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Cloud Storaging: Come valutarlo? Quale scegliere?

Cloud Storaging: Come valutarlo? Quale scegliere?

Dropbox, Box, Copy, Google Drive, Microsoft SkyDrive, SugarSync: l'offerta è ampia, ma difficile orientarsi, specie per soddisfare le esigenze di tipo aziendale. Approfondiamo qundi il confronto tra le alternative principali.

Della tendenza verso la sostituzione degli Hard Disk con il Cloud Storage abbiamo ho già parlato un paio di settimane fa, dando un'overview sulle soluzioni più note e gettonate dal mercato, tra le quali Dropbox, Box, Copy.com, Google Drive, Microsoft SkyDrive, SugarSync, nel post intitolato "Hard Disk addio! Con i dati nella Cloud si risparmia, si condivide con più facilità, migliora la gestione. Ma è sicuro? E per l'impresa?".

La prima conclusione alla quale siamo arrivati è che "Sì, il Cloud Storage è conveniente per costi, praticità d'uso e livelli di affidabilità".

La seconda è che occorre distinguere tra quando se ne fa un uso personale e uno di tipo aziendale, visto che in quest'ultimo caso occorre valutare altre caratteristiche tipo le possibilità di condivisione dei dati tra vari utenti o la sicurezza.

Proviamo quindi ad approfondire le valutazioni che portano alla scelta della propria soluzione di tipo aziendale. 

La "Short List" per le soluzioni di tipo aziendale

Nel pezzo scorso, ho pubblicato una sorta di censimento dell'offerta attuale citando una dozzina di aziende dalle lista delle oltre cinquantina rilevate con diverse proposte più o meno competitive. Tra questi Dropbox, Box, Copy, tra le aziende specializzate, Amazon Cloud DriveGoogle Drive, Microsoft SkyDrive tra i fornitori di Cloud Computing a 360 gradi.

Per funzionalità, impostazioni e tipologia di offerta, sia pure con molte sovrapposizioni, emergono due segmenti piuttosto distinti: quello dell'offerta Consumer che ha un Entry Point gratuito, con servizi aggiuntivi - e spazio - a pagamento, che si contrappone a quello che si rivolge specificatamente alla multi utenza - qulindi alle imprese - che prevede contratti d'uso di tipo aziendale, processi di controllo nella gestione dei dati con vari controlli di sicurezza e (teoricamente) nessun limite nelle dimensioni degli spazi su disco disponibili.

Smarchiamo subito il posizionamento di Google Drive e Microsoft SkyDrive, in alcune parti molto simili, adottabili senza molte distinzioni sia per uso personale che aziendale. Sia Google Drive che Microsoft SkyDrive mettono a disposizione degli utenti grandi quantità di Storage, nascendo come estensione dei rispettivi Tool di elaborazione dei dati - Google Docs e Microsoft Office 365 -rendendoli particolarmente convenienti se si decide di "sposare" i loro mondi applicativi con i quali risultano perfettamente integrati. Discorso analogo vale per il supporto dei Device Mobili, con Google totalmente orientato verso Android, Microsoft verso Windows ed entrambi un'apertura "obbligatoria" al mondo Apple iOS.

In realtà, Google Drive consente di accedere allo Storage con un qualsiasi Web Browser ed è in grado di supportare vari formati di File, inclusi Photoshop e Illustrator, così come quelli per i Video ed offre gratuitamente 5 Gb di spazio, mentre con 5 dollari al mese se ne hanno 100, con discrete capacità di supporto per la Collaboration. Sul fronte Microsoft, Office offre certamente più funzioni di Google Docs, ma SkyDrive è strettamente correlato all'uso della Suite di Microsoft, offrendo gratuitamente 7 Gb in abbinamento all'installazione di Office 365 o SharePoint e buone possibilità di condivisione dei contenuti anche con i principali Social Network.

L'uso più personale che aziendale di questi prodotti è percepibile nell'impossibilità di poter definire delle regole per la gestione degli accessi e delle condivisioni, di monitorare l'uso dei dati che viene fatto dagli utenti, di gestirne la Privacy. Al proposito, il contratto che regola l'uso dello Storage di Google le la possibilità di esaminarne i contenuti, tant'è che su questo principio si fonda la pubblicazione dei Banner pubblicitari più appropriati in correlazione alle ricerche e agli interessi degli utenti. Clausola non presente in Skydrive.

Entrambe stanno mettendo a punto un'offeta specifica per le aziende, ma la partenza è stata indirizzata verso i singoli utenti. 

A questo punto, direi che il testa a testa può esser fatto a 3: Dropbox, che avendo aperto il fronte del Cloud Storage è certamemte il più diffuso anche tra le imprese, sebbene non sia nato per loro, con riflessi diretti sulle sue funzionalità; Box, che sin dall'inizio ha puntato sul segmento aziende, ritagliando in tal senso sia l'offerta che il prodotto/servizio; Copy che può esser considerato il prodotto emergente, grazie anche ad un'efficace politica di marketig virale.

Vediamoli con maggior dettaglio singolarmente e nel confronto diretto.

Dropbox, l'apripista del Cloud Storaging

Possiamo dire senza paura di esser smentiti che Dropbox, dalla sua sede di San Francisco, ha aperto la strada del Cloud Storaging e ancora ne sta tracciando l'evoluzione della tecnologia, potendo vantare un gran numero di estimatori che ne stanno copiando - talvolta migliorandole - le funzionalità. Probabilmente due i fattori che l'hanno resa vincente anche tra i dipendenti delle aziende che, sempre più spesso, in violazione o in assenza di Policy relative alla possibilità di memorizzare dati su Storage esterno, lo usano come area di appoggio per propri File di lavoro. Questo nonostante Dropbox non sia attualmente il massimo in fatto di sicurezza e di condivisione dei dati tra diversi utenti con il rischio di perdere dei dati o di crearvi incoerenze.

Il primo fattore è l'estrema facilità d'uso con qualsiasi Device. Ad esempio, da un iPhone è sufficiente collegarsi all'APP Store, dare le proprie credenziali e attraverso il proprio Account si è subito in grado di utilizzarne lo Storage, condividendolo con PC, Tablet e qualsiasi altro Device (Windows, Android, Blackberry, Kindle Fire...). Gratis fino a 2 GigaByte, quasi senza limiti per pochi euro al mese. Ad esempio, nella versione per Team si pagano 795 dollari all'anno per 1 TeraByte di spazio condivisibile tra 5 utenti. In fase di installazione, Dropbox crea una cartella condivisa su ciascuna macchina utilizzabile esattamente come se fosse un nuovo disco i cui contenuti vengono mantenuti sincronizzati automaticamente dal sistema, avvertendo tutti gli utenti sui nuovi aggiornamenti. Il sistema dispone anche di un meccanismo di gestione delle versioni dei documenti, così è sempre possibile tornare alle precedenti o monitorarne l'evoluzione. La condivisione dei File è attivabile tramite il semplice invio di un'apposita e-Mail di invito da parte del proprietario dei documenti, dopo di che tutta la gestione (aggiornamenti, sincronizzazione, controllo delle versioni...) viene fatta in automatico da Dropbox.

Il secondo sta nel meccanismo di Marketing virale utilizzato per favorire la diffusione del prodotto: in aggiunta ai 2 Gb di Storage gratuiti, l'utente ne può guadagnare altri 500 Mb per ogni nuovo Account viene aperto - anche di tipo gratuito - su invito dell'utente specifico, fino ad un massimo di 18 Gb. Strada molto efficace, oggi seguita in modo ancor più aggressivo da Copy.com, ma che espone il fianco ad un uso trasversale dei dati e delle condivisioni che rischia di sfuggire a qualsiasi controllo.

Sul piano della sicurezza, Dropbox ha fatto degli importanti passi avanti, specie in seguito al furto di dati subito nel 2011 e quello di indirizzi di e-Mail che l'ha colpita quest'anno, ma ancora risulta più indietro di altri prodotti. I dati vengono trasmessi in SSL, quindi cifrati usando gli algoritmi di crittografia AES a 256-bit e infine archiviati fisicamente sui Server di Amazon che risultano ben protetti e dotati di un alto livello di ridondanza.

Dropbox offre comunque del puro Storage, che viene fornito con elevate prestazioni, ma senza servizi per la gestione dei processi di condivisione, della sicurezza - basati ad esempio sui ruoli o sull'attribuzione di autorizzazioni ai diversi utenti -, di visualizzazione dei contenuti che vengono demandati alle applicazioni (o APPs) presenti sui vari Device. Non ci sono neppure i servizi di auditing per risalire a chi ha fatto cosa né una Console di gestione centralizzata degli accessi allo Storage e di condivisione dei contenuti. Mette tuttavia a disposizione degli sviluppatori le API per integrare l'uso dello Storage all'interno di nuove applicazioni che lo richiedono.

Condivisione, Collaborazione e Workflow per il Cloud Storage di Box

Attivo sul mercato dal 2005 e basata a Palo Alto, Box offre del Cloud Storage che potremmo definire "a valore aggiunto", risultando un ibrido tra spazio su disco e funzioni di supporto alla collaborazione di gruppi di lavoro, dichiarando così in modo esplicito la sua vocazione al mondo aziendale. A conferma di ciò, si parte dalla quantità di Storage offerta gratuitamente - che sale dai 2 Gb di Dropbox, a 5 Gb - dalle formule contrattuali, che prevedono tipologie di utenze e livelli di servizio, la condivisione dei dati anche tra 500 utenti, controlli di sicurezza, gestibili da una Console aziendale e meccanismi di protezione dei dati che intervengono a partire dal trasferimento iniziale dei File, per proseguire lungo l'arco di tutta le loro vita e le funzioni che vi si svolgono.

Con Box è possibile elaborare un documento in modo collettivo, avendo sempre presente chi vi ha apportato le modifiche, con la possibilità di aggiungere le note che motivano le azioni svolte. Ci sono le funzioni per creare gruppi di lavoro, per stabilire i controlli da attuare e assegnare le autorizzazioni di accesso, collegando lo Storage, ad esempio, a Salesforce o ad altre piattaforme di CRM. Si possono effettuare ricerche Full Text, si dispone dell'integrazione con l'Active Directory di Microsoft per la gestione delle autorizzazioni di accesso e dei gruppi di lavoro, con le Google APPs e altre componenti applicative. I File nei formati più diffusi - tipo PDF, Powerpoint, Microsoft Word, Photoshop - possono essere visti prima di scaricarli, grazie all'integrazione con QuickOffice, risparmiando così tempo e traffco di dati.

Nella versione a pagamento, Box offre anche la possibilità di utilizzare un Tool scritto in Java che permette di trasferire con un solo comando interi archivi sul Cloud Storage, mantenendone invariata la srtuttura gerarchica, facendo risparmiare molto tempo e consentendo di linkarli direttamente senza doverli scaricare. Anche sul piano delle prestazioni, Box sembra essere più rapido di Dropbox: in un test pratico condotto ripetuto tre volte non in laboratorio, ma con una banale connessione ADSL, per caricare un File di 10 Mb, con Dropbox sono stati necessari in media 28 secondi, mentre con Box ne sono bastati solo 19.

Attraverso il pannello di controllo, il gestore del sistema può aggiungere o eliminare gli utenti, assegnare loro le autorizzazioni di condivisione, monitorare il caricamento e i Download dei File. Si possono inoltre impostare dei Workflow, assegnando gestendone le azioni da compiere, verificandone il rispetto dei tempi e delle scadenze, coordinare le attività di chi ha determinate responsabilità o compiti da svolgere. Tutte caratteristiche che portano Box ad essere un ambiente che va ben oltre il puro Cloud Storage, che quindi ne giustificano anche il costo leggermente più elevato rispetto a Dropbox.

Ai 175 milioni di utenti, per lo più individui privati, Box contrappone oltre 100.000 aziende di grandi dimensioni - il 77% delle Fortune 500 - molte delle quali da marchi prestigiosi come Dell, T-Mobile, Skype, Panasonic, MTV, dando così la misura di dove le due aziende stanno andando a parare. Questo perché un conto è disporre di Storage condiviso, un altro è poterlo fare su larga scala, istituendo controlli per gli accessi ai documenti e gestendone le relative autorizzazioni degli utenti.

Il Terzo incomodo: Copy

Nel lotto, Copy è l'ultimo arrivato, ma al momento sembra il più aggressivo, avendo capitalizzato anche le esperienze dei concorrenti che l'hanno preceduto, più quelle delle altre aziende che si sono schierate ai nastri di partenza di questa competizione nel Cloud Storage. Il guanto di sfida che lancia è principalmente diretto a Dropbox, ma l'obiettivo è divenire leader del mercato, in un gioco nel quale lo spazio per i secondi o i terzi sembra sempre di più non esistere!

Gli attributi più apprezzati dagli utenti che lo hanno adottato sono nell'ordine la facilità d'uso, i 20 Gb di spazio gratuito ottenibili all'atto della registazione (22 se si diventa follower dell'azienda su Twitter) più 5 Gb per ogni segnalazione dl prodotto fatta ad amici o conoscenti (lo stesso passaparola innescato a suo tempo da Dropbox, ma molto più generoso potendo arrivare facilmente a 500 Gb di spazio gratuito), la possibilità di condividere i dati tra sistemi Windows, iOS (Apple) o Android (Google).

Anche nello sviluppo dei servizi a pagamento Copy risulta più conveneinte di Dropbox e di Sugarsync, a fronte di funzioni del tutto equivalenti.

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Ultima modifica ilMartedì, 26 Novembre 2013 13:26

Commenti   

0 #1 anita 2014-07-29 17:19
grazie per l'articolo. Tra i vari siti di cloud storage ne ho trovato uno che offre gli stessi servizi di Dropbox, carbonite, CrashPlan etc ma molto più' conveniente! Si chiama www.dupplica.com e per 2$ al mese storage illimitato!
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