BUD, di BES, di indicatori di sostenibilità o altri strumenti ancora di là da venire, è ormai chiaro che il PIL e la crescita non possono essere i dogmi sui quali continuare a sviluppare le strategie imprenditoriali e politiche. Speriamo quindi che questi concetti penetrino sempre di più nella società civile e segnino il vero fattore di cambiamento degli anni a venire.

Ultima modifica ilLunedì, 01 Aprile 2013 12:05

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