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Big Data e l'approccio secondo il Censo Romano

Questo articolo, firmato da uno dei pionieri del Data Warehousing, è apparso sul Blog di Bill Inmon alla fine dello scorso gennaio. Curioso pensare che per spiegare l'architettura dei Big Data ci si rifaccia al censo istituito nell'antica Roma come pratica per inventariare i beni dei cittadini, ma molto efficace nel rappresentare il significato dell'idea che ci sta dietro. Lo riproponiamo quindi tradotto e integrato...

di Bill Inmon

Una delle pietre miliari delle architetture per la gestione dei Big Data è costituita dall'approccio secondo il Censo Romano”. Grazie a questo tipo di approccio, che si rifà proprio alla tradizione della Roma Antica, le architetture dei Big Data vengono messe nelle condizioni di elaborare quantità di dati pressoché infinite.

Prima di tutto, un po' di Storia Antica

Il censo (lat. census), oggi divenuto nella nostra lingua censimento, fu istituito da Servio Tullio con lo scopo di creare un elenco dei cittadini e dei loro beni nell'Antica Roma, classificandoli per patrimonio, dignità, età, mestiere, funzione. Tutti dati che venivano quindi inseriti in un registro pubblico che serviva a stabilire quali fossero i cittadini obbligati a prestare servizio militare e a quali condizioni (per esempio, i più ricchi, che dovevano armarsi a proprie spese, divenendo così Legionari), suddividendoli in cinque classi patrimoniali e quattro classi di età: seniores (maggiori di 46 anni), iuniores (tra 17 e 46 anni), pueri (da 8 a 17 anni), infantes (fino 8 anni) non ancora in età per prestare il servizio militare.

Se nelle nostre memorie l'Antica Roma ed il Censo possono trovare ancora reconditi ricordi scolastici, per gli americani questa è una realtà molto più remota, per cui la sorpresa di vederne l'uso del termine ed i meccanismi applicati alle architetture dei Big Data può spiazzare la gran parte dei lettori.

Il Censo nei tempi moderni

Ciò che appare chiaro è che sebbene le persone non ne siano pienamente consapevoli, la loro familiarità nell'applicazione delle pratiche adottate dal Censo Romano è molto più elevata di quanto possano immaginare. Oltre che per definire i compiti ed i ruoli nell'ambito dell'esercito romano, il censimento veniva utilizzato anche per stabilire l'ammontare delle tasse che ognuno doveva corrispondere allo Stato. Più o meno come avviene oggi, sebbene l'attuale ordinamento sia più orientato agli aspetti reddituali che su quelli patrimoniali.

Sin dall'inizio, gli Antichi Romani si resero conto che pensare di veder arrivare tutti i cittadini romani in città per dichiarare i propri possedimenti era assolutamente impraticabile. Non dimentichiamoci, infatti, che l'Impero Romano spaziava dal Nord Africa alla Spagna, dalla Persia alla Germania, estendendosi praticamente a tutta l'Europa. Il problema fu quindi risolto creando un'organizzazione di "censori" che venivano inviati in tutte le città dell'Impero e che annotavano oltre alle proprietà dei singoli, anche la data nella quale venivano rilevate. Dopo di che, i dati venivano raccolti e portati a Roma dai censori dove venivano registrati centralmente.

La chiave di tutto stava nel fatto che l'elaborazione dei dati veniva svolta direttamente nelle aree periferiche, invece di inviare i dati alla sede centrale per essere quindi elaborati. Distribuendo geograficamente e su molte persone il compito di raccogliere, analizzare e classificare i dati, gli Antichi Romani riuscirono a gestire i censimenti su popolazioni di grandi dimensioni, in tempi ridotti.

La maggior parte delle persone non hanno neppure la percezione di quanto siano intimamente legate agli effetti derivanti dal Censo Romano. Di fatto, Gesù Cristo nacque a Betlemme proprio in occasione del dovere di Giuseppe di rispondere alla chiamata al censimento. Così, la nascita del piccolo Gesù, dal quale derivò tutto il Cristianesimo, avvenne in una grotta proprio a causa del censimento voluto da Roma. Se così non fosse stato, oggi forse il Cristianesimo ci sarebbe ugualmente, ma il "Presepe" certamente no.

La lezione che si trae dall'esperienza dei Romani è che di fronte a grandi quantità di dati, è impensabile procedere nella loro elaborazione in modo centralizzato: molto meglio avvalersi di sistemi distribuiti, trasferendo i sistemi di elaborazione, anziché i dati, con il risultato di non aver più limiti nelle capacità dimensionali da affrontare.

 

Inmonn-BillWilliam H. Inmon - Bill - è membro dell'Advisory Board del Data Science Institute e Presidente della Forest Rim Technology LLC. Noto come il “Padre del Data Warehousing”, Bill è autore di oltre 50 libri e 650 articoli sulle tecnologie per la gestione dei dati, grazie anche al ruolo di Opinion Maker della riviste mensili Business Intelligence Network, EIM Institute e Data Management Review. Con un passato il American Management Systems e Coopers & Lybrand. Bill ha una laurea in Matematica dalla Yale University ed un Master in Computer Science dalla New Mexico State University. Attualmente si è stabilito in Colorado.

Ultima modifica ilMercoledì, 05 Marzo 2014 09:58

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