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Grande Fermento di Menti e Voglia di Futuro all'Open Summit 2015 di #Startup_Italia #SIOS15

Oltre 1.500 partecipanti per la prima edizione del raduno ufficiale dell'ecosistema delle start-up nazionali. Innovatori, manager di aziende, investitori hanno illustrato idee, piani, prospettive... Il miglior ritorno? L'entusiasmo di un popolo che pensa al futuro, per sé e per gli altri con la prospettiva di cambiare il mondo!

Di ritorno dall'Open Summit 2015 desidero condividerne alcune riflessioni e sensazioni. La manifestazione, organizzata da StartupItalia, è stata di indubbio successo: ha fatto confluire su Milano oltre 1.500 persone tra startupper, in prevalenza, manager di aziende, potenziali investitori e consulenti che tutti insieme formano la nuova filiera - o l'ecosistema - costituitasi in questi ultimi anni attorno alle Start-up.

Come spesso accade, anche in questa occasione, ciò che si porta a casa è soprattutto l'atmosfera di entusiasmo, di voglia di futuro, di cambiare il mondo trasmesso dalle nuove generazioni, che finalmente trova concreto riscontro in chi può - e deve - guardare all'innovazione come unica prospettiva di sopravvivenza per la propria impresa. Così, accanto ai ragazzi ancora freschi di studi si trovano schierati manager dai capelli grigi che cercano di governare al meglio i processi di cambiamento generati dall'esterno o anche promossi dal proprio interno, affiancati da consulenti e investitori alla ricerca di nuove opportunità di investimento.

Open Innovation la parola chiave

Al primo posto degli argomenti toccati dalla conferenza e dai vari workshop che ne hanno arricchito i contenuti metto la parola Open Innovation, ovvero la commistione tra idee e iniziative che provengono dall'esterno con quelle generate o governate dall'interno delle grandi e medie imprese.

Illuminante, in questo scenario, l'intervento di Stefano Mainetti, CEO dell’incubatore d’Impresa PoliHub che ha presentato i quattro modelli attualmente seguiti per fare Open Innovationi, con specifici riferimenti ad aziende che li hanno adottati, traendone benefici.
Modelli Open Innovation

Scenario nel quale Ernesto Ciorra, ex startupper seriale e di lunga data, attuale Direttore Funzione Innovazione e Sostenibilità del Gruppo Enel, si è riconosciuto perfettamente, mettendo in guardia gli innovatori che si rivolgono alle grandi imprese. "Attenzione" - è il suo monito - "I manager delle aziende sono i vostri peggiori nemici: all'inizio ostacoleranno le vostre idee in quanto rischiano di rovinarne le posizioni e il potere acquisito. In una seconda fase, cercheranno di attaccarvi sul piano personale, accusandovi di esser privi dell'esperienza necessaria per calare l'innovazione nell'impresa. E se per caso avrete successo, cercheranno di appropriarsi dei vostri risultati, sminunendo la portata e il valore del vostro ruolo. Per questo, o c'è una struttura dedicata, esterna alle classiche funzioni organizzative così com'è stato fatto in ENEL, o si rischia di fare dei buchi nell'acqua. Paradossalmente, sarà più facile ottenere qualche finanziamento "a fondo perduto", che ha l'obiettivo di tenere la vera innovazione fuori dalla porta in modo tale da non incidere davvero nelle strutture esistenti. Ma così, l'innesco di veri cambiamenti dell'impresa rischia di divenire marginale o di andar perduto!"

Una linea ben condivisa da Danilo Mazzara, senior manager di Accenture Strategy: "Le Grandi Aziende sono complesse, hanno organizzazioni strutturate, tempi e responsabilità ben definite. A questo proposito, mi sento di dare tre consigli agli startupper che vogliono - ma secondo me devono - operare con le Grandi Imprese per trasformare le proprie iniziative in successi duraturi, e uno ai Manager delle aziende. Agli startupper suggerisco di considerare che l'innovazione non è solo prodotti e servizi, ma anche processi, modelli e metodi di lavoro. In ogni caso, deve però esser concreta e dare, almeno in prospettiva, dei risultati tangibili. Dopo di che:

  1. Per operare con le grandi aziende bisogna prepararsi in modo specifico, con argomentazioni e linguaggi diversi da quelli usati nella ricerca di investitori;
  2. Occorre aver pazienza, poichè le Corporation sono sistemi complessi, con regole, tempi e gerarchie da rispettare;
  3. Meglio avvalersi di un Mentor - attenzione non di un Advisor, di un Mentor - che conosca e sia abiutato ad operare con le grandi aziende, così da impostare al meglio come approcciarle.

Per contro, ai Manager miei colleghi, suggerisco di dedicare un pò del proprio tempo - anche quello libero, fuori dai normali orari di lavoro - proprio a fare il Mentor: ne trarrarro vantaggi personali su nuovi modi di vedere il lavoro, la propria impresa e potranno anche cogliere l'opportunità di fruire per primi delle innovazioni sviluppate."

L'importanza del Mentor

Personalmente, condivido appieno le posizioni espresse da Ciorra e Mazzara, avendo svolto l'attività di Mentor in diverse circostanze, dopo un percorso professionale esattamente inverso a quello di Ciorra. Infatti, mentre lui è partito da startupper per poi entrare in una Grande Azienda quale ENEL, io sono partito dalle Multinazionali, per poi sviluppare varie startup, alcune delle quali arrivate anche alla quotazione di Borsa.

Desidero quindi aggiungere alcune considerazioni, che dovrebbeo aiutare chi sta intraprendendo questa strada:

1. Distinguere tra avere una soluzione ad un problema o avere una soluzione alla ricerca di un problema. Sembra un gioco di parole, ma non lo è. Da qui, infatti dipende la via da intraprendere per sviluppare la propria iniziativa il cui successo, come ho scritto in altre circostanze, dipenderà per più del 70% dall'Execution e non dalla sola bontà dell'idea. Due esempi: un nuovo sistema di pagamento basato su APP per SmartPhone è una soluzione per un problema esistente. Probabilmente, facendo le analisi giuste, sarà possibile trovare nelle aziende chi ha questo genere di problema e ascolterà con attenzione la nostra idea. Twitter, Facebook, per contro, sono soluzioni per problemi che non c'erano: il microblogging, il Social Networking. Difficile, se non impossibile, trovare ascolto nelle classiche strutture organizzative delle imprese, a meno di non parlare con una unità dedicata a questo o con figure di carattere spiccatamente imprenditoriale. La ricerca dell'interlocutore giusto costituisce pertanto un passaggio critico determinante.

2. Determinare il Valore che si sta generando, per chi, perché, con o contro chi: partecipando alla valutazione di svariati progetti/proposte, mi è capitato di esaminare idee estremamente complesse, ben articolate ed espresse, nelle quali tuttavia non si capiva chi potesse trarre vantaggio dall'innovazione formulata. Il Valore è un fattore relativo, ma indispensabile per ottenere ascolto e consenso. Il che vuol dire che nel presentare le idee - ma ancor prima nell'impostarle e nell svilupparle - è indispensabile porsi continuamente le domande "chi ne può trarne vantaggio", "qual è il valore generato", quali sono i rischi da affrontare. Senza questi elementi difficilmente si riuscirà a dar giustificazione alle proprie iniziative.

3. Le aziende non sono entità astratte, ma insiemi di persone con vari livelli di responsabilità, ruoli, tempi di azione/reazione, mandati operativi. Ciò implica, ad esempio, che per coinvolgere ENEL o Accenture occorre prima di tutto individuare gli interlocutori giusti all'interno di ciascuna organizzazione e quindi usare i termini e le motivazioni alle quali il nostro interlocutore risulta sensibile. Dobbiamo inoltre ricordarci che i Manager della gran parte di queste imprese operano con budget annuali e momenti di controllo trimestrali. Di conseguenza, inutile proprorre loro piani pluriennali se non ne hanno il controllo o la responsabilità.

4. Ricordarsi sempre che l'Execution ha un ruolo preponderante in qualsiasi iniziativa di successo: una buona idea, per quanto valida e innovativa, non basta. Occorre essere in grado di trasformarla in fatti - prodotti, servizi, soluzioni, processi - di collaudarla e di dimostrarne i risultati. E due punti importante dell'Execution stanno anche nella tempestività e nella facilità di fruizione di quanto si vuole realizzare....

Valorizzare competenze, capacità ed energie

L'atmosfera respirata all'Open Summit 2015 di StartupItaliaè stata davvero frizzante e carica di entusiasmi. Riccardo Luna, in qualità di padrone di casa, ha sciorinato numeri più che positivi, ma per certi versi preoccupanti: oltre 5.000 le Start Up "certificate" in Italia per il 2015. La domanda è però: quante di queste ci saranno ancora tra tre anni?

Il successo può esser dietro l'angolo, ma non è mai certo né garantito. Federico Marchetti, fondatore e CEO di Yoox Net-a-porter Group ha presentato i risultati della sua impresa che in pochi anni ha oggi sfondato il mitico valore del milardo di dollari. Nata sin dall'inizio con ambizioni internazionali, oggi conta migliaia di dipendenti e sedi in varie parti del mondo. Ma quanti cambiamenti sono intercorsi dall'iniziale idea imprenditoriale - e il sito che ne è scaturito - a quello che è la realtà attuale. Un percorso di continuo adattamento, ricerca di miglioramento, voglia di nuovo, di innovare, di superare le regole ed i confini esistenti. Con una ricetta chiave: focalizzarsi costantemente sul cliente e mettersi sempre dalla sua parte. Cosa vuol dire? Domandarsi quotidianamente: Noi compreremmo il nostro prodotto o saremmo utenti del nostro servizio? A quali condizioni, in quali circostanze, con quale ruolo? Cosa ci renderebbe più contenti, soddisfatti dell'acquisto operato?

I premi alle Start-up più innovative sono lusinghieri e danno visibilità, costituendo spesso la chiave per accedere a finanziamenti, ma i veri giudici sono i clienti, con il successo che si misura in fatturati - o incrementi di patrimonio - e il valore generato in profitti. Tutti gli altri possono essere stimoli, contributi o incentivi ma la focalizzazione deve essere sempre sul cliente e sul valore generato.

Gli insegnamenti di Flavia Pennetta: non conta cadere, ma sapersi rialzare!

Posto d'onore nella manifestazione a Flavia Pennetta, vincitrice dell'edizione 2015 dell'US Open Tennis Championships e da anni in cima alle classifiche del tennis mondiale. La sua storia, la sua esperienza, sebbene in un campo molto diverso da quello degli startupper, ha molte analogie con chi si vuole cimentare nel "fare impresa".

La mia vita - ha raccontato Flavia - è stata costellata da alti e bassi, da numerosi infortunii che dalla vetta della classifica mondiale mi hanno fatto precipitare in fondo costringendomi a lunghi periodi di forzato stop alle competizioni. Ma ogni volta sono riuscita a ripartire, con la determinazione e la perseveranza di chi vuole farcela. Dopo esser stata numero 16 al mondo, sono scesa sotto la seicentesima posizione. Quando ho ripreso, su 22 tornei sono uscita 11 volte al primo turno! Però, non ho mai mollato. Né smesso di lavorare con allenamenti sempre più duri. A un certo punto, i risultati sono cominciati a tornare e tutto è divenuto progressivamente più facile. Lo stato d'animo contribuisce a raccogliere le occasioni di successo, ma sono la perseveranza e la determinazione a fare la differenza. E alla loro base c'è la passione per ciò che si sta facendo.

Un intervento d'effetto, specie nello scoprire la lista di infortunii occorsi in questi anni di carrriera: due polsi e una gamba rotti, contratture, dolori vari con l'obbligo di ricominciare più volte quasi da zero.

Ecco, questa è la vita di chi fa start-up, di chi si cimenta con il fare innovazione: se si vuole una vita tranquilla, uno stipendio fisso, orari scanditi dall'orologio meglio lasciar perdere sin da subito. E lo stesso vale se ci si lancia nelle start-up con il mito di fare tanto denaro facilmente e rapidamente: se il denaro arriva - e non è detto - sarà frutto di tantissimo lavoro, di impegno, di tensioni che non fanno dormire la notte e di un po' di fortuna.

Se invece si è pronti a lavorare con e per passione, a vivere momenti di vera euforia, ma anche di profonda depressione, a sapere cosa vuol dire provare forti emozioni con l'adrenalina che ti sconquassa il corpo e la mente, allora non c'è nulla di meglio che fare start-up. E non se ne farà una sola, ma molte. Qualcuna avrà successo, altre no e in ogni caso arriverà il momento in cui si dovrà ripartire da zero. Ma questo vuol dire vivere davvero e non lasciarsi trasportare passivamente attraverso i vari stadi della propria esistenza.

Il momento più toccante, l'addio a Enrico Gasperini

Anche con lo scopo di aiutare gli startupper nel loro percorso, è nata Digital Magics, primo incubator ad essere quotato in Borsa, del quale ha presentato l'evoluzione Layla Pavone, uno dei tre amministratori delegati dell'azienda. "Abbiamo creato una sorta di industrializzatore delle Start-up, partendo dalle prime fasi di valutazione delle idee - o anche di ricerca, quando si opera in diretta collaborazione con le grandi imprese nostre partner - per poi passare all'affinamento delle iniziative e dei Business Plan, arrivando quindi allo sviluppo dell'impresa che talvolta ne porta alla cessione, talvolta diventa un Asset della stessa Digital Magics. Al di là di ogni altra considerazione, la missione è molto collegata all'evitare dispersioni di risorse e di energie da parte dei giovani intaprenditori, cercando di dare maggiore fattibilità e visione internazionale alle idee che nascono di continuo. I numeri sono tuttavia impietosi: ogni anno esaminiamo migliaia di idee, ne approfondiamo centinaia e solo qualche decina di esse ha poi reale sbocco sul mercato. Ma meglio stoppare o raddrizzare le iniziative già nelle prime fasi del loro percorso, anziché trovarsi obbligati a farlo dopo averci investito considerevoli risorse. E la bontà del nostro modello si misura anche nei numeri: in quasi una decina di anni di attività, le chiusure di imprese si contano sulle dita di una sola mano!"

Parlare di Digital Magics vuol inevitabilmente dire parlare di Enrico Gasperini, la mente dalla quale è nato il modello dell'azienda, ma anche innumerevoli iniziative di grande successo che hanno contribuito a portare l'intero Sistema Italia nel futuro digitale.

Enrico è prematuramente scomparso lo scorso 6 novembre, all'età di soli 53 anni, lasciando un grande vuoto in tutti noi che abbiamo avuto l'occasione e l'opportunità di conoscerlo e lavorarci assieme.

Enrico GasperiniCosì, il momento più toccante della giornata è stato proprio quello dedicato a lui, con un bellissimo ricordo fatto di immagini, video, marchi, testimonianze, del quale dobbiamo tutti ringraziare Riccardo Luna che l'ha posto proprio in apertura dei lavori.

Desidero quindi chiudere queste note - assolutamente paziali, visto che l'Open Summit 2015 ha offerto molto più di quanto raccontato - con un mio ricordo personale di Enrico Gasperini.

Abbiamo lavorato a lungo e intensamente tra la fine degli anni '90 e i primi anni del nuovo secolo, fino a qualche tempo dopo la quotazione di Inferentia - l'attuale FullSix - alla Borsa di Milano. Ricordo che era il '97 o il '98 quando stavamo lavorando ad una nuova edizione dello SMAU, quello degli oltre 500.000 partecipanti, per intenderci, all'interno del quale abbiamo creato nuove aree e padiglioni. A un certo punto del nostro incontro, con la semplicità che lo contraddistingueva anche quando esprimeva idee molto proiettate in avanti, mi disse: "Tu sei un innovatore, pubblichi Toolnews, una testata di assoluta avanguardia e prestigio nel mondo delle tecnologie per le imprese. Non puoi non avere un sito che faccia da complemento alla rivista stampata!"

Francamente, non avevo ancora minimamente considerato la cosa, pur lavorando anche alla realizzazione del nascendo padiglione "Pianeta Internet": all'epoca, stavano cominciando ad apparire i primi siti, che erano rigorosamente etichettati con il nome dell'azienda, costituendone una sorta di vetrina digitale passiva, muta e statica.

Tornato a casa, non ho dormito la notte pensando alle parole di Enrico. All'incontro dell'indomani mi presentai dicendo: "Idea fantastica, ma il sito non sarà la vetrina dell'azienda, né la versione digitale di Toolnews. Sarà una testata autonoma, con diversa impostazione e tematiche così da risultare più in linea con il mondo Internet che verrà."

Un quarto d'ora di confronto ed era nato ITware.com, dove IT sta per ITalian e Information Technology, primo sito/testata di informazione sul mercato italiano. Il marchio, che è praticamente quello attuale, lo disegnarono proprio i grafici di Enrico, così come le prime pagine HTML e una complicata applicazione destinata a divenire le "Pagine Gialle" su Web per l'Informatica d'Impresa.

Oggi, dopo alcuni cambi di impostazione e piattaforma, mentre Toolnews non c'è più, ITware continua nel suo percorso, essendosi trasformato in un punto di confluenza per il Digital Marketing e le nuove tecnologie IT, aperto ai contributi di numerosi Blogger.

Grazie Enrico!

Ultima modifica ilGiovedì, 17 Dicembre 2015 14:34

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