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Project Management: dalle Piramidi Egizie, alla Bomba Atomica, all'era Digitale III parte

Ultimo pezzo della trilogia di Vito Madaio sulle più recenti evoluzioni del Project Management, la disciplina che trasforma le idee in fatti, dedicata stavolta alla scelta della Metodologia da adottare e alla sua introduzione in azienda.

di Vito Madaio

Nella prima parte di questa trilogia su Project Management ne sono stati affrontati i principi di base in senso classico, mentre la seconda è stata dedicata all'introduzione di una metodologia di in azienda. Vediamo ora come scegliere la metodologia di Project Management in azienda e come apprenderne l'impiego.

Quale Metodologia adottare

A questo punto, il primo dilemma è cosa sviluppare all’interno e cosa acquistare (Make or Buy). La risposta dipende dal punto di partenza della propria organizzazione e dalle competenze disponibili.

In un ambiente evoluto, potrebbe significare soltanto formalizzare ruoli e le responsabilità, rivisitando gli strumenti già a disposizione dei project manager e integrandoli con nuovi processi ove necessario. Potrebbe essere opportuno un piano di formazione per innalzare le competenze e raggiungere alcune certificazioni delle persone come richiesto dal proprio mercato (attualmente molte gare nella pubblica amministrazioni richiedono una certificazione da Project Manager PMP o Prince2).

La scelta deve essere mirata a raggiungere specifici obiettivi strategici a medio e lungo termine, definendo con chiarezza il percorso che si vuole seguire, non per partito preso, ma per opportunità dell’intera azienda.

Le persone passano, l’azienda resta (si spera!).

Nel mondo del project management le scelte sono poche e quasi obbligate, nonostante le infinite offerte colorite di questo o quel campanilismo provinciale. Le domande da porsi e possibilmente rispondere con una certa ponderazione sono:

A quale standard far riferimento?

  1. PMBOK del PMI,
  2. ICB di IPMA o
  3. Prince 2 di OGC

Quale metodologia di project management adottare?

  1. Una propria metodologia fatta in casa
  2. Una ipotetica metodologia da sviluppare ex novo
  3. La metodologia Prince 2 (obbligata se si sceglie lo standard di OGC)
  4. La metodologia TenStep (basata sulla standard definito nel PMBOK Guide del PMI) 
  5. La metodologia MPMM (basata sullo standard definito nel PMBOK Guide e su Prince 2)

In quanto tempo farlo?

Un buon PMO inizia a dare frutti non prima di 6 mesi, si ripaga dopo 18 mesi e si consolida, diventando un vero vantaggio competitivo non prima di due anni.

Una metodologia di project management, per la legge di Pareto, di solito, inizialmente viene accettata solo dall’80% delle persone, il rimanente 20% la subisce e alcuni addirittura abbandonano per non piegarsi alla nuova filosofia adottata dall’azienda. L’adozione di una nuova metodologia deve raccogliere il consenso della maggioranza del personale con il supporto dello Sponsor e degli stakeholder più influenti.

Quante risorse occorrono?

Un buon PMO necessita di almeno 2-3 risorse dedicate, per operare le scelte nella fase iniziale e per dare supporto e coaching ai giovani project manager a regime.

Una metodologia commerciale costa pochi Euro a persona, perciò non è un problema acquistarla se si considera quanto potrebbe costare scriverne una in casa partendo da zero.

Superata la fase di star-up, il cambiamento culturale diventa un’operazione innovativa come le tante altre, ossia si resta sintonizzati sul nuovo modo di approcciare i nuovi progetti senza costi aggiuntivi e con notevoli risparmi di risorse, oltre ad aver creato un ambiente di lavoro più tranquillo, sicuro di sé e non più in balia delle urgenze o della disponibilità di una primadonna.

Quali certificazioni conseguire?

Per creare un ambiente di project management bilanciato bisogna preoccuparsi di scegliere i processi giusti e di istruire e gratificare le persone che ne faranno parte.

Un elemento di fondamentale importanza sono le certificazioni dei Project Manager:

  • Per l’azienda al fine di poter rispondere alle gare pubbliche che le richiedono
  • Per le persone al fine di rinforzare il proprio curriculum da spendere in ogni circostanza.

Facendo riferimento agli standard accennati sopra, le principali certificazioni internazionali sono:

  1. PMI
  2. CAPM
  3. PMP
  4. PgPM, PfPM
  5. Agile PMI-ACP
  6. IPMA livello A, B, C, D
  7. OGC
  8. Prince 2 Foundation e Practitioner
  9. KHC
  10. Project Manager (PM)

Grazie agli Accordi Internazionali di mutuo riconoscimento con gli altri enti di accreditamento come EA - European Cooperation for Accreditation, queste certificazioni sono riconosciute dagli organismi internazionali in tutto il mondo.

In Italia, le norme per le certificazioni delle persone le emette UNI, mentre ACCREDIA, invece, sulla base delle Norme UNI, accredita gli schemi di certificazione proposti dagli Organismi di Certificazione (OdG) riconosciuti da ACCREDIA stessa.

In Italia, il primo schema di certificazione per Project Manager (PM) è stato definito da KHC nel rispetto della norma ISO/IEC 17024:2012. Questa nuova certificazione si pone nella fascia alta delle certificazioni per project manager in quanto ha come prerequisito la conoscenza e la capacita di applicare uno standard di project management tramite una metodologia di project management. All’esame di certificazione si accede dimostrando un tutolo di studio, della esperienza e in alternativa il possesso di alcune delle certificazioni a lato di livello medio/alto, un Master Universitario in project management o di aver seguito un percorso formativo su una metodologia di project management preventivamente qualificato dall’OdG. (al momento la Metodologia TenStep).

Appena sarà pubblicata la norma UNI per la professione di Project Manager, lo schema di certificazione KHC Project Manager (PM) sarà sottoposto ad ACCREDIA e una volta approvato, avrà valore internazionale per effetto degli accordi EA citati sopra.

Suggerimenti e indicazioni conclusive

Il Project Management, sebbene maturo come sperimentazione, è più che mai vitale per il successo della gestione di qualsiasi iniziativa di cambiamento.
E’ in continua evoluzione perché nei prossimi anni la figura del Project Manager sarà sempre più richiesta e sarà coinvolta pesantemente nella gestione dell’impatto dei suoi progetti sull’ambiente, sul sociale. Il project manager dovrà preoccuparsi dei benefici dei suoi progetti sempre più in termini di business e non solo dal punto di vista tecnico.

La precarizzazione del lavoro dipendente a favore della libera professione comporterà una maggiore esigenza di certificazioni della professione (anche se tra quelle non regolamentate come previsto dalla legge 4/2013). Sempre più gente parlerà di project management, ecco perché l’elemento di distinzione diventerà la giusta certificazione delle persone unito alla giusta metodologia di project management condivisa. Che vinca il migliore!

 

Ultima modifica ilGiovedì, 18 Giugno 2015 08:52

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