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Va bene il Business, ma Etica, Professionalità e Rispetto per le persone, non contano più nulla?

Com’era facile immaginarsi, anche nel settore dell’IT, il 2009 è partito all’insegna dei licenziamenti di massa, delle chiusure di aziende, di tagli ovunque possibile.

Leggendo le news di questa settimana, sorgono però spontanee alcune considerazioni che vorrei condividere con chiunque voglia dire la sua:

1. Nortel: ad un mese di distanza, il suo CEO ne annuncia dapprima una serie di tagli, poi la richiesta di Amministrazione Controllata.

2. EMC e Oracle: i loro Manager dichiarano che le aziende sono profittevoli, che raggiungono risultati come mai prima, e come ringraziamento a chi li ha aiutati a raggiungere tali traguardi, eseguono pesanti tagli di personale, lasciando presagire che altri ne seguiranno, così da continuare a fare utili anche nel corso della prossima temuta crisi.

3. Yahoo! presenta il nuovo CEO, una navigata Manager di 60 anni che per condurre l’azienda creata da Young si è garantita un pacchetto retributivo che in “bonis” può arrivare a valere per il solo 2009 a 19 milioni di dollari di paga – tra stipendio, bonus e azioni – mentre non è ancora noto cosa potrebbe accadere in caso di rapida cessione dell’azienda….

Ora, d’accordo che “fare impresa” è sicuramente un compito difficile e rischioso, ma siamo sicuri che operare puntando sempre a massimizzare la redditività sia la strategia più giusta da seguire? Personaggi quali Jerry Young, Bill Gates o Steve Jobs hanno scritto il Budget e si sono dati stipendi da favola prima ancora di iniziare, dal garage di casa, a sviluppare nuove idee e prodotti destinati a cambiare la storia dell’IT e non solo? La lista degli innovatori potrebbe continuare a lungo, con nomi, ad esempio, tipo quello di Philippe Kahn fondatore della Borland del mitico Turbo Pascal e di Delphi, che da quando è uscito dall’azienda appare ormai da anni allo sbando, nel tentativo di riconquistare la redditività perduta, trascurando il fatto che questa dovrebbe essere il frutto di vendite di prodotti innovativi e di valore. Imprenditori che hanno avuto idee brillanti, hanno gettato il cuore oltre all’ostacolo e, senza guardare troppo ai libri contabili, hanno creato aziende per le quali era un piacere ed un onore lavorare.

Dopo di che, sono subentrati i principi finanziari, e le aziende si sono trasformate. Young, lo abbiamo scritto sin dall’inizio, ha sbagliato a non accettare l’offerta di Microsoft, grazie alla quale avrebbe forse perso il comando, ma avuto una nuova base dalla quale partire per traguardi ben più elevati di quelli che poteva raggiungere da solo, e che alla luce dei fatti non raggiungerà più. La sua creatività verrà offuscata dalle strategie del nuovo Management che, come in un film già visto, taglierà il tagliabile (investimenti in ricerca, settori non profittevoli, personale di supporto e amministrazione), cercherà di massimizzare i profitti a breve termine e poi, appellandosi al clima sfavorevole o all’impossibilità di trovare nuove strade, cederà al migliore offerente – forse ancora Microsoft o qualche altro colosso dei Media o delle Telecomunicazioni. D’altronde, creatività, competenze tecnologiche e capacità di innovare non sono certo le qualità richieste a chi si occupa di finanza… Ma, ha senso, ed è giusto che costoro, manovrando a livello finanziario, riescano a guadagnare cifre come quelle pubblicate per il nuovo CEO di Yahoo!?

Stesso discorso per il CEO di Nortel, nel qual caso la cosa è aggravata dal destino che sta riservando all’azienda. L’Amministrazione Controllata non va equiparata al fallimento, con conseguente chiusura: probabilmente l’azienda verrà ceduta, avendo però fruito di alcuni benefici nel trattamento del personale, dei fornitori e di tutti i suoi creditori. Ma è giusto che chi porta la propria organizzazione su questa china, alla fine del percorso rischi di guadagnare delle buonuscite multimilionarie? Il compito dei Manager non dovrebbe essere creare valore per il mercato, attraverso la quale si genera valore per l’impresa, e di conseguenza per gli azionisti? Perché, per liberarsi di Manager che anziché sviluppare o rilanciare le aziende che gli sono state affidate ne hanno peggiorato le condizioni si usa liquidarli con somme da favola?

Steve Jobs, quando rientrò in Apple nel tentativo di salvarla dopo anni di cattiva gestione da parte di Manager incapaci di seguire gli insegnamenti e lo spirito, non chiese stipendi e garanzie, ma uno stipendio di 1 dollaro all’anno. E l’azienda rifiorì, divenendo la star che tutti oggi conosciamo, Non solo con l’iPod e l’iPhone, ma anche con i PC dei quali molti volevano la dismissione. Sono questi i veri talenti da ammirare, e speriamo che Steve si rimetta presto in salute, così come ha già fatto nel passato…

E a proposito di talenti, l’ultima considerazione: su Toolnews, Gian Berton da mesi sta professando la necessità da parte delle aziende di cercare, sviluppare, valorizzare i talenti. Ma come può pensare una persona di valore di operare per un’azienda che per decisioni prese dall’altro capo del mondo, oggi con domani viene liquidata con la fatidica frase “Grazie, ma non abbiamo più bisogno di lei”? Altro che talenti: qui c’è un vero problema di motivazione, che si traduce nella mancanza di passione nelle cose che si fanno e nella volontà di assumersi impegni e rischi. Perché impegnarsi più di tanto, dare il meglio di sé, quando comunque le aziende dimostrano di non dar alcun valore all’apporto dato dal proprio personale? Anche qui, il film è sempre quello: al capo viene dato il compito di far fuori i propri collaboratori, dopo di che arriva il suo turno di esser liquidato. Il tutto, all’insegna della massimizzazione dei profitti. A questa stregua, perché lavorare per aziende di questo genere, se non per ricavarne positivi ritorni personali, possibilmente sull’immediato?

Ma così si fa impresa?

Tra i tanti problemi creati dalla Globalizzazione – al di là di alcuni vantaggi non sempre tangibili – c’è anche quello della spersonalizzazione dei rapporti e della traslazione delle responsabilità: elementi quali etica, correttezza professionale, impegno tra individui, nel mercato globale scompaiono, lasciando spazio a comportamenti più da corsari, dove se le leggi di un paese mi puniscono, posso sempre trovare riparo in un altro. Dove la colpa è sempre di altri, e vige la priorità del breve termine.

E’ questa la società che vogliamo e che stiamo costruendo per i nostri figli?

Personalmente non la penso così: nel corso di tutta la mia vita professionale ho puntato a non avere Clienti, Fornitori, Collaboratori, ma persone con le quali operare, comprando, vendendo o lavorando assieme per raggiungere obiettivi comuni. Cosa che, per esempio, ha permesso alla mia azienda di superare ogni tipo di ostacolo e di valorizzare sempre i rapporti con le persone. Giusto? Sbagliato? Si possono fare delle azioni per ristabilire un clima sociale più incentrato sulle relazioni e meno sul Dio Profitto?

Ultima modifica ilDomenica, 26 Aprile 2015 08:11
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