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Social Media: la classifica aggiornata ad Agosto 2017. Su quali conviene puntare!

I Social Media sono assimilabili al Bar dell’era Web: luoghi di incontro e scambio di idee tra persone eterogenee, spesso con cultura, fonti, percezioni molto diverse tra loro. Dietro il “banco”, non c’è però il barista che guadagna sulle consumazioni, ma chi cerca di sfruttare commercialmente le situazioni in modo più o meno diretto. Così, avventori dei Social, gestori e inserzionisti sono accomunati dall’interesse di individuare i siti da frequentare per avere le migliori occasioni d’incontro e/o sfruttarne il passaggio a scopi commerciali. Sapere quanto valgono i Social Media e come si riposizionano nel tempo ha quindi un grande valore per entrambi...

Personalmente, non conosco ancora Brunello Cucinelli (@Cucinelli‏) il fondatore dell’omonima azienda ormai simbolo dei capi di cashmere di qualità nel mondo, ma mi riprometto di farlo non appena ne avrò l’occasione (la sua sede milanese è a pochi passi dalla sede della mia azienda)… In compenso, ho letto e ascoltato molte sue interviste, in alcune delle quali sottolineava di non aver studiato molto da piccolo, ma di aver frequentato assiduamente il bar del paese dove grazie all’incrocio di culture diverse ha svolto la sua vera “Università Imprenditoriale e Formativa”. Per questo, forse, tra i suoi canoni di gestione ci sono ai primi posti le persone e il loro benessere anziché il ROI (Return On Investment), il ROE (Return On Equity), il ROA (Return on Asset), i tipici parametri di estrazione economico/finanziaria. Eppure, il successo dell’impresa che ha realizzato parla da sé, dimostrando che c’è una via tangibile e alternativa ai programmi forzatamente di breve termine che inducono a pianificare gli indici di carattere finanziario.

C’è un secondo personaggio che desidero citare all’inizio di questa classifica, che assegna al Bar un ruolo cruciale nella proiezione verso il futuro degli attuali modelli del lavoro. Il suo nome è molto famoso, specie nelle comunità economiche e finanziarie, essendo autore di una quindicina di libri di grande successo. Mi riferisco a Jeremy Rifkin che nel 1995 scrisse il libro intitolato in italiano “La fine del lavoro” nel quale anticipava alcuni fenomeni attuali asserendo che “La produttività è un parametro da utilizzarsi per le macchine. Qualsiasi attività nella quale conta la produttività presto o tardi sarà automatizzata, sostituendosi al lavoro dell’uomo. Quindi quale sarà il lavoro dell’uomo? Il suo compito sarà esprimere creatività e bellezza, combinando in modo innovativo cultura, sensibilità e un profondo interscambio tra persone, mentalità e punti di vista diversi. Elementi sui quali l’automazione non è applicabile. Un esempio? Da un pezzo di marmo posso ricavare piastre per pavimenti e calcolarne quanti metri quadri se ne possono produrre all’ora. Ma posso creare anche la Pietà di Michelangelo, al quale non posso certo chiedere quanto marmo lavora all’ora. E quale sarà il posto di lavoro dove sviluppare l’interscambio culturale più profondo, in quanto non strutturato e informale? Il Bar.

Declinato in tempi moderni, il Bar viene sostituito – o integrato – dai Social Media, con una serie di vantaggi e alcuni pericoli: la presenza fisica non diventa più una condizione prioritaria, aprendo i confini di spazio e tempo, i contenuti possono essere arricchiti e integrati da fonti, suoni e immagini che ne ampliano la consistenza, le barriere tra persone si riducono, superando i limiti dati da fattori quali la timidezza o la difficoltà di farsi ascoltare. Per contro, i pericoli sono rappresentati dagli estremismi che possono esser portati avanti grazie al parziale anonimato, da un uso distorto delle informazioni o, peggio, dalla creazione di notizie false – le cosiddette Fake News – sulle quali vengono poi costruite teorie e discussioni che rasentano l’assurdo. Un po’ come quando al bar qualcuno lancia una notizia falsa – appositamente o anche credendola vera – scatenando le reazioni dei presenti. Solo che, mentre i confini del Bar sono dati dalle sue pareti, quelle del Web spaziano a livello globale, con effetti potenzialmente molto più dirompenti che non una semplice affermazione tanto gratuita quanto assurda..

Tornando quindi al tema principale di questo post, vediamo quali sono i Social che conviene frequentare in quanto più popolati e affini alle motivazioni che ci portano a frequentarli. I dati sono ricavati dalle rilevazioni effettuate da Dreamgrow.com a livello USA e Globale e si riferiscono alla fine di giugno 2017.

Top Social Media Global

In questo post, correlo le due cose, puntando l'attenzione sulla constatazione che in ballo non penso ci sia la semplice "trasformazione digitale", quanto la necessità di procedere con una profonda revisione dell'intera impostazione delle aziende, messa in discussione proprio dalle tecnologie digitali, dall'imperativa necessità di operare in base a dati più che ad opinioni e ad un cambio di mentalità e atteggiamento da parte prima di tutto dei clienti/utenti, ai quali le imprese devono rispondere a livello manageriale e organizzativo.

Una revisione che non riguarda solo il settore finanziario, ma che coinvolge praticamente tutti i settori nei quali si dipanano le attuali attività imprenditoriali mettendone in discussione i modelli operativi, le organizzazioni, le infrastrutture, le soluzioni applicative.

Facebook a quota 2 miliardi

Come facilmente immaginabile, in cima alla classifica c’è sempre Facebook che a fine giugno ha superato 2 miliardi di visitatori. Valore che induce a due riflessioni:Mark Zugenberg: commento al raggiungimento di 2 miliardi di utenti

  1. Mentre i media tradizionali misurano i loro audience in centinaia di migliaia, o nei migliori programmi televisivi in milioni di spettatori – salvo che per eventi quali i mondiali di calcio o le olimpiadi – sul web i valori cambiano ordini di grandezza e si misurano in centinaia di milioni.
  2. Con due miliardi, Facebook è diventato il Paese più popolato del mondo, doppiando la Cina che già non se la cavava male, 7 volte gli USA o l’Europa, 30 volte l’Italia. Un fenomeno assimilabile alle centinaia di milioni di clienti dei Fast Food della catena Mc Donald's, che con tutta la mia buona volontà non riesco a chiamare “ristoranti”, il cui prezzo del McMenù rappresenta un indice di costo della vita nei vari paesi del mondo molto più sintetico e rappresentativo di tutti gli altri parametri dettati dagli economisti. Con un particolare: mentre da  Mc Donald's si va a mangiare e poi via di corsa, su Facebook c’è un interscambio di informazioni, idee, immagini, limitato unicamente dalle lingue, ma sempre più mitigato dall’uso di Emoticons, “Mi Piace” e altri simboli che stanno riportando la nostra civiltà all’uso dei geroglifici dell’antico Egitto, capaci di superare qualsiasi differenza linguistica. E’ di fatto il vero motore della globalizzazione, a livello locale e mondiale, con un tasso di crescita che continua a veder arrivare sulla piattaforma di Mark Zuckerberg 20 milioni di nuovi utenti al mese.

Perchè tanto successo? Semplice: perché bisogna andare dove val la pena di essere. E da Facebook passano praticamente ormai tutti, magari anche solo per un caffè!

Dietro Facebook, ancora lontani, Youtube e Instagram

Se Facebook può apparire al momento inarrivabile, gli inseguitori più vicini sono al momento Youtube che ha sfondato quota 1 miliardo e Instagram che ruota attorno ai 700 milioni di utenti, possiamo pensare che presto arriverà a saturare il mercato, mentre per gli altri continueranno ad esistere buoni margini di crescita. Ma qui entrano in gioco altri elementi, alcuni dei quali tipici del mondo Web dove il primo prende praticamente tutto, lasciando ben pochi margini al secondo e al terzo, così come riscontrabile nell’area dei motori di ricerca con Google, Bing e Yahoo… Nello specifico, è il caso di Google+ a quota 111 milioni di utenti, un ventesimo di Facebook, o di Flickr, a 115 milioni di utenti, un settimo di Instagram.

Le mosse di Facebook saranno quindi orientare ad andare ad occupare le aree sulle quali alcuni concorrenti, differenziandosi dal suo modello, hanno costruito il proprio successo, tipo la circolazione di filmati e immagini dei due casi citati, ma non solo. C’è infatti un altro fattore da tenere in considerazione: nella nostra vita quotidiana, il bar è un punto di passaggio, ma non è l’unico che frequentiamo. Se cerchiamo incontri o contenuti professionali, ci rivolgiamo ad altre comunità, più specifiche e affini a ciò cui siamo interessati.

Detto in altri termini, stiamo pensando alle verticalizzazioni date, ad esempio, da Linkedin per quanto riguarda il lavoro, o TripAdvisor per le scelte inerenti il tempo libero. Ma quanto sono distanti questi Social dal vertice della classifica? LinkedIn, che ora è controllato da Microsoft, ha superato di poco i 100 milioni di utenti, risultando molto importante per trattare argomenti specifici, anche molto verticali, ma certo non è confrontabile con i Social generalisti in vetta alla classifica.

Social Network

Utenti Mensili

Facebook

2,000,000,000

YouTube

1,000,000,000

Instagram

700,000,000

Twitter

328,000,000

Reddit

250,000,000

Vine (Da Gennaio 2017, Vine Camera)

200,000,000

Pinterest

150,000,000

Ask.fm

160,000,000

Tumblr

115,000,000

Flickr

112,000,000

Google+

111,000,000

LinkedIn

106,000,000

VK (Russia)

90,000,000

ClassMates

57,000,000

Meetup

30,300,000

Geografia e segmentazioni Social Media

Se questi dati valgono in modo generale e su scala mondiale, dobbiamo riconsiderarli su scala locale, calati sul mercato italiano e, magari, segmentarli per fasce di interessi, età, obiettivi. Ad esempio, da noi VK praticamente non esiste, ma non hanno rilevanza neppure Vine e ClassMates.

In compenso, stando ai dati di Audiweb, gli utenti del Web in Italia sono circa 30 milioni, la metà della popolazione totale, 26 milioni dei quali accedono a Facebook. Ma al primo posto dei Social più frequentati in Italia si posiziona YouTube, che supera, sia pure di poco, anche Facebook. Dato che conferma la forza della televisione nel nostro Paese, rispetto a qualsiasi altro Media.Utenti OnLine in Italia: cosa fanno?

Per di più, mentre i frequentatori di Facebook sono in prevalenza giovani dai 20 ai 44 anni, su YouTube ci vanno proprio tutti, dai giovanissimi, agli anziani. E per tornare ai giovanissimi, grande popolarità hanno altri siti quali Ask.com e Snapchat.

Su tutti, prevalgono tuttavia le piattaforme di messaggistica, guidate da WhatsApp, usata dal 48% degli utenti Internet e Facebook Messenger (33%). Lontana invece Skype, al 19%, che però ha una buona presenza nelle aree professionali e aziendali.

In tutti i casi, nonostante la grande popolarità, Twitter ha un peso relativamente modesto, risultando usato da meno di un terzo degli italiani, spinti soprattutto di commenti ai programmi televisivi, per un totale che supera di poco i 300 milioni di utenti nel mondo, un settimo di quelli di Facebook.

Top Social Media Italia 

 

Ultima modifica ilMercoledì, 02 Agosto 2017 13:26

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