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Open Innovation: cresce l'interesse, ma prevale la cautela

Solo il 18% delle aziende investe in startup e solo un'impresa su tre sceglie le startup come fornitori: i dati della ricerca dell’Osservatorio Digital Transformation Academy della School of Management del Politecnico di Milano. Budget per la trasformazione digitale in crescita dello 0,5% per le Direzioni ICT delle imprese, superati dal +8% da quelli delle Direzioni Operative. In tutti i casi, la propensione al rischio rimane modesta.

I dati pubblicati dall'Osservatorio Digital Transformation Academy della School of Management del Politecnico di Milano e dall’Osservatorio Startup Intelligence sono da un lato confortanti, dall'altro un segnale di attenzione per i CIO delle imprese con la spinta ad "osare di più". I numeri, infatti, sono positivi: stando alle risposte di oltre 200 CIO di aziende private e pubbliche attive sul mercato italiano, per il 2017 si prevedono budget in leggera crescita per le Direzioni ICT (+0,5%) con investimenti che si indirizzano su ERP, Business Intelligence, Big Data e Analytics, ma in forte aumento nelle altre Direzioni operative fuori dall'IT, destinati ad iniziative inerenti la digitalizzazione.

Detto in altri termini, si ha una tendenza sempre più pervasiva e spiccata nell'agire in iniziative che direttamente o indirettamente coinvolgono le infrastrutture informatiche delle aziende, che vedono tuttavia gli utenti come diretti responsabili dei progetti e degli investimenti.

Un aspetto molto interessante rilevato dall'indagine è la crescita di interesse nell'Open Innovation, un modello di sviluppo che vede nascere strette collaborazioni tra la Grande Impresa e Start-Up o piccole unità esterne chiamate a sviluppare nuove soluzioni e approcci tanto nell'ambito dei modelli di Business tradizionalmente adottati dalle aziende, quanto sul fronte delle modalità operative in vigore.

L'Open Innovation, caratterizzata dall'elevato potenziale in termini di rinnovamento radicale delle aziende, combina da un lato l'energia apportata da personaggi esterni alla propria organizzazione, con le esigenze concrete di superare modalità e pratiche radicatesi nei processi aziendali, che spesso fanno da freno all'innovazione. Stando alle valutazioni dell'Osservatorio, oggi il 45% delle imprese non ha ancora intrapreso alcuna iniziativa di Open Innovation, il 35% l'hanno fatto o l'hanno programmato rivolgendosi ad Università e Centri di Ricerca, il 20% ha avviato lo scouting di possibili collaborazioni con aziende consolidate, mentre solo il 18% si è indirizzato su Start-Up. In totalel solamente il 30% delle imprese italiane si sta rivolgendo a Start-Up in veste di fornitori, segno che il percorso da compiere in questa direzione è ancora lungo.

Mariano CorsoLe previsioni di budget destinati all'IT delle imprese italiane risultano migliori rispetto a quelle degli anni scorsi – è il commento di Mariano Corso, Responsabile scientifico dell'Osservatorio Digital Transformation Academy - e rafforzati dai budget per l’innovazione digitale gestiti direttamente dalle altre Direzioni delle aziende. Cosa che dimostra come il digitale non sia più inteso come un elemento tecnico-specialistico, ma una leva fondamentale del business. In alcune aziende stanno inoltre nascendo unità organizzative dedicate alla Digital Trasformation, un processo che spesso si scontra con la cultura e le resistenze interne alle imprese, legate alla rigidità dei processi e chiusura in silos dei ruoli e delle competenze”.

“Le imprese ricercano modelli più agili e una cultura più aperta e sperimentale per affrontare le iniziative più innovative e per contrastare i fenomeni della digital disruption – è l'opinione di Stefano Mainetti, Responsabile Scientifico dell'Osservatorio Startup Intelligence -. Startup, centri di ricerca, università e clienti sono le principali fonti di innovazioni a cui i manager guardano per il futuro. Ciononostante, la strada è ancora lunga e non sono molte le imprese che hanno intrapreso azioni concrete e non estemporanee di Open Innovation”.

Il budget ICT del 2017 delle imprese in Italia

Il budget ICT tiene nelle previsioni 2017, con un aumento per oltre il 30% delle imprese e un tasso di crescita complessivo in linea con il 2016, tra lo 0,5% e lo 0,6%.

Nel 2016 aumenta la percentuale di investimenti in innovazione rispetto alla spesa corrente (che scende al 66% del Budget ICT).

A trainare la crescita sono soprattutto le grandi imprese, mentre nelle grandissime prevale ancora l’effetto della razionalizzazione e del consolidamento.

Il principale ambito di investimento ICT delle imprese italiane, con il 46% delle preferenze, è il consolidamento delle applicazioni, lo sviluppo e il rinnovamento dei sistemi ERP. Al secondo posto quello di Business Intelligence, Big Data e Analytics, ritenuto prioritario dal 39% delle aziende, a pari merito con la Digitalizzazione e dematerializzazione. Seguono a distanza, con il 27% delle preferenze, lo sviluppo e rinnovamento dei sistemi CRM, e con il 22%, le soluzioni di eCommerce (tra cui mobile commerce, web social commerce, mobile payment) e quelle di mobile business, attraverso smartphone, tablet, wearable device e app a supporto dei processi di Business.

A fronte dell’entusiasmo e delle misure annunciate verso l’Industria 4.0, si segnala la crescita di investimenti in Smart Manufacturing e Internet of Things, che insieme raccolgono il 17% delle scelte.

La Governance dell’innovazione digitale

La gestione dell’Innovazione Digitale è ancora un processo faticoso per le imprese e le cause sono principalmente interne alle organizzazioni.

La principale sfida da affrontare, per il 58% delle imprese intervistate, è la difficoltà di inquadrare processi e meccanismi di coordinamento e cooperazione tra le Direzioni, seguita dalla mancanza di competenze digitali e i relativi meccanismi di scouting, assessment e sviluppo all’interno dell’organizzazione, per il 51%. Ma le risposte organizzative sono ancora limitate: solo nel 19% dei casi esiste una Direzione Innovazione, mentre la maggior parte delle imprese adotta team dedicati a ogni specifico progetto (40%) o una gestione occasionale (31%), nel 10% è presente un Comitato Innovazione interfunzionale che si riunisce periodicamente.

Dove presente, la Direzione Innovazione svolge attività soprattutto di sperimentatore per la valutazione delle opportunità, lo sviluppo di proof of concept e scouting di innovazione, mentre è limitato il ruolo nella conduzione dei progetti, nella gestione diretta di budget, nella sensibilizzazione e nella contaminazione in azienda.

Cresce l'interesse verso l'Open Innovation, grazie alla constatazione che questo modello rende più agili e aperti i processi di innovazione, aprendosi ad attori esterni che vanno oltre i tradizionali fornitori di tecnologie e servizi ICT, con il coinvolgimento di Start-Up, Centri di Ricerca e persino concorrenti. Un fenomeno che comunque continua ad essere sovrastato degli approcci del passato: i fornitori di tecnologie ed i consulenti fanno infatti la parte del leone spartendosi il 66% del totale, con le linee di Business che ne controllano il 38%. Per i prossimi 3 anni si dovrebbe avere tuttavia una rimonta degli attori meno tradizionali, guidati da Università e Centri di Ricerca (+40%), seguiti da collaborazione con i clienti, selezionate aziende di altri settori e Start-Up.

Uno scenario che vede sorgere anche altre iniziative, per ora allo stadio di partenza: l’11% degli intervistato ha lanciato programmi di "call4ideas", il 9% ha organizzato Hackathon e il 7% ha condotto acquisizioni mirate all'innovazione.

Per contro, ben il 70% delle aziende intervistate non ha ancora avviato alcuna collaborazione con delle Start-Up in veste di potenziale proprio fornitore, principalmente per mancanza di risorse e di condizioni che permettano di focalizzare l’interesse su questa fonte di innovazione/servizi (68%) o per la mancata strutturazione e preparazione da parte delle funzioni aziendali interne (54%). Solo il 30% dei rispondenti ha attivato delle collaborazioni con startup come fornitori; nel caso di grandissime imprese la percentuale di risposte è del 46%, per le medie imprese e le grandi il dato si assesta al 22%.

I benefici principali di avere startup come fornitori sono, per il 57% delle imprese che ne fa uso, l'apertura culturale in azienda e la contaminazione continua utile per rivedere i modelli di gestione. È importante anche lo sfruttamento dell’innovazione per il lancio di nuovi prodotti/servizi innovativi e l’apertura di nuovi mercati (55%), la riduzione del time to market e l’accelerazione del processo di sviluppo tramite esternalizzazione di parte dello stesso (45%). Ed è significativo il contributo del coordinamento semplice grazie alla struttura organizzativa, snella e flessibile, delle startup (41%). Ma le imprese che adottano startup come fornitori incontrano anche delle difficoltà. Spesso la cultura interna non è abbastanza “aperta” (40%), oppure la startup non è abbastanza matura alla finalizzazione del servizio (34%) o c'è uno scarso orientamento al B2B (22%).

La Ricerca 2016 dell'Osservatorio Digital Transformation Academy è sostenuta da: Alpenite, Blueit, Nolan, Norton Italia, Poste Italiane, Tesisquare. La Ricerca 2016-2017 dell'Osservatorio Startup Intelligence, realizzato in collaborazione con PoliHub, è sostenuta da: ACI, Amadori, BNL Gruppo BNP Paribas, BPER Banca, CheBanca!, Danieli, Enel, Engie, Eni, Esselunga, Ferrero, Ferrovie dello Stato Italiane, Gruppo Hera, Inail, Italgas, Ivar, Lavazza, Pirelli, Prysmian Group, Poste Italiane, Siram, Sisal, Snam, UnipolSai.

Ultima modifica ilVenerdì, 09 Dicembre 2016 17:59

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