Menu

Un'azienda può ancora vivere senza sito Web o con uno di vecchia generazione?

Un'azienda può ancora vivere senza sito Web o con uno di vecchia generazione?

Ormai, il Web ha soppiantato le Pagine Gialle, le Guide del Telefono e, grazie ai nuovi servizi di "recensione On Line", anche il passaparola. Così, se non sei sul Web, non esisti. Ma se fare un sito costa poco, farlo funzionare può essere molto impegnativo. E mentre un sito fatto alla bene e meglio può non produrre alcun risultato, uno fatto male può persino essere controproducente. Ma allora, cosa fare?

Qualche anno fa, sulle televisioni nazionali è passata una pubblicità tambureggiante nella quale, grazie a Internet, un allevatore di polli di un paesino italiano vendeva le uova di propria produzione ad un cliente in Nuova Zelanda. Messaggio di impatto - tipico degli spot pubblicitari - ma nel quale ben pochi potevano identificarsi, specie se si ragiona in termini economici e competitivi. Ma non così lontano dalla realtà di oggi.

Quest'estate ho conosciuto alcuni produttori di vino - piccole cantine siciliane - che grazie ad Internet esportano gran parte delle loro bottiglie in Paesi dove non hanno mai messo piede, così lontani da non giustificare neppure alcuna azione di vendita: Giappone, Canada, Norvegia. Eppure, grazie alla rete ed alla possibilità di effettuare pagamenti On Line e tracciamento continuo delle consegne questa è divenuta una nuova realtà quotidiana.

Casi sporadici, è vero, ma cosa facciamo se abbiamo bisogno di un elettricista, di una baby sitter, di un qualsiasi prodotto nuovo o usato che sia? Quanti partono nelle proprie ricerche dalle tradizionali Pagine Gialle e quanti invece da una ricerca su Google?

Adattarsi alla nuova realtà

Basta fare un giro su Internet per accorgersi quante aziende ancora oggi non hanno un sito o, peggio ancora, ne hanno uno scadente, con informazioni datate, incomplete, introvabili. Siti che in molti casi risalgono al primo boom Internet, periodo nel quale si pensava fosse la nuova Eldorado del commercio, per fatti in fretta e furia - 4 o 5 pagine in tutto - per poi essere altrettanto in fretta abbandonati al proprio destino. Eppure, per fare un sito più che dignitoso basterebbero pochi soldi, magari sottraendoli a quelli spesi per le inserzioni sulle Pagine Gialle o in altri piccoli rivoli di comunicazione divenuti ormai obsoleti.

Il problema, tuttavia, non è tanto fare un sito, ma renderlo visibile e funzionale. Cosa per la quale le grandi organizzazioni sono ben attrezzate sia sul piano economico, sia per le competenze e l'abitudine a comunicare, mentre per le aziende piccole e medie tutto ciò può costituire un problema pressoché insormontabile. Da qui, la nuova generazione delle soluzioni Web, sempre più intersecate con i Social Network, seguendo una logica molto simile a quella di "dove collocare il proprio negozio". Concetto che illustro con un esempio "della strada".

Il Grande Brand, il negozio superspecializzato o dotato di un'offerta esclusiva potrà collocarsi dove meglio crede sul territorio. Per far arrivare la gente investirà quindi in pubblicità o su scala globale, o nelle nicchie dei mercati ai quali si rivolge. In altre parole, provvederà autonomamente a "generarsi il traffico" di clienti e potenziali tali. E tutti gli altri? Cercheranno di mettersi nel centro della città o in prossimità dei posti di maggior transito - la Stazione, i Centri Commerciali, lo Stadio - per fruire del traffico "generato da altri".

Bene, questo è esattamente quanto si dovrebbe fare con i siti: se abbastanza forti e attrezzati, si potrà provvedere a creare il proprio e generarvi il relativo traffico. In caso contrario, sarà meglio posizionarsi dove il traffico transita in modo naturale. Dove? Ovviamente su Facebook e gli altri Social Media più popolari, per un'offerta generica, o su quelli specializzati per settori o territorio in tutti gli altri casi.

Ma, in soldoni?

Ok, ma sul piano operativo tutto questo cosa vuol dire? In sintesi, che:

1. Bisogna creare un proprio sito di qualità, rendendolo visibile in modo autonomo alle nicchie di mercato alle quali ci si rivolge. Se cerco un Centro Revisioni Auto a Pavia, non è detto che sceglierò il primo della lista che mi compare su Google, ma difficilmente scorrerò varie pagine, mentre controllerò i siti dei primi cercando sede e telefono, orari, tipo di servizio, tempi e costi per la revisione. Il primo che mi convince sarà quello che contatterò, e magari con il quale combinerò l'appuntamento. Per fare un sito di questo genere, bastano poche pagine, ma ben mirate e la capacità di individuare le parole giuste con le quali renderlo visibile a Google.

2. Il sito potrà essere autonomo, ma su di esso si potrà arrivare, ad esempio, attraverso pagine di Facebook sulle quali aggregare comunità di simpatizzanti, clienti, amici. Operazione semplice da farsi e molto meno costosa che creare i Gruppi di Interesse, i Forum e tutte le altre occasioni di aggregazione che accomunano i siti di maggior dimensione. Supponendo di avere un ristorante, si potranno pubblicizzare eventi tipo serate a tema, menù particolari o assaggi enogastronomici, rendendoli subito visibili a tutta la propria comunità di riferimento.

3. Sempre attraverso Facebook - o siti similari - si potrà acquisire anche credibilità nei riguardi dei propri fan pubblicando articoli, commenti, suggerimenti, o anche rispondendo a domande. Ad esempio, un avvocato potrà esprimere opinioni in riferimento a nuovi schemi legislativi, mentre un dentista potrà illustrare nuove tecniche di cura, dando visibilità alle proprie competenze. Sempre senza infrangere le regole della deontologia professionale delle rispettive categorie che impediscono di fare pubblicità. Naturalmente, le risposte - e tutti i contenuti - potranno iniziare sul Social Network, per poi rimbalzare i lettori sul proprio sito. Sito nel quale la pagine di arrivo dovranno esser ben studiate.

Naturalmente, si tratta di investire un po' di tempo in queste attività - eventualmente avvalendosi dei sempre più numerosi fornitori di servizi esterni - e di continuare a fare, essendo consapevoli che alla lunga questo sistema paga, ma che si tratta di un percorso nel quale l'esito di ciascuna azione è difficilmente prevedibile.

I razionali

Infine alcune considerazioni alla base di questa nuova impostazione:

1. La gran parte della gente si connette quotidianamente ai propri Social Network, mentre ben più raramente va a visitare i siti delle singole aziende. Esattamente come con le vetrine del centro: non entro tutti i giorni nei negozi, ma le vetrine le guardo sempre. Quando sarà il momento, avrò un punto dal quale partire...

2. Come in un Centro Commerciale, posso guardare, entrare nei negozi, farmi un'idea, senza presentarmi né esser aggredito da alcun venditore: è un modo molto meno impegnativo di prendere informazioni, per poi scegliere quando sarò più orientato. Per l'azienda è anche un risparmo rispetto all'inseguire Leads impossibili!

3. E' già tutto predisposto: con un click posso coinvolgere altre persone, le quali a loro volta saranno facilitate nel passaparola. Se si darà una buona ragione ai propri fan per reclutarne altri, l'effetto virale sarà molto più dirompente che passando attraverso il sito di proprietà diretta di una singola azienda.
4. Ci si sente a proprio agio: le persone sono ormai abituate alle interfacce dei propri Social Network. Usarle vuol dire evitare problemi di navigazione, dubbi, perplessità su cosa può accadere dopo. Quindi, sentendosi maggiormente a proprio agio, le persone potranno valutare meglio i contenuti e agire di conseguenza.

Ultimo punto, ma forse il più importante: una strategia di questo genere costa abbastanza poco, ma assicura risultati anche nel breve.

Provare per credere!

Ultima modifica ilLunedì, 01 Luglio 2013 17:27

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

Torna in alto